SIGNOR GASPARRO, NON C’È POSTA PER LEI

Lungi da me l’idea di mettere in croce i postini (o portalettere che dir si voglia). Anzi. Lavoro improbo il loro. Di grande responsabilità, con ogni tipo di tempo e di temperatura. E molti di loro sono precari da una vita. Tre mesi di lavoro e poi a casa. Nemmeno il tempo di imparare le strade. Postini sempre di fretta. Con le loro preoccupazioni, i loro problemi. Ma ognuno di noi ha i suoi problemi.
Nel mio quartiere (via Scarnera e dintorni) abbiamo tutti un rapporto particolare, speciale con la posta. Diciamo un rapporto ad intermittenza, nel senso che ci sono dei periodi che di posta nemmeno l’ombra e d’un tratto un giorno arriva tutta in una volta. Chiedo scusa se vado sul personale ma è successo a me ciò che sto per raccontare.
Sapevo che erano state spedite delle lettere, cartoline e un invito, da prima di Natale. Arrivati all’Epifania, visto che non era ancora arrivato nulla a casa, telefono all’ufficio postale, parlo con un’impiegata che mi passa la portalettere addetta al mio rione che gentilmente mi fa: “Signor Gasparro c’è solamente una stampa, non c’è altro”. E a me che pensavo ad alta voce alle lettere che sapevo speditemi certamente, lei mi risponde: “Io porto tutto ciò che mi dicono di portare. Per oggi non c’è che una stampa. Domani vedremo”. Che volete che vi dica, sarà un caso, sarà un colpo di fortuna, ma il giorno dopo, alle otto di mattina, la portalettere era a casa per lasciare lettere, cartoline, inviti e… bollette da pagare. Beh quelle avrebbe fatto meglio a tenersele in ufficio.
Qualcuno può dare una spiegazione di quanto mi è successo?