La resistenza partigiana
La Resistenza partigiana
Il ritorno alla libertà e alla lotta
Sandro Pertini e Giuseppe Saragat in una foto del 1979
Riacquistò la libertà solo il 7 agosto 1943 per riprendere subito la lotta antifascista, partecipando a Roma, quel tragico 8 settembre dello stesso anno, ai combattimenti contro i tedeschi a Porta San Paolo, insieme a Luigi Longo, Emilio Lussu e Giuliano Vassalli.
Assieme a Ugo La Malfa fu strenue oppositore della svolta di Salerno rispetto alla pregiudiziale repubblicana.[3]
Venne catturato dalle SS, assieme a Giuseppe Saragat, e fu condannato a morte per la sua attività partigiana, ma la sentenza non venne eseguita grazie all’azione di un gruppo partigiano dei GAP che, il 24 gennaio 1944, permise la loro fuga durante la loro detenzione nel carcere di Regina Coeli. Da Roma si diresse a Milano per partecipare attivamente alla Resistenza come membro del CLNAI e con l’intento politico di riorganizzare il partito socialista.
Nel luglio 1944, dopo la liberazione di Roma, venne richiamato da Nenni al rientro nella capitale. Gli ordini furono di mettersi in contatto, a Genova, con il monarchico Edgardo Sogno che lo avrebbe messo in contatto con gli alleati per farlo rientrare a Roma con un volo dalla Corsica. La situazione si complicò: arrivato a Genova non trovò il mezzo natante per raggiungere la Corsica, quindi convenne con Sogno sull’opportunità di attivarsi in tal senso.
Pertini, il quale aveva contatti con i partigiani della Spezia, partì con l’intento di trovare nella città ligure il mezzo adatto per il loro viaggio. E così fu, ma occorreva aspettare qualche giorno. Tornò a Genova ma venne a sapere che Sogno aveva già trovato un motoscafo ed era partito con altre persone per la Corsica lasciandolo al suo destino. Pertini si trovò quindi abbandonato, in territorio occupato, con una condanna a morte pendente e, nella sua Liguria, facilmente riconoscibile, con l’ordine di rientrare a Roma. Decise di riparare nuovamente alla Spezia per cercare comunque di raggiungere la capitale e, ottenuto un lasciapassare per raggiungere Prato, raggiunse Firenze a piedi, in solitaria.
A Firenze si mise in contatto con il professore Gaetano Pieraccini, nel suo studio di via Cavour, grazie al quale riuscì a trovare rifugio in via Ghibellina. L’11 agosto prese parte agli scontri per la liberazione della città, organizzando l’azione del partito socialista e la stampa delle prime copie dell’Avanti!.
Il rientro al nord e la liberazione di Milano
Il documento falso usato da Pertini durante la Resistenza
Arrivato a Roma capì presto che la sua presenza era inutile e quindi manifestò l’intenzione di tornare al nord, dove era il segretario del partito socialista per tutta l’Italia occupata e faceva parte del Comitato di Liberazione Alta Italia in rappresentanza del partito.
Gli furono forniti dei documenti falsi, una patente di guida a nome di Nicola Durano, e con un volo aereo venne trasferito da Napoli a Lione, poi da Lione a Digione e, una volta arrivato a Chamonix, entrò in contatto con la Resistenza francese. Il percorso di rientro fu previsto attraverso il Monte Bianco e fu condotto sul Corn du Midi assieme a Cerilo Spinelli, il fratello di Altiero, con una teleferica portamerci, per poi intraprendere l’attraversata del Mer de Glace e prende contatto con i partigiani valdostani, grazie all’aiuto del campione di sci Émile Allais. Arrivò ad Aosta e poi ad Ivrea, evitando pattuglie e posti di blocco dei tedeschi, fino a Torino.
Nell’aprile 1945 fu con Leo Valiani e Luigi Longo tra gli organizzatori dell’insurrezione di Milano e il mercoledì 25 aprile 1945 fu lo stesso Pertini a proclamare alla radio[4] lo sciopero generale insurrezionale della città milanese:
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« Lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. » |
Pochi giorni prima, presso l’arcivescovado di Milano, incontrò, per la prima ed unica volta, Benito Mussolini:
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« […] lui scendeva le scale, io le salivo. Era emaciato, la faccia livida, distrutto. »
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(A Milano e a Torino nella fiammata insurrezionale, in Avanti!, 6 maggio 1945)
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25 aprile 1945. Pertini parla a Milano appena liberata
Lo stesso 25 aprile, il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia si riunì presso il collegio dei Salesiani in via Copernico a Milano. L’esecutivo, presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, decretò, a seguito di un fallito tentativo di mediazione da parte del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, la condanna a morte nei confronti di Mussolini.
In seguito alle vicende finali della vita del dittatore, Pertini scrisse sulle colonne dell’Avanti!:
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« […]Mussolini si comportò come un vigliacco, senza un gesto, senza una parola di fierezza. Presentendo l’insurrezione si era rivolto al cardinale arcivescovo di Milano chiedendo di potersi ritirare in Valtellina con tremila dei suoi. Ai partigiani che lo arrestarono offrì un impero, che non aveva. Ancora all’ultimo momento piativa di aver salva la vita per parlare alla radio e denunciare Hitler che, a suo parere, lo aveva tradito nove volte[…][5] » |
Secondo Pertini, le emozioni provate durante la Liberazione di Milano furono un’esperienza che confermarono la sua idea nella «capacità del popolo italiano di compiere le più grandi cose qualora fosse animato dal soffio della libertà e del socialismo». Come spesso egli ricordava malinconicamente, mentre il 25 aprile partecipava alla festa per l’avvenuta liberazione, suo fratello minore Eugenio, veniva assassinato nel campo di concentramento nazista di Flossenbürg.
L’8 giugno 1946 sposò la giornalista e staffetta partigiana Carla Voltolina, conosciuta proprio durante la Liberazione di Milano.
Tratto da http://it.wikipedia.org