FIORENTE: “NON PARLIAMO SEMPRE DI MORO”
Turi – Ringrazio innanzitutto la vostra Redazione, e in
particolar modo il corrispondente locale Claudio Spada, per lo spazio e
l’attenzione che mostrate nei miei confronti, pubblicando puntualmente le mie
comunicazioni. Mi rammarico di aver conosciuto da poco il vostro giornale
Quotidiano che riesce a dedicarmi uno spazio ogni qualvolta ho da dire la mia,
in qualità di cittadino italiano. Attualmente sono pensionato; nella vita ho
lavorato come pittore e “intonachista”, sin dall’età di 12 anni. Per aiutare la
famiglia non ho continuato gli studi dopo la quarta elementare. La quinta l’ho
presa frequentando corsi serali, e potei fare la domanda per lavorare come
agente penitenziario. Così, dal 1963, per quattro anni lavorai nel carcere di
Turi. tuttavia, non mi sento meno capace di chi ha avuto la possibilità nella
vita di poter continuare gli studi. Io, nel mio piccolo, ho cercato di
acculturarmi: nel tempo libero ho sempre letto. Cominciai leggendo fumetti, e
sono arrivato a leggere libri di Montalenni, libri di importanti politici. In
tutti questi anni ho raccolto tanti libri da farmi invidiare dal Sindacato. Ho
anche fatto la domanda per partecipare al programma “Rischiatutto” si Mike
Bongiorno e a “Ferma la Musica”, il programma radiofonico di Corrado.
Partecipai alle selezioni ma agli ultimi passaggi fui scartato entrambe le
volte. Nel 2002 ho messo su una lista elettorale candidandomi come Sindaco di
Turi, col simbolo di Rifondazione Comunista. Spesi poco. La lista era
decisamente minoritaria. Non avevo molte speranze. Ma ho voluto fare questo
sacrificio di ottocento mila lire per poter tenere alto il nome del partito nel
mio paese. Quello stesso anno ho scritto anche un libro, e attualmente sto
mettendo insieme il materiale per scriverne un secondo.
Dicendo questo non voglio fare la storia della mia vita.
Voglio dire che con la mia cultura politica posso permettermi ogni tanto di
dire qualcosa riguardo la politica attuale e passata.
Non mi va che a Turi di parli sempre di Moro perché c’è una
lapide fatta incidere dal ignor Simeone Maggiolini, democristiano come l’On. Aldo
Moro. Tutti sanno che in questi giorni si è discusso parecchio prima di
dedicare alla figura dello statista l’Ateneo di Bari.
Io ho rispetto, e ho rispettato, Aldo Moro, pur essendo
comunista. Non dimentico il Compromesso storico che egli voleva metter su
insieme al P.C. per questo è stato ucciso dalle Brigate Rosse. Queste ultime
volevano la liberazione di certi compagni rinchiusi in galera. I responsabili
della sua uccisione, quindi, erano all’interno del suo stesso partito.
Evidentemente preferivano liberarsene perché la pensavano diversamente da Lui.
I suoi alleati non erano d’accordo sul compromesso con i comunisti, e di
conseguenza lo abbandonarono. Infatti, Moro, in una sua lettera, forse l’unica,
prima di morire, chiese espressamente che nessuno del suo partito partecipasse
al suo funerale.
Ora mi chiedo: come mai per un semplice consigliere comunale
di Napoli, Ciro Cirillo, anch’egli della Demoscristiano, rapito, si scomodarono
per la sua liberazione sindaci e politici? Andarono perfino in carcere, a
chiedere a Raffaele Cutolo, capo della camorra napoletana di allora, di
liberarlo in cambio di qualche “favore” a Napoli. In conclusione, si ebbe la
liberazione di Cirillo.
Come mai per un “semplice” consigliere si mobilitò una
simile squadra di persone e per il Presidente Moro nessuno? Senza nulla
togliere all’operato dello statista, mi permetto di aggiungere che per mano
della mafia sono state uccise molte altre persone. ne cito qualcuno: Falcone,
Borsellino, Pio La Torre, tantissimi poliziotti e carabinieri. Alle famiglie di
queste persone sono rimaste solo le medaglie alla memoria e al valore. Ma con
le medaglie non si mangia! Con questo voglio dire che, oltre a Moro, dovrebbero
essere ricordato più degnamente anche tutti questi servitori dello Stato. nel
90/91, riuscii a raccogliere 174 firme, a sottoscrivere una richiesta formale
che consegnai al Comune, e riuscii a far intitolare la piazza della Stazione a
Giovanni Falcone, ancora oggi ad egli dedicata (nella foto che vi ho mandato in
allegato, ci sono io durante l’inaugurazione della stessa), ed una strada alla
sua Scorta. Su due lapidi di marmo sono incisi i loro nomi. Per Borsellino non
c’è ancora nessuna targa o strada intitolata. Mi piacerebbe avere l’indirizzo
della famiglia Falcone per poter scrivere due righe…