DOP O IGP? QUESTO, L”AMLETICO DILEMMA
DOP
o IGP? Questo, l’amletico interrogativo risuonato in Aula consiliare, non più
tardi di qualche sera fa, dinanzi ad una folta platea composta da un centinaio
circa di agricoltori, una parte soltanto delle centinaia di proprietari
terrieri più o meno grandi di questa comunità. L’assemblea cittadina era stata
convocata dall’Assessore all’Agricoltura
sollecitazione dell’Assessore all’Agricoltura, Anna Paladino, e dei dirigenti
l’ufficio agricoltura della Provincia. Entro il 9 dicembre il Comune di Turi
deve decidere. La ciliegia, suo prodotto agricolo più importante e prestigioso
nel mondo, deve essere annoverata come Denominazione di Origine Protetta (DOP)?
Oppure come Indicazione Geografica
Protetta (IGP)? Del resto, circa 400 proprietari si sono uniti per dare vita
alla DOP, qualche tempo fa. Li rappresenta, Biagio Elefante. Tutta la
documentazione è stata da tempo inviata a Roma, presso il Ministero delle
Politiche agricole. E da Roma, sembra abbiano fermato tutto, per qualche vizio
procedurale la cui natura non sarebbe nota. La proposta di una DOP, peraltro, è
il frutto di vere e proprie battaglie condotte dagli agricoltori.
L’ASSESSORE
Oggi,
le autorità politiche nazionali e provinciali spingono per questa nuova strada,
l’IGP. L’Assessore Valentini, in Aula, ha più volte ribadito il suo desiderio
di non interferire nelle volontà dell’assemblea, quella sera. Insomma, il mondo
agricolo decida liberamente e senza pressioni. A dire il vero, quella
dell’Assessore è parsa una posizione a tratti pilatesca, in alcuni momenti
disinteressata (ma non un amministratore?), in altri momenti a corto di dee e
proposte che non fossero quelle divaricanti esistenti sul tavolo. E’ auspicabile
che un’Amministrazione abbia proprie idee, proprie visioni, che sia in grado di
recepire le istanze e trasmetterle ai livelli gerarchicamente superiori. Il
ruolo svolto dall’Assessore è parso più notarile che politicamente rilevante.
Insomma, decidete e fate presto. Qualunque sia la vostra decisione. Purché si decida
e si comunichi l’esito della deliberazione a Bari, al più presto. E se si
sceglie IGP, è meglio. Il Comune si limiterebbe ad una semplice presa d’atto. L’atmosfera
che si respirava era tipica delle situazioni in cui dall’alto qualcuno spinge
un veliero in una certa direzione. In questo caso, verso l’IGP.
DIFFERENZE TRA DOP
E IGP
Ed
i motivi sono emersi, pian piano, nel corso dell’assemblea e delle
dichiarazioni rese al nostro taccuino da rappresentanti delle organizzazioni
del mondo agricolo e proprietari terrieri. Cosa cambia, in rapporto a tale
decisione? E perché, nel corso di quell’assemblea, a tratti infuocata, accanto
a molti che intendono percorrere
che hanno chiesto di difendere la DOP?
riferimento ad un prodotto agricolo tipico di una determinata area geografica.
La sua tipicità è legata esclusivamente alle caratteristiche climatiche e
geografiche della zona. Ad esempio, la ciliegia “ferrovia” nasce con quelle
caratteristiche solo ed esclusivamente in questo Comune. Se ci spostiamo nella
vicina Sammichele, tanto per citare un esempio, la stessa varietà ha
caratteristiche qualitative e quantitative differenti rispetto a quella turese.
Insomma, un prodotto tipico, unico nel suo genere. Proviene da un’area
geografica ben delimitata. Ne connota l’identità, anche culturale. Parliamo,
infatti, di civiltà contadina, ma anche di economia locale. Parliamo di fattori
economici, ma anche di capitale umano che costruisce la ricchezza di un
territorio.
Geografica
“Origine”. Ossia, non fa riferimento al prodotto tipico in quanto proveniente
da un determinato luogo. Si parla più genericamente di area geografica. In
questo caso,
di terra di Bari”. Al suo interno, dovrebbe esservi quella di Turi accanto ad
altre varietà forse meno nobili.
UNA PERDITA
D’IDENTITA’?
Quindi,
il problema è che la specificità turese si diluirebbe in quella della intera
provincia. Il consumatore acquisterebbe la ciliegia di terra di Bari, non più
quella di Turi. E quella ciliegia sarà di Andria, Alberobello, anche di Turi. E
siccome la varietà turese è la più richiesta, c’è il rischio che a fregiarsi
del marchio di qualità siano ciliegie di scarso valore. Gli agricoltori si
sentono defraudati. Una sorta di alienazione produttiva ed economica li farebbe
sentire non più protagonisti nel mercato in cui circola un prodotto della
propria terra. Ma l’aspetto inquietante è un altro. La DOP prevede l’esistenza
di un prodotto di quel territorio, ben riconosciuto in tutte le diverse fasi,
dalla produzione alla trasformazione sino ad eventuali elaborazioni. Tutto si
verifica in quel luogo. Nella IGP, invece, è sufficiente che anche una sola
delle diverse fasi di lavorazione suddette si verifichi fuori zona perché quel
prodotto faccia parte della IGP. Quindi, potrebbe accadere che la ciliegia
“ferrovia” è prodotta, lavorata e trasformata a Turi, con manodopera turese.
Poi, viene venduta ad Altamura come ciliegia di terra di Bari, per il solo
fatto che una azienda altamurana si è introdotta nella filiera, con una propria
impresa locale che produce imballaggi oppure barattoli per confetture di
marmellata di ciliegie. Stiamo facendo degli esempi, ovvio. Tutto questo è il
risultato pratico, concreto della globalizzazione.
UMORI IN AULA
CONSILIARE…E FUORI
Il
dott. Nigro, della Coldiretti provinciale, ha difeso l’IGP, asserendo che “per
il marchio stanno chiudendo il discorso a Bruxelles. Siamo pronti per
l’etichettatura e a Bruxelles vogliono sapere quale marchio apporre”. Il
marchio “ciliegia di terra di Bari” sarebbe il più probabile. Restare fuori
dalla IGP e intestardirsi per il marchio DOP, per Nigro, è miopia. Significa
competere con i giganti della produzione. Come potrà la ciliegia di Turi reggere
la gara economica nel confronto con le altre varietà di ciliegia disseminate
sul territorio pugliese le quali, per giunta, si sono consorziate e faranno
cartello unico? Questo, l’argomento più seducente a favore della IGP. “Il commerciante
di ciliegie di Turi” – è ancora Nigro a parlare – “anche scegliendo la DOP sarà
comunque costretto ad acquistare ciliegie di Poggiorsini ed a mescolare il
proprio prodotto con quello di altri Comuni pur di vendere il proprio”. A
contrapporsi a tale visione, sono gli antagonisti del sistema, a cominciare da
Biagio Elefante e Giovanni Miccolis presente in assemblea e fortemente
polemico. “Un’assemblea di ben 400 produttori cerasicoli ha sottoscritto la DOP
turese. Abbiamo bisogno di sapere perché si è fermato l’iter procedurale della
pratica. L’Assessore non può stasera venirci a dire che non ne conosce le
motivazioni. La verità è che Turi non ha politici forti in grado di battere i
pugni sul tavolo a Bari”. Così si esprimeva uno dei produttori. A margine
dell’assemblea, quando gli abbiamo chiesto le reali motivazioni della battuta
d’arresto subita dalla DOP, ci ha detto che molti produttori del nord barese,
che non hanno ciliegie di qualità pregiata come quella turese, spingono in
favore della IGP. Magari con l’appoggio determinante di politici regionali e
nazionali. Insomma, lobby cerasicole? E’ questo che pensa il presidente della
DOP ciliegia di Turi, Biagio Elefante, da noi ascoltato subito dopo essere
scesi dal Municipio. Ci ha riferito che l’Assessore Valentini è egli stesso un
dipendente della Provincia. Avrebbe uno stretto legame con i suoi dirigenti
d’ufficio. Secondo Elefante, pur di compiacere ai suoi diretti superiori,
l’Assessore starebbe lentamente indirizzando verso
Elefante, sarebbe semplicemente un favore reso ad alcuni produttori della zona
dei trulli, in accordo con grandi aziende del settore, come
la decisione assunta è stata quella di dare vita ad un Comitato che si recherà
a Roma nei prossimi giorni per chiedere al Ministro perché
una battuta d’arresto.
EVVIVA LA
GLOBALIZZAZIONE
La
vicenda non termina certo qui, come si può bene immaginare. Una cosa è certa.
Esistono dei potentati legati alla industria della trasformazione dei prodotti
agricoli che spingono verso la nascita di un unico mercato globale. In esso, un
prodotto di qualità pregiata varrà quanto uno di qualità scadente. Un mercato
nel quale l’identità dei singoli territori varrà quanto il due di briscola.
Insomma, una agricoltura uguale a sé stessa in ogni parte del pianeta. Con
buona pace della storia, della cultura e della identità dei singoli territori.
Qualcuno sta pensando cosa proporre a tutti i consumatori della Terra. Qualcuno
intende stabilire cosa dobbiamo mangiare e a quali prezzi. Significherà, forse,
ridurre le potenzialità economiche di singoli territori, sacrificandoli in
favore della globalizzazione. Significherà ridurre le coltivazioni tipiche dei
singoli paesi. Tradire la propria stessa identità.