SWAP: OGGI PAGHIAMO MOLTO MENO DI IERI, QUANDO IL TASSO ERA AL 5,7%
La questione del debito che il Comune di Turi ha contratto con i
cosiddetti “swap”, ossia la finanza derivata, è complessa. L’Assessore al
bilancio nella precedente Giunta De Grisantis, Menico Coladonato, ha fornito
una spiegazione quanto mai dettagliata sulle modalità che indussero
quell’Amministrazione a compiere un passo così azzardato.
Azzardo che, peraltro, è stato compiuto da Comuni come Napoli e
Milano. Tutti hanno creduto che si potessero rinegoziare i mutui e pagare
minori interessi. Non è stato così.
I tassi sono d’improvviso aumentati. La recessione mondiale ha
fatto il resto.
“Nonostante quanto accaduto, e che continuerà ad esplodere, noi
non siamo andati oltre quel 6%. Il tasso EURIBOR ha toccato, come punta
massima, il 5,3%”.
Un tasso pur sempre inferiore al tasso medio che pagava il
comune di Turi, rispetto ai mutui che sono stati, poi, rinegoziati. Coladonato
ci dice che, addirittura, oggi il problema è di assai minore rilevanza, visto
che il tasso è sceso al 4,2%.
“Che è ovviamente molto meno di quanto pagavamo noi, quando il
tasso medio degli interessi era al 5,7%”. Una riflessione, a questo punto,
tuttavia, si impone.
E’ vero. Il tasso è sceso.
Tuttavia, è un valore, in ogni caso, superiore a quello
preventivato e, soprattutto, contrattato con la banca dal Comune. Questo
implica che un Comune, quando redige un bilancio di previsione ad inizio anno,
prevede quali saranno le spese per interessi sui mutui contratti.
Se le previsioni sono di un tasso sufficientemente costante,
un’Amministrazione si rende conto di potere risparmiare rispetto a ciò che,
comunque, versava in precedenza. Quel risparmio potrebbe essere reinvestito,
che so, in spesa corrente, ossia per un migliore funzionamento della macchina
amministrativa o in fiere e sagre, tanto per citare qualche esempio banale.
Quella Giunta non ha fatto i conti, però, con la possibilità che
quel tasso possa schizzare d’improvviso verso l’alto. A quel punto, le previsioni
di un risparmio vengono meno.
Ci si trova di fronte ad un improvviso debito fuori di quel
bilancio di previsione.
Ossia, si sfora comunque sui conti. “Assolutamente no” – replica
deciso Coladonato – “Nel bilancio di previsione si opera una stima. In genere,
la si approva a fine anno. Poi, magari, viene approvata nel corso dei primi
mesi dell’anno successivo. In corso d’anno, si può sempre rettificare”.
Quindi, se un’Amministrazione, ad esempio, stima che il costo
della bolletta elettrica per tutti gli immobili comunali raggiunge, mese dopo
mese, un certo valore. Ha un determinato andamento.
Nessuno può prevedere quale andamento potrà assumere la curva
del prezzo del petrolio. “In corso d’anno, c’è la manovra di riequilibrio di
bilancio ovvero di assestamento o, ancora, con delle variazioni urgenti di
bilancio si opera un adeguamento. Ma non si tratta di un debito fuori
bilancio”.
E se il prezzo di un barile di greggio dovesse scendere da
caso, le stime cautelative, prudenziali effettuate in relazione ai costi di
gestione delle utenze possono anche subire in corso d’anno delle variazioni al
ribasso. Questo è presumibile sia accaduto un po’ a tutti i Comuni, Turi
compreso.
In sede di riequilibrio o nel corso della manovra di
assestamento di bilancio, ci conferma ancora Coladonato, l’Assessore al
bilancio, con il Responsabile di Ragioneria, provvederà a destinare in maniera
diversa le somme che cautelativamente erano state poste a disposizione per
coprire una determinata spesa. Risorse che serviranno a coprire altre spese. Un
contratto di swap prevede, inoltre, una polizza assicurativa. E questa presenta
alcune clausole. Vedremo cosa ci dirà nel merito l’ex Assessore.