Il Santo Legno “pellegrino” in Grotta

Il Vescovo Favale si è unito alla commemorazione dell’apparizione del nostro Patrono
Domenica 9 maggio, la comunità turese ha rinnovato il rito del “pellegrinaggio della Croce” alla Grotta di Sant’Oronzo. Il Vescovo, Mons. Giuseppe Favale, ha voluto omaggiarci della sua presenza: dopo aver visitato il Punto Vaccinale assieme al primo cittadino Tina Resta, ha percorso il viale del Cimitero al fianco dell’arciprete don Giovanni Amodio, accolto dalle note dell’Inno di Sant’Oronzo, appositamente arrangiato dal Maestro Livio Lerede.

Sebbene l’emergenza sanitaria abbia costretto a rinunciare alla consueta processione, la coralità del momento liturgico è risuonata nelle parole di don Giovanni, che ha ricordato un frammento dell’esperienza giubilare del 2018: proprio nel giorno della commemorazione dell’Apparizione di Sant’Oronzo nella Grotta, tre anni fa «Mons. Giuseppe Favale, assieme ai Parroci di Turi, guidò un pellegrinaggio di fedeli, che, partendo dall’Oratorio si recò al piazzale della Grotta, dove i numerosissimi giovani intervenuti issarono una Croce, apponendo le proprie firme a perenne ricordo». Quella stessa Croce che, per volontà dell’arciprete, ha campeggiato alle spalle dell’altare per l’intera cerimonia, scandita dalla magistrale esibizione del coro della Chiesa Madre.
Don Giovanni: “La fede ha bisogno della cultura e della storia”

«Siamo qui – ha iniziato don Giovanni – per rivivere la memoria di un episodio commovente. Nell’aprile del 1726, Sant’Oronzo apparve nella sua Grotta ad un pio frate laico dell’allora convento dei Padri Francescani Riformati di Turi, un certo fra’ Tommaso da Carbonara, e lo invitò a riferire al popolo di Turi che “molto si è raffreddata la divozione verso di me”, raccomandando che venisse portata in quel luogo una croce, a significare che quella Grotta – parole di Sant’Oronzo – “è la mia casa”. Il successivo 3 maggio, antica festa del Ritrovamento della Croce di Cristo da parte di Sant’Elena, madre dell’Imperatore Costantino, i sacerdoti e il popolo di Turi portarono solennemente una Croce e la collocarono davanti all’ingresso della Grotta. Tale rito si sarebbe ripetuto ogni anno».
«Non è una favoletta ma una storia vera. La fede – ha insistito più volte l’arciprete – non si può poggiare sul sentito dire ma ha bisogno della cultura, della storia. Dobbiamo studiare le radici del cristianesimo per motivare, ancora di più e ancora meglio, la nostra fede».
“Alla scuola di Sant’Oronzo per diventare discepoli della Parola”
«Sono qui – ha esordito Mons. Favale – per esprimere la mia vicinanza in questa commemorazione della “riscoperta” della Grotta di Sant’Oronzo», sollecitata dalle «parole consegnate al pio frate per far risvegliare la devozione del popolo turese».

«In questi anni – ha proseguito il Vescovo – ci sono stati tanti eventi che hanno permesso a Turi di riappropriarsi di Sant’Oronzo e soprattutto della sua testimonianza di vita evangelica. Sappiamo poco di Oronzo, quasi nulla, però quel poco che conosciamo ci dice che è stato un uomo “afferrato” dalla Parola di Dio. La tradizione riporta che Oronzo è stato a contatto diretto con San Paolo, uno dei primi testimoni del Vangelo, il grande apostolo delle genti. Si è lasciato afferrare dalla Parola di Dio: basta questo per dire la grandezza di Sant’Oronzo, al di là di altri fatti che non potremo conoscere poiché non ci sono fonti storiche che ci consentano di andare indietro nel tempo».
«Vorrei consegnare questo messaggio a ciascuno di voi: lasciatevi sempre più guidare dalla Parola viva di Dio, una Parola che ci è donata perché sia luce per i nostri passi, una Parola che è una persona, Gesù Cristo, il verbo fatto carne. Ed è bello il richiamo al Crocifisso: ci permette di toccare con mano la radicalità dell’amore di questa Parola fatta carne; un amore che ha portato il figlio di Dio a donare la sua vita per l’umanità».

«Carissimi – ha esortato Favale – alla scuola di Sant’Oronzo impariamo ad essere discepoli della Parola di Dio. Nelle nostre case, nelle nostre parrocchie, nelle associazioni che accompagnano l’esperienza cristiana, risuoni la Parola di Dio a livello personale ma poi anche a livello comunitario». «Ammiro Sant’Oronzo e sono devoto a lui per il suo legame con l’apostolo Paolo e per il suo essere docile alla parola di Dio. Abbiamo tutti da imparare: è un santo attuale, sebbene vissuto circa 2.000 anni fa, perché la Parola di Dio non passa mai di moda». Ed è proprio la Parola – chiosa il Vescovo – che deve darci la forza di «superare tutti gli ostacoli» ed essere «un’unica grande comunità dove regna l’amore».
La benedizione e la discesa in Grotta

Ringraziati le autorità e i fedeli presenti, Mons. Favale ha impartito la benedizione con il Santo Legno che, come ha rimarcato don Giovanni, «custodisce una scheggia della Croce di Gesù, ritrovata da Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, nel 327 dopo Cristo».
Anche don Giovanni, alla fine della santa messa, ha espresso la sua riconoscenza all’Amministrazione, la cui presenza «dà valore e sostanza a questo momento importante per la nostra comunità»; al Comitato Festa, che ha curato l’intera organizzazione; alle Forze dell’Ordine e alla Protezione Civile, che non hanno fatto mancare la propria collaborazione; all’associazione dei Bersaglieri, che si prende amorevole cura della “casa di Sant’Oronzo”.
L’ultima tappa della toccante commemorazione ha visto l’arciprete portare il Santo Legno in Grotta; al suo fianco – in rappresentanza di tutta la comunità – il sindaco Tina Resta e Livio Lerede, presidente del “Comitato Festa Patronale”. Dinanzi all’altare eretto in onore del nostro Patrono, l’arciprete ha recitato la preghiera dell’Anno Giubilare, invocando la protezione di Sant’Oronzo sulla nostra città.
FD