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Ex Polveriera, comincia la riqualificazione

Alcuni giorni fa sono iniziati i lavori di bonifica del sito inquinato denominato “ex Polveriera”, ubicato nel Comune di Turi lungo la Strada Provinciale 58 Sammichele – Putignano.

Il problema della Polveriera è cominciato nel 2002. Nonostante l’esistenza della legge 257/92 “Norme per la cessazione dell’uso dell’amianto”, i censimenti dell’amianto in molte regioni d’Italia sono stati fatti in maniera superficiale e non dettagliata. È stato importante l’interessamento dell’AEA, Associazione Esposti Amianto, presieduta dal dott. Vito Totire, la quale si è attivata nel territorio per monitorare i siti dove era presente amianto e controllare le situazioni di rischio. Nell’area della ex Polveriera, 100 ettari di territorio con alcuni capannoni al suo interno, venne rilevata la presenza di cemento amianto in condizioni di assoluto degrado, inoltre furono ritrovati a terra numerosi frammenti di coperture in “Eternit”. All’inizio del 2002, l’AEA ha segnalato il problema alle autorità competenti, compresa la Procura della Repubblica. L’esposto evidenziava il bisogno urgente di un intervento di monitoraggio e soprattutto di bonifica dell’area in questione.

Purtroppo i tempi burocratici eccessivamente lunghi obbligarono ad aspettare un anno per l’emissione dell’ordinanza sindacale, emessa dal sindaco di allora dott Nicola De Grisantis, in cui il Comune di Turi richiedeva al Ministero delle Finanze – Direzione generale del Demanio, proprietario del sito, di provvedere alla messa in sicurezza del sito stesso e alle successive operazioni di bonifica e ripristino ambientale dell’intera area. Le analisi vennero effettuate dal Presidio Multizonale di Prevenzione. Il PMP monitorò con precisione l’entità del rischio, che si dimostrò, purtroppo, essere molto alto. Infatti, oltre alla presenza di cemento amianto frantumato, si determinò la presenza all’interno della struttura di amianto friabile, ancor più pericoloso del cemento amianto. Molto probabilmente si trattava di crocidolite, cioè amianto blu, ancor più aggressivo di quello bianco, detto anche crisotilo, fermo restando che entrambi sono cancerogeni. La pericolosità veniva inoltre aggravata dal fatto che l’amianto degradato si trovava in uno stato di friabilizzazione, con la possibilità concreta quindi di disperdersi nell’aria.

I lavori sono stati assegnati con un appalto indetto dall’Agenzia del Demanio all’impresa “Giotta srl – Servizi ecologici” di Putignano. I lavori si svolgeranno come segue: verrà effettuato  il decespugliamento e l’eliminazione della vegetazione che ricopre il sito, si procederà alla decorticazione delle zone interessate dai frammenti fino alla profondità di almeno 10 cm,

successivamente l’area verrà ispezionata alla ricerca di un’eventuale presenza di materiali contenenti amianto che verranno rimossi, la polvere residua verrà aspirata e si procederà al lavaggio dei pavimenti, all’asportazione manuale di tutte le lastre in fibrocemento e alla ripulitura dei vasconi dalle bottiglie in plastica e dal terreno accumulatosi. A fine lavoro si procederà allo smaltimento dei rifiuti raccolti, costituiti da frammenti, lastre frammentate, terreno, polveri e fanghi, secondo le prescrizioni di legge con particolari automezzi dedicati al trasporto di materiali speciali. Verrà verificata l’avvenuta bonifica attraverso un controllo post-operam, campionando e analizzando il terreno. L’area non è accessibile ai non addetti, infatti i lavori sono svolti da cinque uomini specializzati della ditta Giotta srl, i quali sono in possesso di un patentino che attesta le conoscenze in materia di igiene ambientale. Particolari le uniformi da lavoro utilizzate da questi operai, in grado di proteggerli ed isolarli da eventuali contatti diretti con l’amianto. Inoltre ognuno di loro possiede una apparecchiatura che monitora l’aria in cui si muovono. A termine della giornata, il filtro contenuto in queste apparecchiature viene inviato ad un laboratorio che analizza le particelle di amianto contenute nell’aria. In questo modo si controlla giorno dopo giorno l’impatto ambientale che la struttura ha provocato alle zone circostanti. Ci si augura che alla fine dei lavori l’area possa essere destinata ad un uso naturalistico, magari attraverso la trasformazione in un’area boschiva fruibile al pubblico.

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