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“LA CULTURA (FORSE) CI SALVERÀ”

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Idee e proposte sul futuro delle politiche culturali a Turi

Dopo aver affrontato l’aspetto urbanistico, per questo mese abbiamo deciso di ascoltare l’opinione della politica turese sul tema “cultura”. Siamo sicuri che qualcuno storcerà il naso: in un periodo in cui ci sono tante difficoltà da gestire, parlare di “politiche culturali” è l’ultimo dei problemi. Eppure siamo dell’idea che, investendo in maniera intelligente nella programmazione culturale, si potrebbero trovare i giusti spiragli per affrontare alcuni di quei deficit che i cittadini giustamente lamentano.

La condizione essenziale è però stabilire cosa intendiamo per “cultura”. Non possiamo più pensare che le “politiche culturali” coincidano con la Sagra della Ciliegia Ferrovia e la Festa di Sant’Oronzo: due appuntamenti, per quanto siano di assoluto pregio e rilevanza, da soli non sono sufficienti a dare lo slancio necessario al paese. Tantomeno vale il discorso opposto: tanti piccoli eventi – ognuno che reclama, a torto o a ragione, un contributo (o cofinanziamento che dir si voglia) da parte del Comune – rischiano di frammentare l’offerta culturale, vanificandone ogni possibile beneficio.

Bisognerebbe ritornare a pensare la “cultura” come una mostra collettiva: ogni artista espone il proprio quadro e la bellezza non la restituisce il singolo ma lo sguardo d’insieme. Fuor di metafora, tutte le associazioni, affiancate da una competente regia politica, devono avere la possibilità di organizzare un cartellone di eventi, promosso con le giuste strategie di comunicazione e che si articoli durante l’intero anno. Così operando, Turi si inserirebbe in un circuito di più ampio respiro, avrebbe la forza di attirare visitatori e, quindi, di destagionalizzare il turismo, consentendo alle attività commerciali di avere un riscontro concreto.

E un paese che ritorna a essere “vivo e vissuto” impara a prendersi cura dei beni comuni (dalle strade alla pubblica illuminazione, dal centro storico ai parchi urbani). Impara a meglio tutelare il patrimonio storico e architettonico spesso sottostimato, guadagnando in decoro urbano e fruibilità degli spazi. Impara a saper “vendere” al giusto prezzo le proprie tradizioni, ad iniziare dalla storia secolare della nostra agricoltura, che si dipana dalle antiche masserie ai moderni sistemi di produzione che partoriscono le tanto apprezzate tipicità enogastronomiche.

Insomma “la cultura ci salverà”… o, quantomeno, potrebbe farlo, se smetterà di essere guardata dall’alto, con il sospetto che sia un bene privato gestito per il piacere di pochi, e inizierà a essere inquadrata in una prospettiva orizzontale, dove ogni azione sia realmente pensata per allestire una “mostra collettiva”.

 

LE NOSTRE DOMANDE

Tre i punti su cui abbiamo chiesto l’opinione della classe politica turese:

1- Un’idea concreta per promuovere la cultura a Turi?

2- Pensa sia corretto riprendere (dopo la “pausa” commissariale) la “politica dei contributi” a favore delle associazioni. In questo caso, quali parametri adotterebbe per scegliere le manifestazioni da cofinanziare?

3- Favorevole o contrario al pagamento di un biglietto d’ingresso per le manifestazioni che utilizzano gli spazi pubblici del paese?

 

Cliccando sui link riportati di seguito, potrete leggere le risposte di chi – in rigoroso ordine alfabetico – ha deciso di cimintarsi con il tema proposto.

“Università dell’Agricoltura”
Graziano Gigantelli (Lega – Salvini Premier)

‘Riaccendere’ la voglia di vivere le bellezze del nostro paese
Sandro Laera (Fratelli d’Italia)

Turi palcoscenico, urbano e sociale, di Gramsci
Mirta Lerede (Rifondazione Comunista)

Musei diffusi e cultura come attrattore turistico
Fabrizio Resta (Sinistra Italiana)

“CulTURIa”, un Festival permanente della Cultura
Antonio Tateo

Recuperiamo la nostra identità di comunità
Fabio Topputi

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