Un altro anno senza “Pàssa pàsse”

La dott.ssa Angela Minoia racconta la storia del rito, compiuto per la prima volta a Turi nel 1903 per curare “u guè de la Madònne”
Come l’anno scorso, anche quest’anno i turesi dovranno rinunciare al tanto atteso “Pàssa pàsse”, una delle più sentite ritualità religiose della città. Sarà difficile, per la seconda volta, non pensare con un velo di nostalgia all’atmosfera di quel giorno, al suo sole tipicamente primaverile che irradia calore su una folla di turesi, assiepati nelle vicinanze della Chiesa di San Rocco per far da cornice alla processione circolare del “Pàssa pàsse”.
Impossibilitati ad ammirarla dal vivo nel presente – e nella speranza che il futuro riservi per noi giorni migliori – l’unica opportunità restante è quella di vivere il “Pàssa pàsse” scavando nel passato. Questo viaggio nel tempo ci viene offerto da una tesi di laurea realizzata anni fa dalla dott.ssa in Lettere Moderne Angela Minoia, la quale ha saputo rintracciare la genesi antropologica e l’evoluzione storica del “Pàssa pàsse”, un rito che ha attraversato secoli e diverse regioni europee, declinandosi a seconda del popolo che decideva di adottarlo e compierlo. La stessa caratterizzazione turese del “Pàssa pàsse” non è stata, nel tempo, esente da particolari trasformazioni, tutte ricostruite grazie al pregevole lavoro della dott.ssa Minoia, nostra concittadina.
UN CULTO ANCESTRALE E DEMONIACO
“Il Passa passa – racconta la dott.ssa Minoia – detto anche “passata” è la sopravvivenza di un antico rituale magico-religioso legato alla prevenzione e alla cura dell’ernia infantile maschile. Se vogliamo risalire all’origine storica del cerimoniale, uno dei testi da tener presente è una prescrizione magica hittita presente su una delle tavolette di argilla di Boghzkoy, databili, fra il 1800 e il 1200 a.C. Tra le fonti classiche, invece, troviamo un passo di Catone in cui si consiglia questo rituale come cura contro una slogatura o lussazione; negli “Additamenta” di Theodori Prisciani, alla voce De “Herniosis”, si legge: “Cerca un ramo largo e novello di qualsiasi albero, fendilo e fa’ passare nella fenditura il bambino affetto da ernia. Poi ricomponilo e legalo e, quando il ramo comincerà a riassettarsi, il bambino guarirà”. Nel Medioevo il rito si diffuse così tanto da allertare la Chiesa e costringerla a introdurlo tra le “superstitiones” e i “maleficia”, nonché a bollarlo come manifestazione di culto demoniaco. Superato il periodo delle condanne, la pratica si cristianizza con l’affidamento ad alcuni Santi o ad alcune festività del calendario liturgico, come S. Giovanni, la Madonna Annunziata, la Madonna del Lago, la Madonna di Costantinopoli e alla festa dell’Invenzione della Croce.”
“U’ GUÈ DE LA MADÒNNE”
“Da noi il Passa passa si svolge dal 1903, anno in cui i turesi hanno incominciato a disertare i rituali di Gioia del Colle e Rutigliano, preferendo riunirsi intorno alla cappella di S. Rocco. Il nostro è stato, specie in passato, un popolo di lavoratori sottoposto a duri sforzi fisici: vi era dunque una predisposizione all’ernia, chiamata “u’ guè de la Madònne”; alla Madonna e alla sua materna protezione, i turesi affidavano e affidano tutt’ora, seguendo la sequenza tradizionale, i propri bambini.”
IL CORTEO PROCESSIONALE
“La Confraternita dell’Addolorata si posiziona all’inizio del corteo processionale, poi segue l’immagine della Madonna Annunziata e, dietro di essa, incolonnati per due, procedono i padrini e le madrine dei bambini coinvolti nel rituale. Il sacerdote guida il canto e si recita il rosario che occupa esattamente il tempo di percorrere i tre giri intorno alla chiesetta: e così, passo dopo passo (da qui deriva il termine Passa passa), un grande anello di piccoli e adulti invoca la protezione della Madonna”.
LE TRE MADONNE DEL PASSA PASSA TURESE
“Nei primi anni si svolgeva il 25 marzo, giorno in cui si festeggia la Madonna Annunziata, ma poiché spesso in quel periodo faceva molto freddo e la data coincideva in periodo di Quaresima, don Donato Totire la fissò nel 1950 al 25 Aprile, approfittando della festa nazionale. Dal primo Passa passa si sono succedute ben tre statue dell’Annunziata: con il passare degli anni, la prima statua, quella “vestita”, si deteriorò; la seconda immagine fu acquistata subito dopo, ma anch’essa si deteriorò e venne custodita in una masseria di proprietà di un avvocato di Putignano. La terza statua, quella attuale, fu commissionata nel 1965 da don Donato Totire e scolpita in legno cirmolo alpestre da Luigi Santifaller di Ortisei. E’ scolpita in un grande tronco ad alto rilievo: raffigura l’Annunziata, l’Arcangelo Gabriele e lo Spirito Santo sotto forma di una colomba”.
I BAMBINI, LA MADRINA E IL PADRINO
“I bambini che partecipano al rito hanno varie età, ma di solito il primo anno di Passa passa si fa coincidere con il terzo anno di vita: indossano al braccio o a tracolla, uno, due o tre (a seconda dell’anno di esecuzione) nastrini colorati regalati dal padrino o dalla madrina. Al terzo, ovvero l’ultimo anno di partecipazione consecutiva, oltre al pranzo con la madrina o il padrino, c’è lo scambio dei regali, come anche lo scambio del dolce tipico turese: la faldacchèa” – conclude la Minoia.
LEONARDO FLORIO