CON IL CAPPIO AL COLLO. LA CAMPANIA E’ VICINA

Riceviamo e pubblichiamo.
Pianura, Terzigno, Napoli.
Non si fa in tempo a prendere fiato, dopo aver detto a destra ed a manca che è indispensabile e non più rinviabile raggiungere una percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti di almeno il 40/50% (cioè tripla della media fatta registrare dai Comuni dell’ATO BA/5 nel 1° semestre di quest’anno che attualmente è ferma al 13%), che qualcuno fa notare che, comunque, il costo di smaltimento per singola municipalità non potrà essere inferiore all’attuale perché, a fronte di minori conferimenti, aumenterebbero le tariffe in modo tale da garantire lo stesso ammontare di ricavi e dell’utile del gestore dell’impianto.
Tant’é che il rag. Albanese, amministratore della Progetto Ambiente e della CISA operanti nel settore, a questo proposito sostiene che: “Non è pensabile che la gestione di un impianto possa essere fatta sotto costo. Se io ho previsto di guadagnare il 10%, non solo tu mi devi garantire l’equilibrio economico finanziario, tu mi devi garantire l’utile che ho previsto quando ho fatto la gara. Quindi io devo continuare a guadagnare quel 10% previsto inizialmente“. Dunque: meno rifiuti, tariffe più alte.
Non c’è che dire, è il classico rapporto privato e pubblico: il primo è garantito da un contratto e da un forte interesse di parte, il secondo è privo di protezione perchè la solita sedia è desolatamente vuota. Chi si batte per l’interesse generale?
Ancora una volta si nota l’assenza della “bella“ politica, quella che “gioca“ fino all’ultimo secondo per un interesse plurale, della politica intesa quale strumento di crescita delle comunità. E’ chiaro che, stando così le cose in tema di rifiuti, a fronte di un legittimo interesse del privato, l’interesse pubblico soccombe ed il cittadino, con il cappio al collo, constata che