Dietro le quinte del Meeting per la Pace

Due giorni intensi per un Meeting che ha coinvolto tutto il paese. All’indomani della conclusione di questa importante manifestazione che ha mosso le diverse età e realtà turesi, abbiamo incontrato la presidentessa di “Umanità Solidale Glocal”, Maria Pia Lenato, alla quale abbiamo voluto porre qualche domanda in merito.
“Certamente giorni e direi mesi di preparazione perché, pur avendo in parte concordato con Religion for Peace, a novembre all’incontro europeo a Castelgandolfo, la partecipazione di un’équipe al meeting di Turi, ci sono state varie difficoltà per mettere insieme le tessere del puzzle. Tempi, luoghi e soprattutto coordinare quanti hanno accolto di collaborare: scuole, associazioni, rapporti con il Comune, agevolati dalla disponibilità dell’assessore Lavinia Orlando. La fase propedeutica è sempre determinante perché si possa poi realizzare al meglio un progetto così articolato e con poche… forze. Bisogna riconoscerlo” – commenta in prima battuta la signora Lenato.
“Per questo ringrazio particolarmente quei soci che si sono spesi con ‘coraggio’ nella realizzazione del progetto che è stato al tempo stesso di dialogo interculturale, interreligioso ed ecumenico, in un momento storico così travagliato. Lo spiegamento delle forze di sicurezza ne è stata testimonianza ed anche a loro va il grazie di USG”.
Un duro lavoro e finalmente i due giorni. Quale la sorpresa più grande?
“L’impegno dei ragazzi e giovani, direi l’entusiasmo con cui, nello sviluppo della proposta di ‘costruire ponti di pace insieme’, hanno messo a fuoco i temi dominanti e le sfide del mondo globalizzato: immigrazione, discriminazione, povertà, violenza, guerre e i possibili antidoti: ponti di amicizia, accoglienza, pace, disarmo, fraternità… Certamente il merito va anche ai docenti che l’intera comunità deve riconoscere e ringraziare. Va sottolineato l’impegno degli scout, vero esempio di coerenza con i principi di servizio, correttezza, responsabilità della regola ‘scout’”.
Il meeting possiamo dire essere stato solo l’inizio. Quale sarà il vostro e nostro impegno in futuro?
“In verità io personalmente con alcuni fondatori di USG lavoriamo da anni, senza molti ‘proclami’, per una cultura della gratuità, dell’accoglienza, dell’aiuto ai più deboli. E la scuola a Bambari con 4 aule ricostruite e 128 studenti (quasi tutti orfani o ex ragazzi soldato) e la scuola elementare/materna con 250 bambini ai quali abbiamo donato banchi e costruito il tetto di 2 aule a Bangui, sono realtà tangibili. Ma anche per queste noi ringraziamo la generosità dei turesi. In fondo è questa la missions di USG: contribuire a costruire una comunità aperta la mondo e al tempo stesso attenta ai bisogni di questo del villaggio globale, perché insieme si possa crescere in umanità e fraternità, vero segreto della felicità”.
Dietro le quinte… quale il commento degli ospiti?
“Ci vorrebbe un articolo a parte per le impressioni dei leaders di Religion for Peace. Sono stato in tante parti del mondo e mai un’accoglienza così; un lavoro completo, questo che voi avete fatto… In sintesi il loro grazie”.