VACCINAZIONE SI, VACCINAZIONE NO
Salgono a 35 le persone che si sono rivolte all’ufficio igiene di via De Donato Giannini per vaccinarsi contro l’influenza di tipo A-H1N1 che sta contagiando a velocità impressionante, tanto da poter dire che siamo a pochi giorni dal ‘picco’.
Il pediatra Palasciano ci dice convinto che a questo punto le vaccinazioni non servono più, “perchè siamo in piena influenza e ci vogliono 15-20 giorni per formare gli anticorpi”. Il pediatra Angelo Compagnone invece, temendo una seconda ondata a marzo della malattia, è “per continuare a vaccinare”.
In questo periodo i pediatri sono in prima linea e visitano fino a 50 bambini al giorno. “Mai niente di simile negli ultimi 20 anni ma – assicurano – grosse complicazioni non ce ne sono: 3 o 4 giorni di febbre alta e qualche giorno di tosse secca stizzosa”. E’ un virus altamente contagioso e pare che in molti casi gli adulti non vengono toccati. Ma sentiamo il dottor Compagnone da noi interpellato tra una visita e l’altra alle 22 di sera. “Siamo forse nel momento clou della malattia che, per fortuna, è molto molto benigna e si risolve tutto senza particolari terapie. Sulle vaccinazioni, io sono per continuare a farle, per immunizzare i bambini in vista di un molto probabile secondo picco a marzo. Sarebbe utile una chiusura totale delle scuole”.
Solo 35 dosi fatte all’ufficio di igiene, chiediamo a Compagnoni una spiegazione. “Colpa dell’allarmismo esagerato intorno alla vaccinazione. Non esiste nessuna spiegazione possibile e logica per avere timore di questa vaccinazione per l’influenza ‘A’”. Ma se i bambini potessero essere vaccinati dai loro pediatri invece che da altri medici in ambienti diversi chissà forse sarebbero di più quelli che accetterebbero la vaccinazione. “Certo, perché il rapporto con il medico di famiglia è molto diverso da quello che si viene a creare presso l’ufficio igiene. Se aggiungiamo che si deve firmare la liberatoria che io non concepisco e che non ha senso, salgono i dubbi, i timori e le incertezze di chi porta i figli a vaccinarsi. E poi il consenso informato lo hai nel momento in cui la mamma ti porta il bambino”.
Il tampone faringeo è importante per la diagnosi? “Solo dal punto di vista statistico. Ci si accorge che è influenza suina, che io chiamo ‘la porcellina’, dall’osservazione clinica, dai sintomi e dall’evoluzione della malattia. Il bambino non ha niente tranne un arrossamento blando della faringe e febbre alta. L’80% dei malati attuali ha la ‘suina’. Peccato che la televisione faccia terrorismo, annunciando giornalmente il numero dei morti per l’influenza tipo A”.
