Una banca turese: traguardo possibile

Lo scorso venerdì sera, Angelo Orlandi, presso la sua Fimer, ha incontrato amici e imprenditori locali per illustrare loro un piccolo grande sogno: dar vita ad una banca turese. “L’idea nasce diversi mesi fa dialogando con amici ed esperti del settore, il Prof. Vito Spada per citarne uno su tutti – racconta Orlandi. Dialoghi e incontri nelle quali è maturata la convinzione che una Banca di Credito Cooperativo a Turi non fosse solo importante per gli imprenditori ma determinante per la crescita futura del nostro paese.”
Dopo aver dipinto la parte “tecnica”, in cui sono state descritte le modalità e i vincoli richiesti dalla Banca d’Italia per la costituzione di una Bcc, si è aperta un lunga e intensa discussione fra i presenti intervenuti. Ad emergere è stata sicuramente la “natura” della Banca, come istituzione legata dalle fondamenta al territorio. Infatti per la sua nascita sono necessari almeno mille soci che di fatto rappresentano il territorio stesso in cui vivono.
L’altro elemento di grande interesse è stato quello legato ai “vantaggi” economici-finanziari sia per i soci sia per il territorio. La Banca di Credito Cooperativo infatti riserva ai soci tassi e tariffe bancarie più favorevoli e non divide ma reinveste per statuto “gli utili” nel proprio paese.
Ad una settimana circa dall’incontro abbiamo contattato il promotore dell’iniziativa: “Sono soddisfatto dell’attenzione dei presenti – afferma Orlandi – e nei giorni successivi sono stato fermato e contattato da diverse persone che si sono complimentate e mi hanno mostrato il loro interesse. Ne sono felice. Vorrei ringraziare tutte queste persone e vorrei chiedere scusa a tutti coloro che non siamo riusciti a coinvolgere fin dal primo istante. Gli incontri proseguiranno e a breve sarà costituito il comitato promotore con l’obiettivo per fine ottobre di presentare l’idea in un’assemblea pubblica all’intera cittadinanza e alle famiglie turesi che di fatto saranno l’anima della futura banca.”
L’interesse per l’iniziativa è stato grande fin dall’inizio, infatti alla fimer la discussione fra amici è durata per oltre tre ore. Tuttavia, fra i tanti presenti, non è mancato chi ha sommessamente rivendicato l’antichissimo scetticismo turese. Quella forma di sfiducia che vede il nostro paese migliore se posto sempre uno due passi indietro rispetto ai paesi limitrofi. Quella forma arcaica di sospetto che si potrebbe sintetizzare in una battuta: “Una banca…? A Turi?”. Dal nostro punto di vista riteniamo proprio questo, lo scetticismo atavico, l’unico vero ostacolo capace di minare una iniziativa degna di essere sostenuta e partecipata dall’intero paese a prescindere da tutto. Citando un filosofo italiano: La speranza e il coraggio di pochi lasciano tracce indelebili.