Archivio Turiweb

La Voce del Paese – un network di idee

Attualità

VITO LOTITO, UN TURESE DIVENTATO “QUALCUNO”

vito_lotito_home

Vito Lotito, dirigente presso l’Aeroporto di Toronto Canada, turese emigrato 35 anni fa in Canada, ha annunciato ufficialmente di ritirarsi dal prestigioso incarico; la notizia è sulle news del Toronto Pearson Airport: “The Vice President, Human Resources and Administration, Mr. D. Vito Lotito, has announced his retirement, effective April 30, 2010″.

Di seguito vi proponiamo l’intervista che siamo riusciti a fargli tramite posta elettronica.

Signor Lotito, la ringrazio moltissimo per la possibilità che ci offre. Ho saputo che segue spesso il nostro network e questo ci fa estremamente piacere.

“Seguo il vostro network settimanalmente e lo trovo veramente informativo e qualitativamente ben coordinato. Mi diverto molto nel leggere “Occhiosalato”, complimenti! Ho anche seguito l’arrivo del carro di Sant’Oronzo in diretta”.

Partiamo da qualche anno fa. Cosa l’ha spinto a trasferirsi a Toronto? Ci racconti un po’ la sua esperienza.

“Sono arrivato a Toronto nel 1974, principalmente per perfezionare il mio inglese. Mi ero prefisso di rimanere 2 o 3 anni, ma, ahimè!, dopo 35 anni sono ancora qui. Sono sposato con una canadese, ho 3 figli e da poco sono diventato nonno”.

Qual’era il suo sogno, o i suoi sogni, nel cassetto? È riuscito a realizzarli tutti o ne ha ancora qualcuno?

“I sogni dei ragazzi di Turi degli anni ’60 e ’70 erano, in un certo senso, gli stessi dei ragazzi di oggi. Principalmente si sognava il benedetto posto di lavoro. Onestamente, oggi, il Sud Italia non è che sia tanto cambiato da quello di 30 o 40 anni fa. Certamente di moderno ci sono i telefonini, le macchine ecc., però i posti di lavoro sono molto pochi. Il clientelismo politico esiste ancora, la meritocrazia è poco presente e quelle poche imprenditorie, la maggior parte piccole e a conduzione familiare, non hanno grosse possibilità di crescita personale. Ecco perché è ancora presente il fenomeno migratorio dal Sud verso il Nord, o verso le altre Nazioni. Quando si decide di trasferirsi, inoltre, lo si fa inizialmente pensando che sarà temporaneo. Poi, con il passare del tempo, ti adatti al nuovo ambiente e decidi di restarci. Non mancano però momenti di nostalgia!”

Da ragazzo, ha mai immaginato di diventare una delle figure più importanti di un grande aeroporto internazionale come il GTAA?

“Personalmente mi ritengo una persona privilegiata per aver potuto lavorare per due grandi aziende per 35 anni. Il mio lavoro mi ha consentito di viaggiare, conoscere e confrontarmi con diverse realtà culturali e territoriali. È stato tutto bellissimo, però ho dovuto lavorare sodo e sacrificare spesso del tempo alla mia vita e alla mia famiglia. Non è molto facile dover fare circa 120 viaggi l’anno e stare lontano dalla famiglia 200-220 giorni l’anno. Non avevo modo neppure di conoscere i miei figli!

Lavorare in un grande aeroporto ha il suo fascino, ti mette ogni giorno a contatto con molte persone, però molto è cambiato dal quel famoso 11 settembre 2001!”

Ho letto che ha deciso di lasciare la poltrona di Vice Presidente Human Resources and Administration il 30 Aprile 2010. Cosa l’ha spinta a fare questa scelta?

“Le lascio alcune cifre: 50.000 dipendenti, 80.000 passeggeri, 1.200 decolli e atterraggi giornalieri. Dopo 15 anni di vicepresidenza, sento che è arrivata anche per me la fine di un ciclo, ed è importante riconoscerlo ed anticiparlo”.

Ha nostalgia dell’Italia? Dopo tutti questi anni trascorsi lontano dal Bel Paese, mi può dire un pregio ed un difetto della nostra Nazione?

“Sarà bello tornare più spesso in Italia, anche se l’Italia ha seri problemi sociali, strutturali, politici che la rendono lenta e non efficiente. Si potrebbe fare tanto, magari investendo un po’ di più nella Scuola e nell’Università d’eccellenza o nelle infrastrutture o nella sicurezza”.

Qual è il ricordo più bello di Turi che le è rimasto impresso nella mente e l’ha accompagnata in questi anni lontani dal suo paese natio?

“Turi è sempre un’isola e un porto pieno di affetti per me, a cui penso quasi tutti i giorni”.

Una riflessione su Turi?

“La nostra cara Turi, come pure l’Italia, deve avere il coraggio di proporsi e vagliare opportunità trasformatrici. Staticità vuol dire opportunità perse”.

Vuole aggiungere qualcosa?

“Auguro allo staff di Turiweb tanti Auguri di Buon Natale e Felice 2010”.

Nuova_immagine




Vito Lotito, dirigente presso l’Aeroporto di Toronto Canada, turese emigrato 35 anni fa in Canada, ha annunziato ufficialmente di ritirarsi dal prestigioso incarico; la notizia è sulle news del Toronto Pearson Airport: “The Vice President, Human Resources and Administration, Mr. D. Vito Lotito, has announced his retirement, effective April 30, 2010″.

Di seguito vi proponiamo l’intervista che siamo riusciti a fargli tramite posta elettronica.

Signor Lotito, la ringrazio moltissimo per la possibilità che ci offre. Ho saputo che segue spesso il nostro network e questo ci fa estremamente piacere.

“Seguo il vostro network settimanalmente e lo trovo veramente informativo e qualitativamente ben coordinato. Mi diverto molto nel leggere “Occhiosalato”, complimenti! Ho anche seguito l’arrivo del carro di Sant’Oronzo in diretta”.

Partiamo da qualche anno fa. Cosa l’ha spinto a trasferirsi a Toronto? Ci racconti un po’ la sua esperienza.

“Sono arrivato a Toronto nel 1974, principalmente per perfezionare il mio inglese. Mi ero prefisso di rimanere 2 o 3 anni, ma, ahimè!, dopo 35 anni sono ancora qui. Sono sposato con una canadese, ho 3 figli e da poco sono diventato nonno”.

Qual’era il suo sogno, o i suoi sogni, nel cassetto? È riuscito a realizzarli tutti o ne ha ancora qualcuno?

“I sogni dei ragazzi di Turi degli anni ’60 e ’70 erano, in un certo senso, gli stessi dei ragazzi di oggi. Principalmente si sognava il benedetto posto di lavoro. Onestamente, oggi, il Sud Italia non è che sia tanto cambiato da quello di 30 o 40 anni fa. Certamente di moderno ci sono i telefonini, le macchine ecc., però i posti di lavoro sono molto pochi. Il clientelismo politico esiste ancora, la meritocrazia è poco presente e quelle poche imprenditorie, la maggior parte piccole e a conduzione familiare, non hanno grosse possibilità di crescita personale. Ecco perché è ancora presente il fenomeno migratorio dal Sud verso il Nord, o verso le altre Nazioni. Quando si decide di trasferirsi, inoltre, lo si fa inizialmente pensando che sarà temporaneo. Poi, con il passare del tempo, ti adatti al nuovo ambiente e decidi di restarci. Non mancano però momenti di nostalgia!”

Da ragazzo, ha mai immaginato di diventare una delle figure più importanti di un grande aeroporto internazionale come il GTAA?

“Personalmente mi ritengo una persona privilegiata per aver potuto lavorare per due grandi aziende per 35 anni. Il mio lavoro mi ha consentito di viaggiare, conoscere e confrontarmi con diverse realtà culturali e territoriali. È stato tutto bellissimo, però ho dovuto lavorare sodo e sacrificare spesso del tempo alla mia vita e alla mia famiglia. Non è molto facile dover fare circa 120 viaggi l’anno e stare lontano dalla famiglia 200-220 giorni l’anno. Non avevo modo neppure di conoscere i miei figli!

Lavorare in un grande aeroporto ha il suo fascino, ti mette ogni giorno a contatto con molte persone, però molto è cambiato dal quel famoso 11 settembre 2001!”

Ho letto che ha deciso di lasciare la poltrona di Vice Presidente Human Resources and Administration il 30 Aprile 2010. Cosa l’ha spinta a fare questa scelta?

“Le lascio alcune cifre: 50.000 dipendenti, 80.000 passeggeri, 1.200 decolli e atterraggi giornalieri. Dopo 15 anni di vicepresidenza, sento che è arrivata anche per me la fine di un ciclo, ed è importante riconoscerlo ed anticiparlo”.

Ha nostalgia dell’Italia? Dopo tutti questi anni trascorsi lontano dal Bel Paese, mi può dire un pregio ed un difetto della nostra Nazione?

“Sarà bello tornare più spesso in Italia, anche se l’Italia ha seri problemi sociali, strutturali, politici che la rendono lenta e non efficiente. Si potrebbe fare tanto, magari investendo un po’ di più nella Scuola e nell’Università d’eccellenza o nelle infrastrutture o nella sicurezza”.

Qual è il ricordo più bello di Turi che le è rimasto impresso nella mente e l’ha accompagnata in questi anni lontani dal suo paese natio?

“Turi è sempre un’isola e un porto pieno di affetti per me, a cui penso quasi tutti i giorni”.

Una riflessione su Turi?

“La nostra cara Turi, come pure l’Italia, deve avere il coraggio di proporsi e vagliare opportunità trasformatrici. Staticità vuol dire opportunità perse”.

Vuole aggiungere qualcosa?

“Auguro allo staff di Turiweb tanti Auguri di Buon Natale e Felice 2010”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *