“I Vecchi Tempi” pronti a ripartire

Ampliata l’offerta dei laboratori didattici, prende forma il progetto degli “affreschi su tela”
A marzo, il presidente Paolo Florio, assieme al vicepresidente Paolo Borracci, presentava il palinsesto “Chiostro dell’Arte”, illustrando la prima parte dei laboratori artistico-didattici organizzati dall’associazione “I Vecchi Tempi” con il supporto degli artisti Daniela Angelillo e Vincenzo Cipriani.
A distanza di un paio di mesi, siamo ritornati ad ascoltare i due referenti del sodalizio turese per carpire qualche aggiornamento sulle attività in cantiere: «In questo periodo – spiegano – abbiamo raccolto tante adesioni, purtroppo non è stato possibile calendarizzare l’avvio dei laboratori a causa delle restrizioni imposte della pandemia. Da qualche giorno siamo ritornati in “zona gialla”, attendiamo le linee guida ministeriali per capire quando potremo iniziare; ad ogni modo, siamo fiduciosi, anche perché la nostra sede ha il vantaggio di avere uno spazio aperto che consentirebbe di rispettare il distanziamento personale».
«Al momento – aggiungono – stiamo provvedendo ad organizzare gli spazi del Chiostro, attrezzandoli con tavoli da lavoro e sedie per ospitare al meglio i nostri corsisti. È indubbio che ci siano ancora alcune migliorie da apportare alla struttura: dall’impianto di riscaldamento a quello acustico, ci sono vari interventi indispensabili per rendere la sede un contenitore culturale pienamente funzionale e fruibile ogni giorno dell’anno. Interventi che auspichiamo di poter programmare nel tempo insieme all’Amministrazione, cui fin da ora va il nostro ringraziamento per la collaborazione e l’aiuto che ci sta dando».
“Riciclo creativo” ed “Emozioni in Arte”
Nel frattempo, sempre nell’ottica di avvalersi della collaborazione di esperti esterni per rafforza le fila dell’associazione, l’offerta didattica de “I Vecchi Tempi” si è arricchita di altri due corsi.
Il primo, tenuto dall’artista Fabio Cirillo, punta ad insegnare le tecniche del “riciclo creativo”. L’obiettivo è «ridare nuova vita agli oggetti inutilizzati e destinati ad essere buttati, trasformandoli in vere opere d’arte. Un’occasione che, partendo dal principio di non sprecare e fare un favore all’ambiente, diventa un modo per “allenare” la fantasia e dar voce al proprio estro».
La prof.ssa Annachiara Spada organizzerà invece il corso di “Emozioni in Arte” che, avvalendosi del potere maieutico dell’arte, consentirà di “dialogare con l’anima”, indagando ed esprimendo i propri sentimenti: «L’arte – riassume Florio – è il mezzo attraverso il quale l’uomo si emoziona, entra nell’opera, ne crea una nuova, esplora i suoi ricordi i suoi vissuti più profondi. Ogni essere umano attraverso l’arte tira fuori la propria anima, la propria essenza».
«Chi avesse voglia di mettersi alla prova, partecipando attivamente alle nostre iniziative – ricorda il vice Borracci – può contattarci ai seguenti numeri telefonici: 3473022412 (Daniela), 3493259939 (Vincenzo)».
I primi quattro “affreschi su tela”
Il fermento nell’organizzazione delle attività laboratoriali corre di pari passo con l’entusiasmo per uno dei progetti cardine del sodalizio guidato da Florio e Borracci: un “ciclo di affreschi”, pensato in vista di una grande mostra collettiva, che «aspira a far rivivere su tela gli affreschi che animavano originariamente il Chiostro, cancellati da sciatti interventi di manutenzione. Una sorta di prova generale – annotava il presidente Paolo Florio – di un progetto più ambizioso: in futuro, ci piacerebbe ricostruire i soggetti sacri intervenendo direttamente sulle mura dell’ex Convento, chiaramente con l’aiuto dell’Amministrazione e nel rispetto dei vincoli della Soprintendenza».

Ebbene, sono state ultimate le prime quattro opere, tutte a firma di Vicenzo Cipriani, realizzate durante il laboratorio di arte estemporanea riservato ai soci.
Le prime due, che si intitolano emblematicamente “San Francesco in affresco”, sono dipinte su tela grezza, eseguite con la tecnica dell’acrilico e rifinite con colori ad olio e foglia d’oro. Si tratta di un omaggio al frate, ritratto reinterpretando i canoni dell’iconografia classica.
La terza opera ha per soggetto sempre San Francesco ma si differenzia dalle precedenti poiché si può rintracciare una peculiarità della cifra stilistica di Cipriani, ovvero il ricorso a “variazioni sul tema” a carattere contemporaneo. Osservando la tela, balza agli occhi che, in un raffinato gioco di rimandi spazio-temporali, viene sfumata, in sottofondo all’immagine del santo, l’architettura dell’ex Chiostro dei Francescani, ottenuta con l’inserto di garze e stucchi.
Infine, il quarto dipinto ritrae San Michele Arcangelo. In questo caso, Cipriani opta per la raffigurazione iconografica più rara, almeno in Italia: l’Arcangelo non è rappresentato come “il guerriero di Dio” intento a sconfiggere il male, bensì come “giudice inflessibile” delle anime. Difatti, seppur indossa l’armatura, la lancia è piantata a terra e la spada è riposta nel fodero; nella mano sinistra regge una bilancia con cui, in ossequio alla dottrina della “psicostasia” ereditata dall’Antico Egitto, San Michele si accinge a “pesare l’anima” del morto, con volto sereno e cogitabondo al tempo stesso.
FD