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Cultura

La sostenibilità dei carri allegorici nella tesi di Roccotelli

Christian Roccotelli

L’ambiente al centro dell’ultima edizione del Carnevale di Putignano: ma i carri sono ecologicamente sostenibili? Chi sono i veri “gretini ipocriti”?

Da pochi giorni si è conclusa la 626esima edizione del Carnevale di Putignano, un appuntamento che ogni anno attrae a pochi chilometri da noi migliaia di uomini, donne e soprattutto bambini desiderosi di ammirare da vicino i carri allegorici, giganti di cartapesta simbolo di una maestria e di uno sforzo altrettanto maestosi.

“La terra vista dal Carnevale” è stato il tema di quest’ultima edizione: i carri, infatti, oltre a tanto divertimento, hanno veicolato a proprio modo la necessità di difendere l’ambiente attraverso un futuro sostenibile. In linea con questo tema, ogni venerdì a partire dal 7 febbraio, si sono tenuti quattro “Fridays for future: conversazioni sul futuro possibile”: quattro occasioni, in cui, grazie all’intervento di alcuni esperti, è stato possibile creare un dibattito sull’ecologia, la biodiversità, il consumo consapevole e le nuove pratiche di pianificazione cittadina ispirate ad esperienze virtuose già presenti in altri territori.

LA CARTAPESTA E IL CARNEVALE NELLA TESI DI ROCCOTELLI

CARRO 2017 CON ROCCOTELLI

Ebbene, con questa premessa, vogliamo introdurvi al nostro spazio dedicato alle tesi di laurea, alle ricerche e ai papers scientifici inerenti alla nostra città e/o realizzati da dottori e ricercatori turesi di qualsiasi facoltà ed ambito. Nelle puntate precedenti ci siamo occupati di pedagogia, storia, comunicazione, sport, fisica e medicina. Oggi, per concludere degnamente la parentesi carnevalesca, andiamo a riprendere “La cartapesta e il Carnevale di Putignano: opportunità e limiti per la sostenibilità di processo”, ovvero il lavoro di tesi realizzato tre anni fa da Christian Roccotelli, turese classe ’93, laureatosi in Ingegneria Gestionale.

«Come ormai tutti sappiamo – ci raccontava Roccotelli – la carta, in quanto ricca di cellulosa, è un materiale ideale per il riciclo, poiché può essere sottoposto a ripetuti utilizzi ed è in grado di dar vita ad altri prodotti. Fra i tanti suoi utilizzi, quello più pratico e artistico è senza dubbio rappresentato dalla sua trasformazione in cartapesta, un lavoro artigianale tramandato nei secoli sino ai giorni nostri. Entrando nel merito del Carnevale di Putignano, la questione del riciclo è centrale, dal momento che, per la realizzazione dei carri allegorici, viene adoperata una grande mole di materiali di scarto».

LE INTERVISTE AI MAESTRI CARTAPESTAI

«Per la raccolta dei dati relativi alle fasi di progettazione e produzione, sono state effettuate interviste dirette ai “maestri cartapestai” putignanesi: il segreto della cartapesta adottata per l’ideazione di un carro è nella carta macerata, impregnata con la colla e modellata secondo il soggetto che si intende realizzare. Questa tecnica è stata negli anni perfezionata attraverso la realizzazione in argilla del soggetto nonché l’impiego di un contro-calco in gesso e di uno stampo rivestito di cartapesta. Il soggetto realizzato, quindi, è sottoposto ad un processo di asciugatura, estrazione dello stampo ed assemblaggio ad altri soggetti».

I RISULTATI: LA SOSTENIBILITÀ E GLI SPRECHI

'L'Apocalisse' si aggiudica il Carnevale 2020

«Dallo studio effettuato sono emerse problematiche che hanno messo in dubbio la sostenibilità del processo di lavorazione della cartapesta. Si è visto che il riciclo di tonnellate di quotidiani e periodici, come anche il collante a base di acqua e farina, non solo riducono notevolmente i costi per la produzione dei carri, ma soprattutto riducono gli sprechi. Allo stesso tempo, però, si è accertato che alcune sostanze utilizzate nella lavorazione non sono sostenibili a livello ambientale perché contengono derivati del petrolio e solventi che, ad alte temperature, sprigionano sostanze tossiche inquinanti per l’ambiente circostante e potenzialmente intossicanti per gli operatori che, in fase di preparazione, soggiornano nei capannoni in cui i carri pian piano prendono forma. L’altro aspetto fondamentale è che la cartapesta, una volta giunta a fine ciclo di vita, non può essere destinata a raccolta differenziata: durante la lavorazione, essa viene infatti contaminata da scarti di gesso, avanzi di oli, pitture e vernici che, pur essendo “all’acqua” e seppur in dosi ridotte, contengono sostanze volatili nocive ed irritanti, ad alto impatto inquinante.

Affinché un prodotto sia sostenibile – sottolineava Roccotelli – deve essere realizzato con il minor dispendio possibile di risorse, deve essere riutilizzabile e con un ciclo di vita esteso: nel caso dei carri, invece, si è visto che per le fasi di lavorazione, essiccazione e asciugatura sussiste uno spreco spropositato di energia per produrre luce e calore, nonché una produzione di CO2 inflazionata a causa dell’utilizzo di mezzi inadeguati. Una valida soluzione a tal proposito è rappresentata dalle energie pulite e rinnovabili come il fotovoltaico: l’installazione di tali impianti consentirebbe di rendersi energeticamente liberi ed, eventualmente, anche un cospicuo introito data la possibilità di vendere al gestore della rete il surplus energetico prodotto dall’impianto. L’intero processo, comunque, è molto lungo (circa 4 mesi) e costoso, come anche molta è la manodopera impiegata».

CREARE NUOVI CARRI SULLE MACERIE DEI VECCHI

Al termine di quanto esposto dal nostro concittadino emerge che il cardine su cui concentrare l’attenzione resta comunque la cartapesta adoperata per i carri: pur essendo economicamente sostenibile, rimangono infatti le difficoltà relative al suo riciclo, in quanto smaltibile in centri specializzati e autorizzati. In via definitiva, dallo studio di Roccotelli si intravede chiaramente la necessità di introdurre la cartapesta “raffinata” nel ciclo produttivo, permettendone in sostanza il riciclo: «Se si riuscisse a creare un carro allegorico impiegando le macerie di un altro, la meravigliosa arte dei maestri cartapestai potrebbe trasformare i rifiuti in risorsa sostenibile: con questa pratica innovativa, ne beneficerebbe l’ambiente, gli operatori e la tradizione stessa che, ricordiamolo, va sempre tutelata e, dove necessario, migliorata».

I GRETINI IPOCRITI

I gretini ignoranti

A dicembre la sedicenne svedese attivista per il clima Greta Thunberg è stata scelta dal “Time” come “persona dell’anno” in quanto ha dato voce al cambiamento climatico globale, diventando un simbolo soprattutto tra i giovani. A tal proposito, nella gara tra gruppi mascherati andata in scena parallelamente alla sfida tra carri allegorici, è bene citare “Ciao Darwin, l’ipocrisia della specie”, ovvero il gruppo composto da coloro che hanno voluto con ironia travestirsi da “gretini ipocriti”. I “gretini ipocriti” sarebbero quella categoria che, pur vestendosi di buoni propositi ecologisti, non mette in atto alcuna azione a favore dell’ambiente; da qui si capisce l’ossimoro interpretato simbolicamente anche col costume indossato da questi ragazzi e adulti del tagliente gruppo mascherato in questione: un’enorme pancia (piena) posticcia, talmente grande da far sbottonare l’impermeabile giallo che ha reso iconica la Thunberg.

L’APOCALISSE

Per concludere questo approfondimento, ricordiamo che è stato “L’Apocalisse” dell’Associazione “Carta&Colore” ad aggiudicarsi la 626esima edizione del Carnevale di Putignano. In ogni caso, dalla tesi di Roccotelli sono passati tre anni e la percezione dell’essere umano verso i cambiamenti climatici è drasticamente cambiata, forse grazie soprattutto alla figura di Greta Thunberg. Non sappiamo se nei Fridays for Future putignanesi si sia parlato di sostenibilità anche nell’ambito della produzione dei carri allegorici, ma almeno, stimolati dal lavoro di tesi quest’oggi affrontato, ce lo auguriamo. Altrimenti una domanda è lecita: non è che siamo un po’ tutti, più o meno consapevolmente, gretini ipocriti? Del resto l’Apocalisse, almeno quella allegorica del bellissimo carro vincitore, ha trionfato e questo è forse un segnale, un monito neanche tanto allegorico, né simpatico. Una risata ci seppellirà?

LEONARDO FLORIO

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