Nel Palazzo Marchesale con l’Archietetto Logrillo

Se vi capita di sfogliare il XIII quaderno “Sulle Tracce”, vi potete imbattere in un percorso di immagini, congetture e vissuti che vi catapultano nelle mura di uno dei simboli della nostra Turi: il Palazzo Marchesale.
E con il titolo “Da una torre ad un’immensa corte” lo studioso e architetto Pietro Logrillo ha guidato in un tour virtuale i numerosi ospiti del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi, attraverso quel che resta di quell’edificio, oggi Sala Ricevimenti, che accompagna la storia della nostra cittadina. Nella serata di venerdì 28 marzo, un approfondimento sul trascorso di un simbolo del nostro paese e su qualle mura di cui “ancora poco é stato detto o scritto”. E se pochi sono gli studi sul suo percorso storico, anche minore é la conoscenza che di questo hanno gli stessi turesi.
È a loro che l’arch. Pietro Antonio Logrillo si é rivolto, accolto dal presidente del Centro Studi, dott. Domenico Resta. “Le mie sono ipotesi”- ha aperto ai numerosi presenti il relatore. Pochi sono ancora gli studi sul Palazzo Marchesale e dopo un breve excursus sui titoli di pubblicazioni ad esso associate, un ringraziamento speciale lo estende al primo turese che si è occupato dell’argomento. “Dal lavoro dell’archeologo Donato Labate del 1999 derivano altre pubblicazioni” – ha ribadito Logrillo, mensionando anche una mostra realizzata ad Urbino dal titolo “Genii”, nella quale è stato esposto qualcosa del nostro palazzo marchesale.

Sei le fasi costruttive individuate da Donato Labate, in parte confutate dallo stesso Logrillo attraverso i suoi studi e le analisi architettoniche della struttura di cui, nel 1746, il Regio tavolaro Luca Vecchione scrisse: “Sta’ sito il palazzo sud(dett)o o’ sia castello Baronale accosto una Porte di d(ett)a Terra, chiamata Porta nova, con la sua Facciata P(ri)n(cipa)le a Scirocco”.
Si tratta quindi di un Castello, di origine normanna, quel che oggi vediamo, ma diremmo meglio, immaginiamo, essere il Palazzo Marchesale, i cui elementi autentici sono ancora visibili al piano terra del Palazzo, con la sala “normanna” con volta a “botte” e una torre angolare.
Necessarie le slide adottate dall’architetto Logrillo ad accompagnare le sue parole dense di storia, di studio e di analisi di un patrimonio turese ma non più di Turi; che racconta la storia di un paese prima ancora della sua nascita, e oggi non più di libero accesso per i cittadini che lo ammirano dal suo esterno.
Posizione altimetrica, scatti fotografici di una Turi ormai dimenticata a descrivere le congetture del relatore che fa risalire il primo nucleo dell’edificio al VII – VIII secolo. Un Castellum Turium circondato da uno strapiombo di 4 metri, come alcune fotografie, ancora oggi, descrivono. Crocevia per imporanti spostamenti, nella seconda metà dell’XI secolo passò agli Altavilla e successivamente, nel 1068, “entra” nella Contea di Conversano. “Con il dominio dei Frassineto – si legge nella pubblicazione dell’archietetto – il castello-torre di Turi subisce un primo ampliamento”. Attorno ad esso si forma un primo borgo, che si estende verso il 1274, come dimostrano i documenti che attestano l’allargamento della cinta muraria.
Con l’arrivo degli aragonesi, si incontra una fase di declino di numerosi castelli difensivi interni al territorio, come quello turese, per favorire quelli della costa, dove si concentra il sistema difensivo. Il Castello- Torre subisce così nuove modifiche che lo porteranno a divenire un palazzo gentilizio e i proprietari che si avvicenderanno decreteranno sempre nuove e intense variaizoni della struttura, per accrescere il loro pregio e per distruggere segni e simboli della dominazione precedente. Da Giovanni Antonio Acquaviva d’Aragona a Isabella Caracciolo (1530), poi a Guttero Nava (1541) fino all’ispanico Francesco Moles (1546). La famiglia Moles, piegata da ingenti debiti, vendette il feudo di Turi ai Venusio di Matera (1752) che, ristrutturarono nuovamente il Palazzo “cancellando ogni riferimento ai baroni Moles”. Con la morte dell’ultimo marchese, Raffaello Venusio, napoletano, portò via tutti gli arredi e vendette l’immobile al dott. Luigi Tamburrino, attuale proprietario, che ha operato l’ennesima trasformazione del palazzo.
Un tour virtuale con scatti dell’archietetto per tutti i presenti che son potuti entrare nelle sale del Palazzo, con alcuni cenni alla sua sontuosità, ai suoi fasti ormai perduti, ai suoi racconti ormai sbaditi, per conoscere una sezione del loro passato, della loro storia cittadina, del percorso della loro Turi, fino a rivivere, immagine dopo immagine, quel che era e quel che non sarà più, in un ricordo costruito che solo la nostra immaginazione può portare nuovamente in vita.