OCCHIO SUI
Onofrio Resta. Ce l’ ha fatta. Ma, a questo punto, il meno è fatto. Ora bisognerà darsi da fare. La storia della bicicletta? Certo che la conosce! Comunque, si è dimostrato conoscitore di gente, cercatore di voti. Affettuosi. Cari. E già Biagio Elefante è lì che batte cassa. Vuole che entro un mese il ‘ suo’ Onofrio, per il quale si è speso in una campagna elettorale tutta a favore, dimostri con i fatti che si batterà per la Dop alla Ferrovia di Turi. La sua è stata una campagna elettorale semplice, porta-a-porta, casa-per-casa, ristorante-per-ristorante, a momenti anche spesosa, a volte dura, decisa, vincente-e-perdente. Sì, perdente, perché prendere a Turi meno voti di Tundo è dura da digerire. Lui che ha usato troppo il suo essere ‘un medico affermato’, per far breccia, per far voti. Ma perché i medici famosi devono diventare consiglieri provinciali? Glielo hanno ordinato altri medici più o meno famosi? O è tutto scritto nel libro intitolato “ Come diventare consigliere provinciale senza sapere quasi nulla di politica”? ( Praticamente, il libro da regalare a Schittulli). A seggi chiusi e, da consigliere provinciale, dovrebbe sorridere. Invece solo qualche sorriso a labbra serrate, col contagocce e di circostanza. La vittoria-sconfitta gli ha fatto sparire il sorriso, glielo ha spento sul nascere. E rilascia interviste al vetriolo. Ce l’ ha con Tundo, reo di averlo sconfitto in casa, reo di lesa maestà. Ultima annotazione. Onofrio Resta in una intervista, ha detto: “ Chi doveva perdere, ha perso”. Cortesemente, qualcuno lo avvisi che la campagna elettorale è finita.
Menico Coladonato. Entra all’ultimo minuto fra gli aspiranti ‘ provinciali’ e cerca di fare il gol in zona Cesarini. Invece fa autogol e combina danni. Danneggia Gianni Campanella, danneggia il Partito democratico, danneggia Sinistra democratica, danneggia Sinistra e libertà, danneggia Nichi Vendola. Perché allora si è candidato? Per una serie di motivazioni: crisi di astinenza da comizio, crisi di astinenza da palco, crisi di astinenza dei quattro-gatti che si sfidano per capire ciò che dice. E poi una sera decide di portarsi sul palco il ‘piazzista di parole’ Nico(la) De Grisantis. Stana dal ‘Regno dei dubbi’ Tina Resta, sempre troppo attenta, sempre-troppo-super-partes, sempre troppo-equidistante. (Fa a gara con Mimmo Leogrande a chi deve essere più equidistante). Una cosa è certa però, Menico riesce nell’impresa di ricompattare l’ Amministrazione De Grisantis. (Escluso Emilio. Forse). Intanto Lui che, per un mese si è travestito da SUPERMENico, dopo che si è contato e ri-contato, festeggia i suoi 337 voti. Vuoti. A perdere.
Angelo Genghi. Sono trascorsi 5 anni da quando si candidò alle provinciali. La colonnina delle percentuali resta lì: non si sollevava e non si solleva. Percentuale piatta. Telefona una sera da Putignano Palmina Nardelli: “Sono passata dalla piazza dove Genghi sta tenendo un comizio, non ci crederete ma c’è solo il suo accompagnatore. Per il resto piazza pulita”. Ma ci chiediamo. Genghi che parla a Putignano cosa dice? Va sul generico o si tuffa nei particolari? Comunque gliene ha dette 4 a tutti. Si è tolto lo sfizio di dirne 4 ma, non essendoci nessuno ad ascoltarlo, poteva dirne 5 o 6. Tanto… Alla fine della tornata elettorale dice di aver vinto. Anche lui!!! E soprattutto sottolinea che la sua è una vittoria politica.
Giuseppe Denovellis. Continua il suo percorso da destra verso il centro e, come tutti i centri che si rispettino, lo trova intasato come le strade di Turi durante la raccolta delle Ferrovie. Prende 377 voti a Turi. E’ un piccolo exploit. Ma lui resta nel centro-destra anche se ha preso le distanze dal Pdl e soprattutto dall’amministrazione Gigantelli. Per il carattere che ha è un uomo da opposizione, rende di più e meglio quando si oppone che quando amministra. Infatti lui quando è in Giunta non finisce mai il mandato: arrivato ad un certo punto ( ha una sopportabilità, una pazienza, un timer di circa 2 anni) o si dimette o si mette in condizione di “farsi dimettere”. E così, in un mandato amministrativo, fa una metà da assessore-amministratore e un’altra metà da oppositore-fiancheggiatore della minoranza. Diciamo, una vita politica ‘movimentata’.
Paolo Tundo. Che dire? E’ il vincitore morale delle provinciali. Si esalta in campagna elettorale dove dai palchi quando parla legge e, finalmente, si capisce tutto. Ma il massimo, Tundo lo dà nel rapporto a tu per tu, vis a vis, de visu, fàcce a fàcce, guancia a guancia. Molti voti li ha presi per sfinimento dell’interlocutore. “ Basta Paolo – lo supplicano – ti voto ma lasciami andare”. Siamo quasi al sequestro di persona. E’ il più determinato procacciatore di voti che abbiamo a Turi. Ci ricorda il primo Similuccio, diventato in seguito Simeone Maggiolini. In queste provinciali Tundo ci credeva e, se parte dell’Amministrazione non avesse fatto solo finta di aiutarlo, sarebbe a quest’ora consigliere provinciale. Ma Paolo, autentica macchina da voti, non si deprime. Va avanti per la sua strada che porta giusto giusto alla prossima volta.