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IL CANCRO NON CI FA PAURA

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“Cancro non mi fai paura”. Fabio Salvatore ha conosciuto questo male personalmente, l’ha guardato in faccia, non si è mai rassegnato, l’ha affrontato a viso aperto, senza vergognarsene.

L’autore, romano, 33enne, ha presentato il suo libro nella suggestiva piazzetta di San Rocco, location futura per altri eventi a carattere culturale…o political-strumentale, è il caso di dirlo.

Hanno preso parte alla presentazione: Francesco Schittulli, presidente della Provincia di Bari, Vincenzo Gigantelli, sindaco di Turi, Antonio Tateo, assessore alla comunicazione, Onofrio Resta, assessore provinciale, l’europarlamentare Salvatore Tatarella. Avrebbe dovuto moderare il giornalista, Gianvito Cafaro, certo, ma con chi? Con quale controparte politica?

“Il cancro non va strumentalizzato politicamente” – aveva esordito Fabio Salvatore, che però, inspiegabilmente, a più riprese ha offerto ampio spazio alla politica con la “p” minuscola, attaccando l’attuale amministrazione regionale sulle inefficienze nell’ambito della sanità pubblica, puntando il dito contro Vendola e il sistema sanitario pubblico. Tutto questo con il beneplacito di Tatarella.

“In Puglia – ha fatto notare – il vaccino contro il tumore al collo dell’utero viene passato gratuitamente ai bambini al di sotto dei 12 anni, mentre in Basilicata fino a 15 anni non si paga”.

L’autore e l’europarlamentare Tatarella hanno annunciato, inoltre un nuovo progetto per la lotta al cancro a Metaponto, a voler dare una risposta chiara alle scelte scellerate della politica, ovviamente regionale: “non è per il politico – chiarisce Fabio riferendosi a Tatarella – ma per l’uomo straordinario che ho conosciuto…”.

Dopo la prima parte della serata, tutta a carattere political-sanitario, si parla finalmente delle trame del suo romanzo autobiografico. Abbiamo condiviso alcune questioni spinose sollevate dallo scrittore: è vero che la medicina ha certamente bisogno di un’operazione di forte umanizzazione; “bisogna umanizzare la malattia” -dice, vero è che il medico non può limitarsi nel ruolo di cinico burocrate, ma spingersi oltre, nel ruolo di psicologo; siamo anche d’accordo quando Salvatore esorta a sfatare il mito del cancro come male del secolo, incurabile e infame. Il cancro si può curare, le statistiche ci rassicurano. Ma quando potremo sfatare i falsi miti della sanità pubblica a misura di tutti e per tutti? Bisogna essere realisti.

La sanità pubblica in Italia è sorretta da poteri privati-istici che si esercitano e si autoalimentano all’interno del “sistema”. Non a caso si parla di “sistema”, un serbatoio potente di voti e consenso, di incarichi e nomine, di appalti e protesi. La sanità pubblica oggi non è mito, è diventata ormai leggenda. Quando prenderemo piena consapevolezza di questo sistema malato? E della “bassa” politica che ne fa strumento in ogni occasione e per tutte le occasioni?

Dura quindi, finché Fabio Salvatore sposta l’asse dell’attenzione dalla sua esperienza personale al tema delicato del diritto alla sanità: una parola troppo grossa, il “diritto”, per meritarsi delle disquisizione così  fumose, inconcludenti e vacue. Della malattia, tra l’altro sembra parlarne con frasi fatte.

Fabio Salvatore ha solo sfiorato in superficie il problema, una piaga che riguarda le istituzioni politiche e sanitarie del nostro Paese. Parlando di diritto alla sanità, Salvatore si perde in discorsi di circostanza, retorici, a forte impatto spiritual-emotivo di facile presa sul pubblico presente, che ovviamente si distrae, e forse pensa già alle prossime elezioni.

Cos’è allora il diritto alla sanità? Un diritto acquisito, cercato, conquistato, compromesso, votato, un diritto che di diritto ci appartiene? Il diritto alla sanità può fare i conti con la burocrazia da un lato, e con la negazione stessa del diritto dall’altro? Certa burocrazia può essere il paravento dietro il quale si nasconde il “sistema”?.

Fabio Salvatore ha frequentato troppi ospedali, ha girato l’Italia intera. Come tanti altri malati si sarà certamente imbattuto in percorsi burocratici, iter “di sistema” poco felici, più malvagi della malattia che colpisce. Avrà conosciuto tanta gente soffrire, non già per il male stesso, il cancro, bensì per i malesseri sociali del nostro secolo.

Forse dovremmo indagarlo meglio questo “sistema” sanitario; dovremmo ricercare nell’esperienza e nel percorso, o calvario a seconda dei casi, che accompagna il malato di cancro. Questo percorso implica delle continue relazioni e scambi tra malato e mondo che lo circonda, sistema sanitario e politico compresi. Tutto questo fa parte dell’esperienza personale del malato, che prescinde dalla sofferenza fisica e carnale.

Se Salvatore avesse voluto un dibattito (P)olitico serio, ci avrebbe offerto magari una carrellata di ospiti, personalità politiche bipartisan, tecnici del settore, addetti ai lavori, e magari avrebbe potuto invitare altri malati dalle esperienze personali differenti tra loro. Altrimenti, poteva pure limitarsi alla sua intensa e commovente esperienza personale, al suo rapporto con la malattia, senza scadere in attacchi strumentali e buttati lì. Quelli, meritavano altra sede.

Il cancro non ci fa paura. Il “sistema” sanitario? Quello si. Che questo triste periodo possa servirci a risvegliare le coscienze represse per restituire un’etica al sistema sanitario pubblico.

Di cancro si può vivere? Certo. E’ di questo sistema sanitario che non se ne può più.

 

 

 

 

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