Papa Francesco: “Bari, città dell’unità”

Don Giovanni, il sindaco e una delegazione di turesi presenti a Bari per l’arrivo del Pontefice
Domenica scorsa, dalle 09.00 del mattino alle 12.30, Papa Francesco è stato a pochissimi chilometri dalla nostra cittadina. Dall’inizio del suo mandato, il Pontefice è stato in Puglia per ben quattro volte: la prima, risalente al 17 marzo del 2018, a San Giovanni Rotondo per i 50 anni della morte di Padre Pio; la seconda invece è del 20 aprile dello stesso anno, quando il Papa si recò ad Alessano e Molfetta per i 25 anni della morte di don Tonino Bello. Il 7 Luglio 2018 il Pontefice ha salutato per la prima volta Bari in occasione dell’incontro con i capi delle chiese e delle comunità cristiane del medio-oriente, salvo poi farvi ritorno domenica scorsa in occasione della chiusura de “Il Mediterraneo come frontiera di pace”, un evento durato tre giorni durante i quali si è discusso su come riportare la pace nel “mare nostrum”, sempre più teatro di orrori. Protagonisti degli interminabili e fondamentali tavoli di concertazione convocati a Bari dal cardinale Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), circa 60 vescovi a rappresentanza delle 20 nazioni che si affacciano sul Mediterraneo: tra questi vi era anche quel mons. Pulji? a cui di recente abbiamo conferito la cittadinanza onoraria turese per meriti e impegno a favore della nostra città.

Ad ogni modo, tornando al clou di domenica 23, erano nel capoluogo anche alcuni turesi, tra cui Damiano Pascalicchio che, gentilmente, ci ha così riassunto l’intensa giornata: «Il Santo Padre è stato a Bari dalle 09.00 del mattino fino alle 12.30. È arrivato, così com’è ripartito, con il suo elicottero personale, atterrando in piazza Cristoforo Colombo, nei pressi della Fiera del Levante. Ad aspettarlo circa 40mila persone in trepidante attesa, mentre ad accoglierlo in prima linea c’erano il sindaco di Bari Antonio Decaro, il presidente Michele Emiliano, il prefetto di Bari Antonella Bellomo e l’arcivescovo di Bari-Bitonto Mons. Francesco Cacucci all’ultimo anno del suo ministero episcopale. L’arrivo di Papa Francesco ha rappresentato la chiusura dei tavoli di concertazione che, dal 19 al 22 febbraio, hanno messo al centro la situazione del Mediterraneo. Prima della celebrazione della Santa Messa in piazza Libertà, nei pressi della Prefettura, il Papa si è soffermato con una preghiera all’interno della Basilica di San Nicola, dove ha reso omaggio alla tomba del Santo. Dopodiché, in piazza Libertà, dinanzi a tantissimi fedeli e a tutti i vescovi della Puglia, tra cui il nostro Mons. Giuseppe Favale, nonché ai sacerdoti e ai diaconi della nostra regione, il Papa ha celebrato la Santa Messa».

Tra i rappresentanti della Diocesi Conversano-Monopoli, si segnala la presenza del nostro arciprete don Giovanni Amodio, il quale ha gentilmente accompagnato a Bari la delegazione di circa 50 fedeli turesi tra cui lo stesso Damiano che, di seguito, aggiunge alcune impressioni: «L’emozione è stata tantissima nonostante la stanchezza derivante dal fatto che ci siamo svegliati alle 05.00 per partire col treno alle 05.30. Tutti i nostri sforzi sono però stati ripagati, specie per i più piccoli che hanno potuto guardare per la prima volta il Pontefice dal vivo».
Eravate distanti da lui?
«Fortunatamente, arrivando presto, abbiamo partecipato alla Santa Messa in una posizione favorevole: il Papa ci è passato molto vicino. Chiamandolo ha incrociato il mio sguardo e l’emozione è stata incredibile. Come se non bastasse, in base a quello che mi è stato raccontato da casa, su 40mila persona ho avuto una certa fortuna anche nell’essere ripreso dalle telecamere. A parte questo, penso che una delle sensazione più belle di questa giornata riguardi il sentirsi parte di una grande comunità, di una famiglia enorme che è la Chiesa: nella diversità di tutti i fedeli, provenienti da diversi Paesi, che però si uniscono nell’incontro con il Papa, capisci di non essere da solo e che ci sono tante persone che con te condividono la bellezza di essere e appartenere tutti ad una grande famiglia».

Riguardo le tre giornate di convegno tra vescovi, invece, cosa ne pensi?
«Nei vari tavoli di concentrazione, i vescovi si sono incontrati dividendosi in gruppi per discutere sulla situazione del Mediterraneo che recentemente, come specificato anche domenica dal Papa, si sta dimostrando un cimitero. Un tempo era luogo di incontri, crocevia di culture, di scambi commerciali, mentre adesso è diventato un luogo di morte, di scambio di persone; per queste ragioni il mondo intero è chiamato ad affrontare questa problematica. Come detto dal Pontefice, infatti, “siamo chiamati tutti ad intervenire: la politica, le istituzioni, le cariche religiose sono tutte chiamate a creare un’unione davanti a questa situazione problematica”. D’altronde, se la Chiesa agisce, ma le istituzioni mostrano di non volerne saperne nulla, tutto cade nel vuoto. Il punto di partenza, ancora una volta con le parole del Papa, è rappresentato dal fatto che “il problema più grave è l’indifferenza”».

Qual è, secondo te, il senso del percorso avviato da questo simposio?
«In ogni percorso la prima cosa utile da fare è mettersi insieme e discutere. Prima di un grande progetto, bisogna sedersi insieme e dialogare. Credo che questo incontro tra vescovi e l’arrivo del Papa vadano intesi come le fondamenta di alcuni interventi che sicuramente partiranno a breve. Anche perché tutto ciò è stato avvalorato dalla presenza delle istituzioni, del Capo dello Stato Mattarella, del Presidente Conte e di tante altre importantissime cariche politiche presenti domenica. Durante l’omelia, il Papa ha parlato di unità, un tema da lui affrontato anche la prima volta in cui ha raggiunto Bari per diffondere il suo messaggio di ecumenismo. “Possiamo definire Bari città dell’unità”, ha detto: unità intesa per il raggiungimento della pace. Solitamente – chiosa Damiano – il dialogo permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi, di raccontare e conoscere meglio sé stessi».
SINDACO RESTA: “DUE PASSI PER UNIRE IL MEDITERRANEO”

C’era anche il sindaco Tina Resta ad accogliere, a nome di Turi, il Pontefice, giunto a Bari in occasione del simposio episcopale.
«Il conferimento della cittadinanza onoraria a Mons. Želimir Pulji? e la partecipazione alla visita del Santo Padre e del presidente Mattarella a Bari sono due passi che la comunità turese ha mosso per rendere un po’ più vicine le due sponde del Mediterraneo. Abbiamo iniziato un cammino – commenta il primo cittadino – verso la riscoperta della prossimità solidale dei popoli che si affacciano sul “Mare Nostrum”. Ora dobbiamo impegnarci a coltivare e moltiplicare le relazioni culturali e sociali, costruendo una rete di sincera interazione che ci arricchisca reciprocamente».
«È questo il messaggio autentico dell’omelia di Papa Francesco. Il Pontefice – aggiunge il sindaco – ha voluto rimarcare il valore dell’accoglienza, evidenziando che “la retorica dello scontro di civiltà serve solo a giustificare la violenza e ad alimentare l’odio”: non è alzando muri che si risolvono le sfide che questo millennio ci presenta. Soltanto il dialogo “permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi”. E in questa logica, il Papa ha speso parole importanti sulla situazione della Siria e dei tanti conflitti spesso dimenticati, condannando ogni guerra come una “follia” di fronte alla quale i “costruttori di pace” non devono arrendersi».
Un pensiero speciale il sindaco Tina Resta lo riserva all’Arcivescovo di Zara: «Saremo sempre riconoscenti a Mons. Pulji?, che ha colto la straordinaria occasione della sua presenza in Puglia, proprio in ragione della conferenza episcopale barese, per essere nostro ospite e partecipare alla festa che tutta la comunità ha preparato per accoglierlo come cittadino onorario di Turi».
In conclusione, un appunto sulle critiche in merito all’opportunità di partecipare a un evento di tale portata in una circostanza delicata come quella che, a causa della diffusione del Coronavirus, stiamo vivendo in questi giorni: «Abbiamo avuto modo di dialogare con Antonio Decaro, sindaco della Città Metropolitana, che, insieme alla Regione Puglia, è il nostro collegamento e punto di confronto. Tutti i sindaci hanno scelto di essere presenti per testimoniare che alimentare il panico non è la strada giusta per affrontare questa emergenza: se si assumono le precauzioni del caso e si mantiene lucidità e freddezza, si può continuare a vivere la propria quotidianità con la giusta attenzione».
LEONARDO FLORIO