AL CENTRO STUDI, LE DONNE NEL RISORGIMENTO


Uno sguardo al Risorgimento, osservato e analizzato attraverso l’opera non degli eroi che si leggono classicamente sui libri, bensì di donne che, spesso illetterate, alcune volte cacciate o punite, sono state le coprotagoniste del processo di indipendenza della nostra penisola. Non solo madri o mogli, ma donne che hanno preso consapevolezza della loro identità, del loro ruolo, non solo matrimoniale, della propria capacità.
“Patriote del Risorgimento” verso le quali, solo dal centenario dell’Unità d’Italia, si è iniziato ad indagare. Studi e ricerche hanno portato a comprendere come maggiore consapevolezza sia derivata dalla scia delle rivoluzioni, prima americana, poi francese che portò le donne della penisola ad essere prese da un comune senso di appartenenza ad una società e volontà di farne parte. “Pretendiamo di non essere inferiori: di conseguenza, pretendiamo di essere considerate pari agli uomini” – così si legge in un antico documento del 1797 di un’anonima veneziana. Da nord a sud, un susseguirsi di nomi, come Eleonora marchesa de Fonseca Pimentel, “madre della patria” nel napoletano, Contessa di Castiglione o Cristina Trivulzio di Belgiojoso. Pugliesi sono Maddalena Vectini di Noci, Anna Teresa Stella di Fasano, Donna Maria Pizzoli, Maria Nuzzolese di Trani, Vincenza Spadaccini di Lecce, Rosa Brunetti di Gravina, la Principessa Caracciolo di Altamura, le 40 monache di clausura o Francesca De Carolis. Tutte donne che solo in pochi conoscono, che difficilmente si leggono sui libri di storia, ma che per le loro azioni hanno dato la vita ed hanno preso parte alla scrittura del nostro futuro.