{"id":8102,"date":"2012-02-06T14:11:58","date_gmt":"2012-02-06T14:11:58","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2012\/02\/06\/allites-s-pertini-una-giornata-per-non-dimenticare\/"},"modified":"2012-02-06T14:11:58","modified_gmt":"2012-02-06T14:11:58","slug":"allites-s-pertini-una-giornata-per-non-dimenticare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2012\/02\/06\/allites-s-pertini-una-giornata-per-non-dimenticare\/","title":{"rendered":"All\u2019ITES \u201cS. Pertini\u201d una giornata per non dimenticare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-8101\" src=\"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mario-limentani35.JPG\" width=\"320\" height=\"151\" alt=\"mario limentani35\" style=\"margin-top: 0px; margin-right: 3px; margin-bottom: 0px; margin-left: 3px;\" srcset=\"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mario-limentani35.JPG 640w, https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mario-limentani35-300x142.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole non sono sufficienti a raccontare quello che gli occhi hanno espresso. Qualche timida lacrima ha bagnato il viso dei presenti, ragazzi e docenti, che hanno assistito nella mattinata del primo febbraio alla \u201cGiornata della Memoria\u201d organizzata presso l\u2019ITES \u201cS. Pertini\u201d di Turi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sala teatro dell\u2019Istituto turese, il preside Erminio Deleonardis, il prof. Osvaldo Buonaccino d&#8217;Addiego, tutto il corpo docente e non docente e gli studenti hanno applaudito alla toccante mattinata dedicata alla Shoah. \u201cPerch\u00e9 i ragazzi non devono dimenticare e ricordare \u00e8 doveroso per costruire un futuro migliore, affinch\u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stato, non si ripeta pi\u00f9\u201d \u2013 ha commentato con grande commozione il dirigente scolastico alla platea formata anche dagli studenti delle scuole medie di Casamassima e Sammichele. \u201cInsegnare ai pi\u00f9 giovani a leggere il passato \u00e8 indispensabile perch\u00e9 ci sia un\u2019educazione alla pace\u201d \u2013 ha continuato Deleonardis, rimembrando il passato della sua famiglia e del proprio genitore, prigioniero in Russia. \u201cSono dodici anni che a scuola celebriamo questa giornata, per non dimenticare ci\u00f2 che \u00e8 stato \u2013 ha aggiunto il professor Buonaccino che sin dal mese di novembre ha lavorato per organizzare la manifestazione ma, tristemente aggiunge che \u2013 purtroppo la \u201clista\u201d dei testimonisi va esaurendo e molti di loro, non ci sono pi\u00f9. Perdere la possibilit\u00e0 di ascoltare dalla voce dei testimoni quanto \u00e8 stato, significa per i ragazzi, e per tutti noi, non poter pi\u00f9 \u201ctoccare\u201d la Shoah\u201d. Pertanto a tutti il compito di trasmettere e di ricordare che quanto detto e visto \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di lasciare spazio alla testimonianza di Mario Limentani, romano di adozione e di origine ebraica, fortissima emozione ha lasciato l\u2019interpretazione de \u201cIl Canto Del Lager\u201d dell\u2019Associazione Culturale Teatrermitage di Molfetta con un documento sul processo di Francoforte, uno dei processi che portarono a conoscenza le violenze e l\u2019orrore dello sterminio nazista. Gli attori, in un susseguirsi di scene, hanno testimoniato quanto vissuto dai nove milioni di deportati nei campi di concentramento, trattati come \u2018st\u00fc\u00e8ke\u2019 \u2013 capi, cavie da laboratorio, cibo per i sopravvissuti. \u201cVedemmo scheletri vagare per il campo\u201d \u2013 ha recitato un figurante prima di lasciare spazio ai modi di morire, scelti dalle SS. \u201cLe fucilazioni erano eseguite il mercoled\u00ec e il venerd\u00ec\u201d. L&#8217;inferno del Lager per antonomasia, Auschwitz, \u00e8 disegnato nella sua estensione e profondit\u00e0; le sue installazioni descritte con rigore catastale; l&#8217;iter del detenuto, anzi dello Haftling, se vogliamo conservare, come titolo d&#8217;onore, questa qualifica che ha accompagnato nella morte milioni di innocenti, \u00e8 minuziosamente tracciato dalla sosta sulla banchina ferroviaria al forno crematorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo inferno \u00e8 ricostruito tra il dicembre del 1963 e l&#8217;agosto del 1965 durante uno dei pi\u00f9 scioccanti processi, quello di Francoforte, in cui comparvero come imputati un gruppo di SS e di funzionari del campo di Auschwitz per crimini commessi nei confronti di H\u00e4ftlinge internati nel lager.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accuse, testimonianze di alcuni tra i sopravvissuti, difese, tutte egualmente, se pure per ragioni diverse, atroci, si dispongono in un susseguirsi che alla prima apparenza sembra anonimo ed incolore, ma in realt\u00e0 nel suo metodico incalzare giunge ad una tensione drammatica e morale altissima. La testimonianza si trasforma in poesia e la poesia integra ed approfondisce la storia e ne mostra la pi\u00f9 profonda verit\u00e0 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raccontare, di nuovo e ancora, per sempre, perch\u00e9 il difetto di conoscenza pu\u00f2 ancora generare simili mostruosit\u00e0. Con la regia di Vito d\u2019Ingeo, seguiti dalla dott.ssa Cal\u00f2 ed interpretato da Tiziana Gerbino, Donatello Di Bari, Anna Maria La Stella, Silvia Mastropasqua e Leonardo Vasile, \u201cIl Canto del Lager\u201d ha lasciato un ai presenti uno stato di inettitudine, apprendendo che nel solo campo di Auschwitz 20mila persone sono state fucilate dinanzi alla parete nera, circa 30mila furono ammazzati con il fenolo iniettato direttamente nel cuore, migliaia di detenuti trovarono la morte nei Bunkerblock, il canile senza vitto e un numero indefinito furono uccisi con il Zyklon B, il gas usato per le morti di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raccontare quel che \u00e8 stato, non significa spaventare. Vuol dire non dimenticare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Mario Limentani: perch\u00e9 raccontare \u00e8 un dovere<\/strong><\/p>\n<p>A lui una pergamena di riconoscimento per il suo impegno a portare nelle scuole e per tutta l\u2019Italia un grido di pace e dell\u2019importanza di non dimenticare. Consegnata dalle mani del Preside Deleonardis, Limentani ha commosso i ragazzi dell\u2019istituto con la sua scioccante parola. \u201cHo iniziato a parlare solo dopo circa 40 giorni dalla liberazione\u201d \u2013 commenta il testimone prima di lasciare spazio ai ricordi.<\/p>\n<p>Minuti trascorsi ad ascoltare la sua voce, spesso interrotta dall\u2019emozione, dalla tristezza e dalla rabbia di un ottantanovenne che ha trascorso la sua adolescenza in prigionia. Si comprende come molte cose sono difficili da essere espresso, non per la complessit\u00e0 del messaggio, quanto dall\u2019atrocit\u00e0 dell\u2019accaduto. \u201cCose che mi sono rimaste impresse, sono passati cinquantasette anni e mi pare di essere rimasto sempre l\u00ec\u201d. Ebreo d\u2019origine, classe 1923, all\u2019et\u00e0 di 17 anni, fu stato catturato dai fascisti.<\/p>\n<p>\u201cIl 4 gennaio del 1944, da Regina Celi dove fui imprigionato, alle quattro e mezza di mattina ci diedero la sveglia, ci incatenarono cinque per cinque e ci portarono alla Stazione Tiburtina. Ci caricarono, ci misero in un vagone, settanta persone per vagone, ci rinchiusero, solo una ventina potevano stare seduti. Partimmo, abbiamo viaggiato due giorni e due notti per arrivare a Monaco di Baviera. Arrivammo verso mezzanotte e andammo al campo di concentramento di Dachau, ma ancora non sapevamo nulla, credevamo di andare in un campo di lavoro come avevano detto. Ci rinchiusero nella baracca delle docce, ci lasciarono l\u00e0 un po&#8217; di giorni, non sapevamo nulla ancora. Poi la mattina ci svegliarono, ci presero e ci portarono a Mauthausen. L&#8217;11 gennaio del 1944, verso le undici, mezzogiorno arrivammo a Mauthausen.<\/p>\n<p>Arrivati a Mauthausen, ci misero sulla destra, dove c&#8217;\u00e8 il muro del pianto e fecero l&#8217;appello. Ancora non sapevamo, non si vedeva niente, la neve era alta, faceva freddo, venti gradi sotto zero. Quando chiamavano un ebreo si doveva uscire dalla riga. Ci misero nella baracca dove sotto ci sono le docce\u201d.<\/p>\n<p>\u201cFinito di fare la doccia, ci fecero uscire senza asciugarci, senza vestirci, ci mandarono al blocco di quarantena che stava gi\u00f9 in fondo. Entrammo l\u00e0 e c&#8217;erano i nostri compagni. Quando ci videro quei poveracci ci dissero &#8220;Ma che vi hanno fatto, perch\u00e9 vi hanno fatto cos\u00ec\u2026&#8221; e noi chiudevamo gli occhi e dicevamo &#8220;Non lo sappiamo&#8221;. Ci avevano dato il vestito e da quel momento non sentimmo pi\u00f9 il nostro nome, da quel momento il mio nome era &#8220;zweiundvierzigzweihundertdreissig&#8221; e cio\u00e8 42.230\u201d.<\/p>\n<p>Ordinato a lavorare in una cava \u201csiete fortunati ad essere ancora vivi\u201d \u2013 fu detto a lui e ad altri ebrei. \u201cL\u00ec morivano tutti i giorni duecento, duecentocinquanta persone perch\u00e9 bastava perdere l&#8217;equilibrio e si cadeva. Finito il nostro lavoro dovevamo prendere i cadaveri, metterceli sulle spalle e andare su. Li posavamo per terra e gli addetti ai forni crematori venivano a prenderli. Poi noi ritornavamo alla baracca numero cinque. In questa baracca non c&#8217;erano le cuccette, come nelle altre baracche. Si doveva dormire per terra, in un posto in cui potevano starci cento, centocinquanta persone eravamo in duecentocinquanta. Per fortuna \u00e8 durata solo quattro mesi, anche se quattro mesi l\u00ec sembravano quarant&#8217;anni. Da l\u00ec poi ci mandarono a Melk\u201d. Qui, anora segnati dalla stella ebraica, \u201csi lavorava dodici ore di giorno e dodici di notte\u201d.<\/p>\n<p>\u201cDa Melk a Ebensee andammo a piedi, sempre a piedi. Quella era la marcia della morte. Se vedevo che un mio compagno stava per cadere non potevo sorreggerlo perch\u00e9 altrimenti le SS sparavano prima me e poi lui\u201d. Ancora un lavoro in galleria fino all\u2019estremo delle forze \u201cl\u00e0 non capivo pi\u00f9 niente, non mangiavo, non capivo pi\u00f9 niente\u201d.<\/p>\n<p>\u201cQuando arriv\u00f2 il 5 maggio il campo di Mauthausen fu liberato, mentre Ebensee venne liberato il 6 maggio alle 14.30. Entrarono gli americani e sfondarono. Vedevo tutto per\u00f2 non ebbi quella gioia di piangere dicendo &#8220;Sono libero!&#8221;, non capivo nulla. In citt\u00e0 mi spogliarono, mi lavarono, mi pesarono, pesavo ventisette chili e due etti\u201d.<\/p>\n<p>Ritornai a Roma il 27 giugno.<\/p>\n<p><embed type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"https:\/\/picasaweb.google.com\/s\/c\/bin\/slideshow.swf\" width=\"660\" height=\"660\" flashvars=\"host=picasaweb.google.com&amp;noautoplay=1&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=https%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2Fredazioneturiweb%2Falbumid%2F5705932357310535569%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit\" pluginspage=\"http:\/\/www.macromedia.com\/go\/getflashplayer\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-8101\" src=\"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mario-limentani35.JPG\" width=\"320\" height=\"151\" alt=\"mario limentani35\" style=\"margin-top: 0px; margin-right: 3px; margin-bottom: 0px; margin-left: 3px;\" srcset=\"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mario-limentani35.JPG 640w, https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/wp-content\/uploads\/2012\/02\/mario-limentani35-300x142.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px\" \/><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8101,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-8102","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-attualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8102","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8102"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8102\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8101"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8102"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8102"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8102"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}