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Cultura

Volontariamente concreti, la capacita’ di donare un sorriso

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Lo scorso lunedì 14 dicembre alle ore 19, presso la Chiesa Madre, si è tenuta la presentazione del libro “Volontariamente Il Mio Viaggio” scritto dal Dott. Gaetano Logrieco (Direttore delle strutture complesse di chirurgia dell’ospedale Ente Ecclesiastico ‘Miulli’ di Acquaviva delle Fonti), edito da Vito Radio. All’autore è stato inoltre conferito, proprio giovedì scorso dall’Accademia Italia in Arte nel Mondo, il Premio Speciale Diritti Umani 2015 presso il monumentale Teatro ‘G. Paisiello’ di Lecce. La moglie del Dottore, la Dott.ssa Mariarosa Giangrande, lo ha affiancato nella relazione. Abbiamo avuto il piacere di porre all’autore alcune domande.

Dott. Logrieco, qual è l’obiettivo della serata?

Questa serata, per la quale ringrazio la Chiesa Madre dell’ospitalità ricevuta, è dedicata all’idea di poter presentare qual è il percorso del volontariato e ciò che un volontario può fare sia nella nostra realtà quotidiana, sia nei Paesi in via di sviluppo.

Da quale esperienza nasce il libro?

Il libro è dedicato a un viaggio, per alcuni versi ideale, dato che rappresenta una sorta di percorso che inizia dalla prima istanza, ovvero dall’esigenza di dedicarsi al proprio mestiere reinterpretandolo per sottrarlo al filtro della routine. Se portassimo all’estremo questa esperienza, in una realtà contraddistinta da una diversità estrema, probabilmente noi medici rispolvereremmo, quella che è l’ ”arte antica” della medicina, oltre alle modalità diverse da quelle quotidiane, che pongono attenzione soprattutto sui valori etici e morali.

A proposito di ciò, cosa crede potrebbe insegnare il libro a livello di valori etici e umani, nel senso più ampio del termine?

Il libro è una sorta di déjà-vu, atto a rivivere quella che di fatto è stata una nuova formazione anche per me. Come dico nel libro il primo passo è quello di azzerarsi, ovvero di tornare alle origini, non soltanto della popolazione sicuramente più semplice rispetto alla nostra, ma anche dell’interpretazione della medicina che attualmente sembra compromessa dall’estremizzazione della tecnologia e sembrerebbe far scomparire quello che era l’antico rapporto medico-paziente fatto di parole, sguardi, contatto umano.

Quali differenze nota fra la nostra e la loro mentalità?

Non si deve pensare che le realtà di bisogno siano realtà che non risentono di una forte carica di dignità. Basti prendere come esempio lo “stare a terra”, uso comune in molte popolazioni in cui questo non è espressione di sporcizia, ma di un contatto continuo e reiterato con la natura, dato che danno alla terra un valore ben diverso da quello che le attribuiamo noi.

Qual è il tipo di aiuto da poter fornire?

La vera mentalità da cambiare è quella della classe media di questi Paesi. Il libro è ambientato nella Repubblica del Benin, ma io lavoro anche in Palestina dove i problemi sono di diversa natura ma comunque ugualmente importanti; di conseguenza cambia il tipo di aiuto da portare. In Africa ad esempio bisogna fare leva sulle classi di medici che invece di tentare di migliorare la situazione delle fasce più basse mira a mantenere la situazione immobile per conservare la propria condizione di vantaggio.

Perché un medico dovrebbe affrontare l’esperienza del volontariato?

Per prima cosa per comprendere cosa significa davvero il bisogno. Un rapporto con il bisogno aiuta molto perché, anche quando si è tornati dall’Africa se ne può fare tesoro, slanciandosi verso una crescita interiore che può essere poi esportata nella vita di ogni giorno, perché il bisognoso può essere anche quello della porta accanto, non necessariamente di qualcosa di materialmente significativo, ma anche di un semplice sorriso. Partendo dal miglioramento di se stessi, per arrivare al miglioramento degli altri.

L’evento, che ha riscosso una discreta partecipazione, è stato promosso ed organizzato dal Cav. Stefano De Carolis, con il patrocinio gratuito del Comune di Turi e della testata giornalistica “Corriere Nazionale”.

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