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L’antenna di via Vecchia Mola sarà abbattuta

L'inizio dei lavori - aprile 2016

Dopo quattro anni di controversie, il Comune affida l’intervento di “demolizione d’ufficio” dei manufatti abusivi

L’antenna di via Vecchia Mola sarà smantellata d’ufficio, giacché la società che ha realizzato i manufatti abusivi non ha eseguito nei tempi previsti l’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi.

Si chiude con una vittoria la brutta parentesi, iniziata nel 2016, che ha visto i cittadini opporsi all’ennesimo scempio ambientale che minacciava il proprio territorio.

«Quel basamento e il traliccio sono in un’area che il PUG indica come zona a rischio!» «Perché distruggere una lama, forse la più importante, per un impianto di telefonia?». Queste alcune delle dichiarazioni che raccogliemmo all’epoca, ascoltando i turesi sbigottiti dalla posizione dell’Amministrazione Coppi che, in un Consiglio comunale monotematico, arrivò a dichiarare, sulla scorta delle convinzioni dei tecnici, che «tutto è in regola»: i permessi e le autorizzazioni erano legittimi, sebbene maturati attraverso la procedura del “silenzio-assenso” (ovvero perché l’Ente non aveva risposto nei termini previsti all’istanza della società Linkem).

“Un colpevole silenzio”

Ripercorriamo rapidamente i fatti. Nel dicembre del 2014 la società Linkem spa, congiuntamente alla Towernet srl, richiedeva al Comune di Turi l’autorizzazione alla realizzazione di una nuova antenna, individuando l’ubicazione del traliccio in un terreno privato di via Vecchia Mola. Il suolo viene concesso in fitto ai proprietari alla Towernet a partire dal 25 settembre 2014; tuttavia la registrazione del contratto di locazione avviene un paio d’anni dopo, precisamente il 24 marzo del 2016, a ridosso dell’inizio dei lavori.

Come anticipato, l’Ufficio Tecnico “dimentica” di rispondere a questa istanza e scatta il “silenzio assenso” che, verso la fine di aprile 2016, permette alla società di avviare il cantiere.

Il sequestro del NOE

Il sequestro dei NOE

Spetta alla magistratura porre rimedio alle lacune dell’apparato burocratico turese. Il 6 maggio 2016 i Carabinieri del NOE (Nucleo Operativo Ecologico) dispongono il sequestro preventivo del sito, dopo aver redatto un accurato verbale di accertamenti tecnici, amministrativi ed ambientali.

Tre mesi dopo, l’11 luglio, l’Ufficio Tecnico torna indietro sui suoi passi: annulla il “silenzio assenso” e ordina alla Towernet la demolizione delle opere realizzate e il ripristino dello stato dei luoghi.

Il ricorso al TAR

Arriviamo al 19 settembre 2016. La Towernet tenta la strada giudiziaria, impugnando dinanzi al TAR l’ordinanza di demolizione. Il Comune resiste, producendo una memoria difensiva che sembra convincere la società a desistere; difatti, il 20 ottobre, la Towernet rinuncia al ricorso. Una decisione che, probabilmente, matura anche all’indomani della presa di posizione dell’Autorità di Bacino, che si esprime definendo i manufatti realizzati “non conformi, rispetto alle previsioni e alle prescrizioni del vigente PAI (Piano Assetto Idrogeologico)”, dichiarando decaduta la validità del nulla osta concesso nel 2015.

Dunque, l’ordinanza di demolizione e ripristino ritorna ad avere pieno potere esecutivo; tuttavia è ancora presto per vedere le “ruspe” in azione.

La demolizione d’ufficio

Il 27 ottobre 2016, l’Ente apprende che l’area di via Vecchia Mola è stata dissequestrata. Bisognerà tuttavia attendere altri otto mesi per osservare nuovi sviluppi: il 14 giugno del 2017 la Polizia locale accerta che l’ordinanza di demolizione era stata disattesa e, un paio di mesi dopo (agosto 2017), l’Ufficio Tecnico emette l’ordinanza con cui dichiara che il manufatto abusivo viene gratuitamente acquisito al patrimonio comunale e che, qualora la Towernet non provveda a smantellarlo nei tempi imposti, l’Ente agirà “d’ufficio”, addebitando i costi delle opere alla società.

Da questo ultimo atto – secondo la ricostruzione fornita nella determina numero 90 del dicembre 2020 – trascorrono ben tre anni di silenzio: solo nel 2020, con delibera di Giunta dell’11 dicembre, l’Amministrazione Resta fornisce l’indirizzo di predisporre tutti gli atti necessari per demolire il manufatto. A tal fine, l’Ufficio Tecnico redige una valutazione tecnico-economica dell’intervento, stimando i costi in circa 7.500 euro. Successivamente, si richiede un preventivo di spesa dell’impresa “Edilcolamonaco”, che quantifica i lavori in 3.500 euro (iva esclusa). Proposta accolta dall’Ufficio che, finalmente, formalizza l’affidamento.

Fabio D’Aprile

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