Convento delle Clarisse … tra storia e mistero

Ventidue banchi in legno con porta calamaio e sedili richiudibili. Un pezzo di storia degli anni ’60 che i ragazzi della costituenda associazione ‘Il Viandante’ hanno spostato e catalogato. Materiale accatastato in una delle stanze del Convento delle Clarisse che ora sarà in parte recuperato e quindi, una volta restaurato, ci auguriamo possa essere reso visibile a tutti. Soffermiamoci un attimo sul posto nel quale i banchi erano abbandonati: una stanza ‘segreta’ ricca di aneddoti e misteri. Proviamo a fare un salto nell’ambiente ottocentesco dell’Italia post – unificata ed immaginiamo la vita di paese, la cultura, il lavoro, i costumi.. bene, immaginiamo ora l’arrivo furioso dei briganti con deturpazioni, violenze, saccheggi.. cosa avrebbero potuto fare i nostri antenati Turesi? Rifugiarsi o difendersi per quel che fosse possibile. Ora che abbiam creato la giusta atmosfera proviamo a spiegare il ruolo delle clarisse e l’importanza della ‘stanza invisibile’. All’attacco dei briganti le Clarisse raccoglievano e rifugiavano i fanciulli in questo ambiente nascondendo l’accesso con una catasta di legna (ì stòzz’r), in modo da rendere invisibile la stanza. Com’è facile pensare, i bambini non potevano restare a lungo senza nutrimento, ma a ciò provvedevano sempre le Clarisse. Infatti all’interno della stanza passa un condotto verticale che unisce il piano superiore al pozzo sotterraneo, interrotto da una piccola fessura dalla quale i fanciulli recuperavano i viveri che venivano loro calati. Molto suggestivo è il poter immaginare l’ambiente post unitario e l’amore col quale le monache si prendevano cura dei fanciulli educandoli, accudendoli e regalando loro quella protezione materna di cui avevano bisogno.
Ma la storia della ‘stanza segreta’ non termina qui. Dall’Ottocento torniamo nella metà del Novecento e pensiamo alle ricorrenze, ai matrimoni, al cosiddetto dolce della festa (ù dòlc’ d’ là fèst). Ecco, abbiamo sempre sentito parlare della gustosa faldacchea quale invenzione delle monache, ma dove è nata la faldacchea? Sembrerà strano ma tutto veniva elaborato nella soprannominata ‘stanza invisibile’, dove grazie ad un vecchio forno, di cui ora si intravedono solo alcune parti rievocative, si produceva il dolce che, assieme alle altre prelibatezze, ha reso famoso Turi.
Come terminare: intanto ringraziamo il compianto don Vito Ingellis che grazie alle sue ricerche ci ha permesso di fare un salto nella Turi post unitaria; Isa Schettini e Paolo Florio per l’amichevole collaborazione e, augurandoci che i banchi ritrovati siano ben presto restaurati e perché no, esposti nella ‘stanza invisibile’ ricreando l’ambiente scolastico degli anni ’60 vi ringraziamo per la lettura.. arrivederci al prossimo evento.
Ass. costituenda ‘Il Viandante’