LA VERA SFIDA DEL PD TURESE
Tutti affermano di credere fermamente nell’idea propugnata dal partito di Veltroni…pardòn!, di Franceschini. L’on. Ginefra si indigna per il repentino transito in maggioranza dell’Italia dei Valori, in cambio di un assessorato. “Parlerò di questa situazione, con Zazzera e Di Pietro”. Questa la promessa gravida di chissà quali possibili conseguenze, pronunciata dal parlamentare barese.
Non puo’ sfuggire il caso Putignano. Catia Caramia, componente il Coordinamento regionale del PD, maggior suffragato alle elezioni del 2004 dopo il Sindaco Gian Vincenzo Angelini De Miccolis, era vice-Sindaco. E’ stata estromessa dalla Giunta ed ha dato vita ad una lista autonoma di sinistra.
E che dire del collegio Acquaviva-Sammichele, in cui il candidato uscente, Marco Sportelli, Presidente del consiglio provinciale, viene sacrificato dal PD della sua stessa città natia, Sammichele di Bari, per far posto a Giovanni Tria, mentre Pistilli è alla sua terza ri-candidatura? E tutto questo, con il placet della Segreteria provinciale del PD, secondo cui le primarie non sono sempre necessarie. E’ sufficiente “il gradimento del 60% dei membri dei Coordinamenti cittadini per nominare un candidato”. Queste cose avvenivano nel Politburo, a Mosca.
In quell’assemblea abbiamo visto un Coordinatore cittadino, Pietro Salice, parlare come deve fare il capo di un partito di opposizione. Abbiamo visto proporre un’alternativa che non c’è. E’ cambiato qualcosa rispetto alla gestione Giuliani? Il PD è presente nella società turese con un progetto di città credibile? Lo scandalo vero è quello di una comunità che tira a campare con un Programma di Fabbricazione datato 1975.
E così, ripartono sistematicamente dal principio i processi di definizione del Piano Urbanistico Generale (PUG). Per non parlare della zona industriale. Esiste la cosìddetta zona PIP (Piano Insediamenti Produttivi)? Quale senso attribuire alla conferenza di servizi? Il problema non è di lana caprina. La politica deve fornire un indirizzo. Può farlo a patto che abbia in mente una strategia.
Se la politica non definisce regole certe, alla cui osservanza tutti sono tenuti, ognuno fa quel che crede. Se tutela l’interesse collettivo a scapito di quello privato mortifica l’iniziativa privata. Se, al contrario, imposta il rapporto con il mondo imprenditoriale valutando caso per caso, dal contratto sociale passiamo ai rapporti privatistici.
Nella conferenza stampa tenuta dalla minoranza consiliare, non è passata certo inosservata la presenza di parte importante del ceto imprenditoriale locale. l PD come si inserirà in tutto questo? Diverrà punto di riferimento di istanze legittime?
Cosa dice il PD in merito a quei cittadini non imprenditori che chiedono (o pretendono?) un cambio di destinazione d’uso di talune aree? La politica ha una funzione pedagogica, a volte. La gente ha bisogno di testimonianza, non più di retorica. Là dove non si può edificare perchè zona agricola, la norma va rispettata. E questo deve valere per Giunte di qualunque colore.
Perchè in questa comunità si edifica sulla superficie di fenomeni carsici? Argomento estremamente spinoso che meriterà più di un approfondimento.