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Cultura

“Dai figli non si divorzia”

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Un incontro in-formativo presso il Comprensivo

Oggi purtroppo ci si lascia sempre di più. Ogni giorno 280 matrimoni finiscono con una separazione. E a pagarne le conseguenze sono quasi sempre i bambini. Ma dirsi addio senza traumi per i piccoli è possibile. Dell’argomento “Dai figli non si divorzia. Come sostenere i figli dei genitori separati” se ne è discusso durante un incontro in-formativo lo scorso 26 marzo presso l’IC “Resta – De Donato Giannini”.

Sono le “Famiglie in Centro per l’infanzia e l’adolescenza” a focalizzare l’attenzione di quanti, tra semplici cittadini, esperti, operatori sociali o insegnanti, hanno preso parte all’appuntamento. Sono le parole e le esperienze di Gianvito Schiavone, psicologo e psicoterapeuta, Cinzia Caticchio, mediatrice dei conflitti e avvocato e Paolo Danza, mediatore dei conflitti e pedagogista, ad accompagnare il pubblico e gli interessati tra i meandri di un argomento arduo e delicato.

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Sono malati di fragilità i matrimoni del nostro tempo. E si sgretolano sempre di più. Ogni giorno, dicono i dati più recenti, in Italia circa 280 coppie decidono di separarsi (erano 197 nel 2000) e 140 (erano 105 nel 2000) compiono il passo definitivo del divorzio. Cifre che nascondono oceani di lacrime e vuoti a volte incolmabili. Soprattutto quando, a osservare i due litiganti che si rovesciano addosso rancori e delusioni, c’è lo sguardo incolpevole di un bambino. Perché dalle guerre tra mamme e papà i figli ne escono spesso con le ossa rotte.

“Il divorzio dovrebbe mettere fine solo alla coppia, non alla genitorialità. Invece succede che alcuni genitori, dopo la separazione, rinunciano al ruolo di madre o padre e cominciano a vedere sempre meno i figli e a disinteressarsi di tutto ciò che li riguarda. L’importante è piuttosto rassicurare i figli sul fatto che ciò che sta succedendo non è colpa loro. Che la cosa riguarda solo mamma e papà e che, se è vero che qualcosa cambierà nella vita di tutti i giorni, il loro affetto per i figli resterà intatto. Fondamentale è inoltre lasciare i figli liberi di esprimere i loro sentimenti anche se sono negativi. Non farli sentire in colpa per la loro reazione. Anzi, spesso i bambini queste emozioni non le esprimono affatto. Naturalmente usando un linguaggio che tenga conto dell’età. In ogni caso, è necessaria la sincerità, la trasparenza e non denigrare o parlare male dell’altro, nonostante siano incorsi problemi tra gli stessi.

Come reagiscono i bambini? In base all’età i figli reagiscono in modi differenti. I più piccoli dormono meno, si svegliano più spesso, piangono più del solito, fanno storie al momento dei pasti. Tra i tre e i sei anni possono riprendere a fare pipì a letto o a succhiarsi il pollice. Quando iniziano ad andare a scuola, alcuni diventano aggressivi, altri si isolano. Gli adolescenti invece si adattano meglio dei piccoli alla nuova situazione. Alcuni reagiscono tuffandosi nello studio, nella musica, nell’amore. Altri fanno i ribelli, gli spregiudicati.

Tante le parole spese sull’argomento. Tanti gli spunti di riflessione. Uno il concetto sul quale si è chiuso l’incontro: finché non accettiamo l’idea che dai figli non si divorzia, ci sarà ancora tanto dolore inutile”.

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