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Cultura

Romana Petri presenta le sue “Serenate del Ciclope”

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Sabato scorso, la scrittrice e traduttrice Romana Petri ha presentato nella cornice della neo-restaurata area del Centro Polivalente di Turi il suo nuovo romanzo “Le Serenate del Ciclope”. L’evento, organizzato da Alina Laruccia, ha visto la scrittrice rispondere ad alcune domande riguardanti la trama del libro e la fonte di ispirazione dello stesso, ovvero il padre dell’autrice Mario Petri, al secolo Mario Pezzetta, basso-baritono e attore italiano che ha riscosso discreto successo soprattutto negli anni ’50-’60 del secolo scorso. Vi è proprio il controverso rapporto di odio-amore fra padre e figlia a fare da base al libro, che si suddivide in una parte in cui la Petri immagina fantasiosamente la vita del padre, intuendola da episodi a cavallo tra mito e realtà raccontati talvolta dallo stesso genitore, e in una seconda parte che è quasi totalmente frutto di reminiscenze domestiche.

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Tanti i personaggi che lasciano un segno in questo libro, tra cui “Il Kid”, leggendario amico d’infanzia e giovinezza di Mario Petri, rimasto sconosciuto a Romana per gran parte della sua vita e a cui è riuscita a risalire grazie ad un discendente dopo l’uscita del libro. L’attore viene raccontato sul lato professionale, denotandone la grande bravura e dedizione quasi totale e stacanovista verso il suo lavoro, ma anche sul piano umano, facendoci scoprire un uomo fisicamente imponente ma dal cuore fragile. L’attore è implicitamente legato alla nostra Turi per aver interpretato il ruolo del Capitano Martin nel film “Il Segno di Zorro” del 1963, girato in parte anche nel nostro Comune. Sono state infatti mostrate alcune immagini tratte proprio da quel film, che raffiguravano gli attori in giro per la Turi dei tempi andati, simile a quella attuale, ma in bianco e nero, con meno palazzi e meno macchine.

Durante la presentazione sono stati letti alcuni passi del libro e il cantante Mariano Di Venere si è esibito in alcuni brani. Un bell’evento all’insegna della cultura che ha permesso, attraverso la pregevole narrazione di Romana Petri, di mettere a fuoco anche gli aspetti meno noti di una delle colonne della cultura musicale e cinematografia italiana.

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