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UNO DEGLI ULTIMI COMBATTENTI: MODESTO SUSCA

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Davanti alla sezione combattenti di via XX Settembre, incontro Susca Modesto (u margialiste), di Nicola e Domenica Bellantuomo, classe 1920, che chiacchuera con Donato Di Fino (la quaggiarèdde).

Mi chiede di una foto che gli scattai tempo fa in villa un foto che lo ritrae con Peppine “jalma longhe” e Alberto Lenato, e mi fa vedere una foto del 1989 (sopra): è il 4 novembre; sono i reduci ex combattenti davanti al Milite Ignoto a Turi in piazza A. Moro; la maggior parte degli uomini ritratti sono ora “assenti”. Io invito Modesto a casa mia per farmi raccontare i suoi ricordi del periodo militare:

“Nel 1940 partii per la leva; dal Distretto mi destinarono a Carbonara per far la guardia ai prigionieri inglesi. Poi fui mandato a Nettuno, per il corso di addestramento per la contraerea; lì conobbi Mussolini, Badoglio e il Re; dopo 40 giorni, la prova di fuoco del 187 Fanteria contraerea; fui destinato a Genova al Forte della Crocetta, un’altura che vigilava sull’Ansaldo e dove erano collocate poche vecchie batterie da 75 millimetri da 5-6 Km di gittata. Il rancio faceva schifo, una pagnottella ed un po’ di riso, e con altri commilitoni siciliani ci portammo al Comando dove ci accolse il colonnello a cui riferimmo che ogni notte rubavamo le castagne per procurare il vomito ed andare in infermeria. Il giorno dopo, al rientro, fummo messi in cella (la tenda) fino a quando venne il Colonnello, che appurò quanto avevamo denunciato e al capitano Viezzoli tolse un mese di sale (paga) e dette un trasferimento ignoto.

Arrivò il ’42 , avevamo l’ordine di non sparare, e gli inglesi con i ricognitori incominciarono a spararci addosso; il capitano, barese, con pistola in mano “prima i ricognitori e adesso arriveranno i bombardieri, tornate ai pezzi“ e poi dette l’ordine di sparare: “137, 138….fuoco, 142, 143, che puntava verso S Remo,… fuoco”; colpimmo 3 aerei; e gli inglesi rasero la stazione a Brignole, il porto rimase “acceso notte e giorno” per le bombe incendiarie.1

Subito dopo era Natale, le ragazze andavano in minigonna e noi con i pantaloni tremavamo di freddo.

Ebbi insieme ai compagni un riconoscimento al valore militare; avevo l’ernia e mi ricoverarono in ospedale; poi ebbi una settimana di convalescenza a casa, e subito dopo fui trasferito a Fabrica di Roma (VT). Di qui, 15 giorni stetti a Velletri e poi a Soriano; qui arrivò l’ordine di difendere il ponte di Bassano in Teverina; siamo a giugno del ’43, di notte si chiudeva il ponte e si falciava il grano. Poi, alcuni aerei da caccia italiani con bombe a catena spezzarono i binari della ferrovia cosicché, dopo l’armistizio messi gli abiti civili, fui costretto a rimanere a Soriano fino al 1945 a lavorare presso una masseria.

Su di un camion raggiunsi Foggia, dove presi un treno merci, carico di mezzi devastati, per Bari dove arrivammo a mezzanotte; qui, alla stazione di Mungivacca dormii sui carri bestiami; a piedi a Carbonara, dove un trainiere che doveva raggiungere Gioia mi dette un passaggio fino a Casamassima; alla Difesa poi Ronzine l’urscje nuève, appena mi vide mi fece lavorare; così arrivai a casa la sera tardi; mio padre mi aprì sorpreso e preoccupato; la mattina andai alla stazione dei CC e il maresciallo mi voleva rimandare al Comando; la mattina dopo andai all’Ospedale militare, mi presentai come 187 fanteria contraerea da Genova e ricevetti il congedo. Tornai a Turi e pensai a sposarmi; avevo una matrigna con la quale non andavo d’accordo. Ho avuto un figlio dalla prima moglie e 4 dalla seconda che ho perso un anno fa.”

È già suonato mezzogiorno e, dopo aver fatto gustato dello cherry col primitivo, lo accompagno a casa in via tenente Gasparro 24, dove l’attende la figlia per il pranzo.

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Dopo il pesante attacco navale eseguito il 9 febbraio del 1941 contro il capoluogo ligure da una squadra della Royal Navy, il Gabinetto di Guerra britannico affidò al Bomber Command del generale Sir Arthur Harris (strenuo teorico dei bombardamenti terroristici, o cosiddetti “a tappeto”, sulle città nemiche) il compito di radere al suolo Genova e gli altri centri della penisola, in modo da annichilire la volontà di resistenza della popolazione italiana, già piegata dai rigori delle restrizioni belliche.

Nell’ambito della cosiddetta “Offensiva Aerea di Autunno” del 1942, il Bomber Command pianificò una serie di pesanti bombardamenti da effettuarsi su tre specifici obiettivi: Torino, Milano e Genova.

Il primo attacco contro capoluogo ligure venne sferrato tra il 22 e il 23 ottobre da 100 (su 112 inviati) quadrimotori britannici che disseminarono sul porto e sul nucleo urbano 180 tonnellate di bombe, senza subire alcuna perdita da parte della debole contraerea E la notte seguente, altri 95 apparecchi (su 122 inviati) sganciarono 166 tonnellate di ordigni e spezzoni incendiari, contro la perdita di tre di essi, abbattuti dalla contraerea. L’incursione provocò parecchie centinaia di morti, trecentocinquantaquattro dei quali deceduti nella ressa che ebbe luogo nel rifugio della galleria delle Grazie, a Porta Soprana. Dopo una breve pausa, Genova subì altri quattro attacchi in breve successione. Tra il 6 e il 7 novembre, 65 apparecchi (su 73 inviati) mollarono sul capoluogo 115 tonnellate di esplosivi contro la perdita di 2 incursori. Mentre la notte seguente ben 143 aerei della RAF (su 176 inviati) martellarono la Superba con 242 tonnellate di bombe dirompenti e spezzoni incendiari alla termite. La contraerea sparò all’impazzata fino quasi all’esaurimento delle munizioni, riuscendo ad abbattere soltanto 4 apparecchi.

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