{"id":4076,"date":"2007-11-29T17:30:40","date_gmt":"2007-11-29T17:30:40","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2007\/11\/29\/la-formazione\/"},"modified":"2007-11-29T17:30:40","modified_gmt":"2007-11-29T17:30:40","slug":"la-formazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2007\/11\/29\/la-formazione\/","title":{"rendered":"La formazione"},"content":{"rendered":"<h3><span class=\"mw-headline\">In Sardegna<\/span> <\/h3>\n<p>Antonio Gramsci nacque ad Ales, presso Oristano, da Francesco (1860 &#8211; 1937) e Giuseppina Marcias (1861 &#8211; 1932). <sup class=\"reference\">[1]<\/sup> Francesco, originario di Gaeta, di famiglia medio-borghese, era studente in legge quando mor&igrave; suo padre, colonnello dei carabinieri; dovendo trovare subito un lavoro, nel 1881 part&igrave; per la Sardegna per impiegarsi nell&#39;Ufficio del registro di Ghilarza. In questo paese, che allora contava circa 2.200 abitanti, conobbe Peppina, che aveva studiato fino alla terza elementare ed era figlia di un esattore delle imposte, nonch&eacute; proprietario di alcune terre; malgrado l&#39;opposizione dei genitori, rimasti in Campania, che consideravano i Marcias una famiglia di rango inferiore alla propria, la spos&ograve; nel 1883. Dal matrimonio nascer&agrave; Gennaro, nel 1884, e dopo che l&rsquo;ufficio fu trasferito da Ghilarza ad Ales, Grazietta nel 1887, Emma nel 1889 e, il 22 gennaio 1891 Antonio, che fu battezzato il 29 gennaio.<\/p>\n<p>L&#39;anno dopo la famiglia si trasferisce a Sorgono, il paese di cui la madre &egrave; originaria, e qui nascono gli altri figli, Mario nel 1893, Teresina nel 1895 e Carlo nel 1897. Antonio, a due anni, si ammal&ograve; del morbo di Pott, una tubercolosi ossea che in pochi anni gli deform&ograve; la colonna vertebrale e gli imped&igrave; una normale crescita: Gramsci non superer&agrave; il metro e mezzo di altezza; i genitori pensavono che la sua deformit&agrave; fosse la conseguenza di una caduta e anche Antonio rimase convinto di quella spiegazione. Ebbe sempre una salute delicata: a quattro anni, soffrendo di emorragie e convulsioni, fu dato per spacciato dai medici, tanto che la madre compr&ograve; la bara e il vestito per la sepoltura. <sup class=\"reference\">[2]<\/sup><\/p>\n<p>Arrestato il 9 agosto 1898 con l&#39;accusa di peculato, concussione e falsit&agrave; in atti, Francesco Gramsci viene condannato il 27 ottobre 1900 al minimo della pena con l&#39;attenuante del &laquo;lieve valore&raquo;: 5 anni, 8 mesi e 22 giorni di carcere, da scontare a Gaeta; priva del sostegno dello stipendio del padre, per la famiglia Gramsci furono anni di estrema miseria che la madre affront&ograve; vendendo la sua parte di eredit&agrave;, tenendo a pensione il veterinario del paese e guadagnando qualche soldo cucendo camicie. <sup class=\"reference\">[3]<\/sup><\/p>\n<p>Proprio per le sue delicate condizioni di salute Antonio cominci&ograve; a frequentare la scuola elementare soltanto a sette anni: la concluse nel 1903 col massimo dei voti ma la situazione familiare non gli permise di iscriversi al ginnasio. Gi&agrave; dall&rsquo;estate precedente aveva iniziato a dare il suo contributo all&#39;economia domestica lavorando all&#39;Ufficio del catasto di Ghilarza per 9 lire al mese &#8211; l&#39;equivalente di un chilo di pane al giorno &ndash; per 10 ore al giorno, smuovendo &laquo;registri che pesavano pi&ugrave; di me e molte notti piangevo di nascosto perch&eacute; mi doleva tutto il corpo&raquo;. <sup class=\"reference\">[4]<\/sup><\/p>\n<div class=\"thumb tleft\">\n<div class=\"thumbinner\" style=\"width: 202px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/3\/3d\/Gramsci_15_anni.jpg\/200px-Gramsci_15_anni.jpg\" border=\"0\" alt=\"Antonio Gramsci nel 1906\" width=\"200\" height=\"250\" \/> <\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<div class=\"magnify\" style=\"float: right\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"skins-1.5\/common\/images\/magnify-clip.png\" alt=\"\" width=\"15\" height=\"11\" \/><\/div>\n<p>Antonio Gramsci nel 1906<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Il 31 gennaio 1904 Francesco Gramsci, grazie a un&rsquo;amnistia, anticipa di tre mesi la fine della sua pena: inizialmente guadagn&ograve; qualcosa come segretario in una Assicurazione agricola, poi, riabilitato, fece il patrocinante in conciliatura e infine fu riassunto come scrivano nel vecchio &#39;Ufficio del catasto, dove lavor&ograve; per il resto della sua vita. Affrontando gli abituali sacrifici, i genitori poterono iscrivere il quindicenne Antonio nel Ginnasio comunale di Santu Lussurgiu, a 18 chilometri da Ghilarza, &laquo;un piccolo ginnasio in cui tre sedicenti professori sbrigavano, con molta faccia tosta, tutto l&#39;insegnamento delle cinque classi&raquo;. <sup class=\"reference\">[5]<\/sup> Con questa preparazione avventurosa riusc&igrave; a prendere la licenza ginnasiale a Oristano nell&#39;estate del 1908 e a iscriversi al Liceo Dettori di Cagliari, stando a pensione, prima in un appartamento in via Principe Amedeo 24 poi, l&#39;anno dopo, in corso Vittorio Emanuele 149, insieme con il fratello Gennaro il quale, terminato il servizio di leva a Torino, lavorava per cento lire al mese in una fabbrica di ghiaccio del capoluogo sardo.<\/p>\n<p>La modesta preparazione ricevuta nel ginnasio si fece sentire, perch&eacute; inizialmente Gramsci ottenne nelle diverse materie appena la sufficienza, ma recuper&ograve; in fretta: del resto, leggere e studiare era il suo impegno costante. Non si concedeva distrazioni non soltanto perch&eacute; avrebbe potuto permettersele solo con grandi sacrifici, ma anche perch&eacute; l&#39;unico vestito, per lo pi&ugrave; liso, da lui posseduto, non lo incoraggiava a frequentare n&eacute; gli amici n&eacute; i locali pubblici. <sup class=\"reference\">[6]<\/sup><\/p>\n<p>Il fratello Gennaro era tornato in Sardegna militante socialista e ai primi del 1911 divenne cassiere della Camera del lavoro e segretario della sezione socialista di Cagliari: &laquo;Una grande quantit&agrave; di materiale propagandistico, libri, giornali, opuscoli, finiva a casa. Nino, che il pi&ugrave; delle volte passava le sere chiuso in casa senza neanche un&#39;uscita di pochi momenti, ci metteva poco a leggere quei libri e quei giornali&raquo; <sup class=\"reference\">[7]<\/sup> Leggeva anche i romanzi popolari di Carolina Invernizio e di Anton Giulio Barrili e quelli di Grazia Deledda ma non li apprezzava, considerando folkloristica la visione che della Sardegna ha la scrittice; leggeva &laquo;Il Marzocco&raquo; e &laquo;La Voce&raquo; di Giuseppe Prezzolini, Papini, Emilio Cecchi &laquo;ma in cima alle sue raccomandazioni, quando mi chiedeva di ritagliare gli articoli e di custodirli nella cartella, stavano sempre Croce e Salvemini&raquo;. <sup class=\"reference\">[8]<\/sup><\/p>\n<p>Alla fine della seconda classe liceale, alla cattedra di lettere italiane del Liceo sal&igrave; il professor Raffa Garzia, radicale e anticlericale, direttore de &laquo;L&#39;Unione Sarda&raquo;, quotidiano legato alle istanze sardiste rappresentate, in Parlamento da Francesco Cocco-Ortu, allora impegnato in una dura opposizione al ministero di Luigi Luzzatti. Col Garzia Gramsci instaur&ograve; un buon rapporto, che andava oltre il naturale discepolato: invitato ogni tanto a visitare la redazione del giornale, ricevette nell&rsquo;estate del 1910 la tessera di giornalista, con l&rsquo;invito a &laquo;inviare tutte le notizie di pubblico interesse&raquo;: e il 25 luglio Gramsci ebbe la soddisfazione di vedersi stampato il suo primo scritto pubblico, venticinque righe di cronaca ironica su un fatto avvenuto nel paese di Aidomaggiore. <sup class=\"reference\">[9]<\/sup><\/p>\n<p>In un tema dell&#39;ultimo anno di liceo che ci &egrave; conservato, Gramsci scriveva, tra l&#39;altro, che &laquo;Le guerre sono fatte per il commercio, non per la civilt&agrave; [&#8230;.] la Rivoluzione francese ha abbattuto molti privilegi, ha sollevato molti oppressi; ma non ha fatto che sostituire una classe all&#39;altra nel dominio. Per&ograve; ha lasciato un grande ammaestramento: che i privilegi e le differenze sociali, essendo prodotto della societ&agrave; e non della natura, possono essere sorpassate&raquo; <sup class=\"reference\">[10]<\/sup> La sua concezione socialista, qui chiaramente es<\/p>\n<p>pressa, va unita, in questo periodo, all&#39;adesione all&rsquo;indipendentismo sardo, in una sorta di &laquo;socialsardismo&raquo;, nel quale egli esprimeva, insieme con la denuncia delle condizioni di arretratezza dell&rsquo;isola e delle disuguaglianze sociali, l&rsquo;ostilit&agrave; verso le classi privilegiate del continente, fra i quali venivano compresi, secondo una polemica mentalit&agrave; di origine contadina, gli stessi operai, concepiti come una corporazione elitaria fra i lavoratori salariati.<\/p>\n<p>Tra poco, Gramsci conoscer&agrave; da vicino la realt&agrave; operaia di una grande citt&agrave; del Nord: nell&#39;estate del 1911 il conseguimento della licenza liceale con una votazione molto buona &#8211; tutti <em>otto<\/em> e un <em>nove<\/em> in italiano &#8211; gli prospetta la possibilit&agrave; di continuare gli studi all&#39;Universit&agrave;. Nell&rsquo;autunno del 1911 il Collegio Carlo Alberto di Torino band&igrave; un concorso, riservato a tutti gli studenti poveri licenziati dai licei del Regno, offrendo 39 borse di studio, ciascuna equivalente a 70 lire al mese per 10 mesi, per poter frequentare l&#39;Universit&agrave; di Torino: Gramsci fu uno dei due studenti di Cagliari ammessi a sostenere gli esami a Torino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><span class=\"mw-headline\">A Torino<\/span><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4><span class=\"mw-headline\">Studente universitario<\/span> <\/h4>\n<div class=\"thumb tleft\">\n<div class=\"thumbinner\" style=\"width: 302px\"><font size=\"1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/b\/ba\/Loggiato.jpg\" border=\"0\" alt=\"Torino, il loggiato dell&#39;Universit&agrave;\" width=\"300\" height=\"197\" \/><\/font> <\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<div class=\"magnify\" style=\"float: right\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"skins-1.5\/common\/images\/magnify-clip.png\" alt=\"\" width=\"15\" height=\"11\" \/><\/div>\n<p>Torino, il loggiato dell&#39;Universit&agrave;<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&laquo;Partii per Torino come se fossi in stato di sonnambulismo. Avevo 55 lire in tasca; avevo speso 45 lire per il viaggio in terza classe delle 100 avute da casa&raquo;. Il 27 ottobre 1911 conclude gli esami: li supera classificandosi nono; al secondo posto &egrave; uno studente genovese venuto da Sassari, Palmiro Togliatti.<\/p>\n<p>Si iscrive alla Facolt&agrave; di Lettere ma le 70 lire al mese non bastano nemmeno per le spese di prima necessit&agrave;: oltre alle tasse universitarie, deve pagare 25 lire al mese per l&rsquo;affitto della stanza di Lungo Dora Firenze 57, nel popolare quartiere di Porta Palazzo, e il costo della luce, delle pulizia della biancheria, della carta e dell&#39;inchiostro, e ci sono i pasti &#8211; &laquo;non meno di due lire alla pi&ugrave; modesta trattoria&raquo; &#8211; e la legna e il carbone per il riscaldamento: privo anche di un cappotto, &laquo;la preoccupazione del freddo non mi permette di studiare, perch&eacute; o passeggio nella camera per scaldarmi i piedi oppure devo stare imbacuccato perch&eacute; non riesco a sostenere la prima gelata&raquo;; <sup class=\"reference\">[11]<\/sup> sono frequenti le richieste di denaro alla famiglia che per&ograve;, da parte sua, non se la passa molto meglio.<\/p>\n<p>L&#39;Universit&agrave; di Torino vantava professori di alto livello e di diversa formazione: Luigi Einaudi, Francesco Ruffini, Vincenzo Manzini, Pietro Toesca, Achille Loria, Gioele Solari e poi il giovane glottologo Matteo Bartoli, <sup class=\"reference\">[12]<\/sup> che si leg&ograve; di amicizia con Gramsci, come fece anche l&#39;incaricato di letteratura italiana Umberto Cosmo, contro il quale, nel 1920, indirizz&ograve; bens&igrave; un articolo violentemente polemico, ma nel carcere continu&ograve; a ricordarlo con simpatia &#8211; &laquo;serbo del Cosmo un ricordo pieno di affetto e direi di venerazione [&#8230;.] era e credo sia tuttora di una grande sincerit&agrave; e dirittura morale con molte striature di quella ingenuit&agrave; nativa che &egrave; propria dei grandi eruditi e studiosi&raquo; <sup class=\"reference\">[13]<\/sup> &#8211; ricordando anche che, con questi e con molti altri intellettuali dei primi quindici anni del secolo, malgrado divergenze di varia natura, egli avesse questo in comune: &laquo;partecipavamo in tutto o in parte al movimento di riforma morale e intellettuale promosso in Italia da Benedetto Croce, il cui primo punto era questo, che l&#39;uomo moderno pu&ograve; e deve vivere senza religione rivelata o positiva o mitologica o come altro si vuol dire. Questo punto anche oggi mi pare il maggior contributo alla cultura mondiale che abbiano dato gli intellettuali moderni italiani&raquo;. <sup class=\"reference\">[14]<\/sup><\/p>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\" style=\"width: 202px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/thumb\/6\/6e\/Angelo_Tasca.jpg\/200px-Angelo_Tasca.jpg\" border=\"0\" alt=\"Angelo Tasca\" width=\"200\" height=\"229\" \/> <\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<div class=\"magnify\" style=\"float: right\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"skins-1.5\/common\/images\/magnify-clip.png\" alt=\"\" width=\"15\" height=\"11\" \/><\/div>\n<p>Angelo Tasca<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&Egrave; a casa per le elezioni politiche del 26 ottobre 1913, nell&#39;Italia in guerra contro la Turchia per la conquista della Libia; votano, per la prima volta, anche gli analfabeti, ma la corruzione e le intimidazioni sono le stesse delle elezioni precedenti. Il timore che l&#39;allargamento della base elettorale favorisse i socialisti port&ograve; al blocco delle candidature di tutte le forze politiche contro i candidati socialisti, indicati come il comune nemico da battere. In questo obbiettivo, &laquo;sardisti&raquo; e &laquo;continentali&raquo; si trovarono d&#39;accordo e deposero le vecchie polemiche. Gramsci scrisse di quest&#39;esperienza elettorale al compagno di studi Angelo Tasca, giovane dirigente socialista torinese, il quale afferm&ograve; Gramsci &laquo;era stato molto colpito dalla trasformazione prodotta in quell&#39;ambiente dalla partecipazione delle masse contadine alle elezioni, bench&eacute; non sapessero e non potessero ancora servirsi per conto loro della nuova arma. Fu questo spettacolo, e la meditazione su di esso, che fece definitivamente di Gramsci un socialista&raquo;. <sup class=\"reference\">[15]<\/sup><\/p>\n<p>Torn&ograve; a Torino ai primi di novembre del 1913, andando ad affittare una stanza all&#39;ultimo piano del palazzo di via San Massimo 14, oggi Monumento nazionale; dovrebbe datarsi a questo periodo la sua iscrizione al Partito socialista. Si trov&ograve; in ritardo con gli esami, con il rischio di perdere il contributo della borsa di studio, a causa di &laquo;una forma di anemia cerebrale che mi toglie la memoria, che mi devasta il cervello, che mi fa impazzire ora per ora, senza che mi riesca di trovare requie n&eacute; passeggiando, n&eacute; disteso sul letto, n&eacute; disteso per terra a rotolarmi in certi momenti come un furibondo&raquo;. Riconosciuto &laquo;afflitto da grave nevrosi&raquo; gli fu concesso di recuperare gli esami nella sessione di primavera. <sup class=\"reference\">[16]<\/sup><\/p>\n<p>Prese anche lezioni private di filosofia dal professor Annibale Pastore, il quale scrisse poi che &laquo;il suo orientamento era originalmente crociano ma gi&agrave; mordeva il freno e non sapeva ancora come e perch&eacute; staccarsi [&#8230;.] voleva rendersi conto del processo formativo della cultura agli scopi della rivoluzione [&#8230;.] come fa il pensare a far agire [&#8230;.] come le idee diventano forze pratiche&raquo;. Gramsci stesso scriver&agrave; di aver sentito anche la necessit&agrave; di &laquo;superare un modo di vivere e di pensare arretrato, come quello che era proprio di un sardo del principio del secolo, per appropriarsi un modo di vivere e di pensare non pi&ugrave; regionale e da villaggio, ma nazionale&raquo; ma anche &laquo;di provocare nella classe operaia il superamento di quel provincialismo alla rovescia della <em>palla di piombo<\/em> [<em>come il Sud Italia era generalmente considerato nel Nord<\/em>] che aveva le sue profonde radici nella tradizione riformistica e corporativa del movimento socialista&raquo;. <sup class=\"reference\">[17]<\/sup><\/p>\n<p>L&#39;iscrizione al partito gli permise di superare in parte un lungo periodo di solitudine: o<\/p>\n<p>ra frequentava i giovani compagni di partito, fra i quali erano Tasca, Togliatti, Terracini: &laquo;uscivamo spesso dalle riunioni di partito [&#8230;.] mentre gli ultimi nottambuli si fermavano a sogguardarci [&#8230;.] continuavamo le nostre discussioni, intramezzandole di propositi feroci, di scroscianti risate, di galoppate nel regno dell&#39;impossibile e del sogno&raquo;. <sup class=\"reference\">[18]<\/sup><\/p>\n<p>Nell&#39;Italia che ha dichiarato la propria neutralit&agrave; nella Prima guerra mondiale in corso &#8211; neutralit&agrave; affermata anche dal Partito socialista &#8211; scrive <sup class=\"reference\">[19]<\/sup> per la prima volta sul settimanale socialista torinese <em>Il Grido del popolo<\/em>, il 31 ottobre 1914, l&#39;articolo <em>Neutralit&agrave; attiva e operante<\/em> in risposta a quello apparso il 18 ottobre sull&#39; &laquo;Avanti!&raquo; di Mussolini <em>Dalla neutralit&agrave; assoluta alla neutralit&agrave; attiva e operante<\/em>, senza per&ograve; poter comprendere quale svolta politica stesse preparando l&#39;allora importante e popolare esponente socialista.<\/p>\n<p>Sostenne il 13 aprile 1915 quello che sar&agrave;, senza che lo sapesse ancora, il suo ultimo esame all&#39;Universit&agrave;; il suo impegno politico si fece crescente con l&#39;entrata in guerra dell&#39;Italia e con il suo ingresso nella redazione torinese dell&#39;&laquo;Avanti!&raquo;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><span class=\"mw-headline\">L&#39;attivit&agrave; giornalistica: il critico teatrale<\/span><\/h3>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\" style=\"width: 182px\"><font size=\"1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/6\/6b\/Torino-mole01.jpg\/180px-Torino-mole01.jpg\" border=\"0\" alt=\"Torino, la Mole Antonelliana\" width=\"180\" height=\"240\" \/><\/font> <\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<div class=\"magnify\" style=\"float: right\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"skins-1.5\/common\/images\/magnify-clip.png\" alt=\"\" width=\"15\" height=\"11\" \/><\/div>\n<p>Torino, la Mole Antonelliana<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Dal 1916 gran parte della giornata di Gramsci trascorse all&rsquo;ultimo piano nel palazzo dell&rsquo;Alleanza Cooperativa Torinese al numero 12 di corso Siccardi (oggi Galileo Ferraris), dove, in tre stanze, erano situate la sezione giovanile del partito socialista e le redazioni del <em>Grido del popolo<\/em> e del foglio piemontese dell&rsquo; <em>Avanti!,<\/em> che comprendeva la rubrica della cronaca torinese, <em>Sotto la Mole<\/em>; in entrambi i giornali Gramsci pubblicava di tutto, dai commenti sulla situazione interna ed estera agli interventi sulla vita di partito, dagli articoli di polemica politica alle note di costume, dalle recensioni dei libri alla critica teatrale. Dir&agrave; pi&ugrave; tardi di aver scritto in dieci anni di giornalismo, &laquo;tante righe da poter costituire quindici o venti volumi di quattrocento pagine, ma esse erano scritte alla giornata e dovevano morire dopo la giornata&raquo; <sup class=\"reference\">[20]<\/sup> e di aver contribuito &laquo;molto prima di Adriano Tilgher&raquo; a rendere popolare il teatro di Pirandello: &laquo;ho scritto sul Pirandello, dal 1915 al 1920, tanto da mettere insieme un volumetto di duecento pagine e allora le mie affermazioni rano originali e senza esempio: il Pirandello era o sopportato amabilmente o apertamente deriso&raquo;. <sup class=\"reference\">[21]<\/sup><\/p>\n<p>Sono 168 le note di critica teatrale stilate da Gramsci per l&#39;&laquo;Avanti!&raquo; dal gennaio 1916 al dicembre 1920. Si tratta di brevi articoli dove, riassunta la trama e valutata l&#39;interpretazione degli attori, Gramsci esprime sull&#39;autore e sull&#39;opera il proprio giudizio in poche righe chiare e pregnanti, secondo un&#39;estetica che si potrebbe definire marxistica-crociana.<\/p>\n<p>Cos&igrave;, a proposito de &laquo;La nemica&raquo; di Niccodemi, scrive, tra l&#39;altro: &laquo;Dario Niccodemi si &egrave; costruito un mito teatrale. Ed esso serve a spiegare in gran parte il successo spettacoloso dei lavori del fortunato scrittore italo-francese. Viene da ripensare alle idee di Riccardo Wagner sul dramma musicale, e al suo rifugiarsi nella mitologia medievale germanica, per poter dare il massimo di realismo poetico alle creature della sua fantasia, per rendere pi&ugrave; sostanzialmente suggestiva la sua musica, trasportando l&#39;uditorio in un mondo soprannaturale, nel quale il linguaggio musicale sia immaginato possibile e naturalissimo. Ma ci&ograve; che nel Wagner &egrave; ricerca affannosa di maggiore sincerit&agrave; fantastica, nel Niccodemi &egrave; mezzo di successo. Il suo mondo mitologico &egrave; l&#39;aristocrazia, il pubblico che affolla i teatri e rende redditizia la professione di scrittore drammatico &egrave; la piccola borghesia. L&#39;insincerit&agrave; di Dario Niccodemi cerca la sua giustificazione, cerca di rendersi naturale e possibile mitizzandosi. Una idea morale, elementarissima, o che riesca a far presa subito sul pubblico sentimentale, pronto a commuoversi e a diventare salice piangente, diventa sostanza di dramma non per forza propria, per la sua profonda umanit&agrave;, ma perch&eacute; serve di cauterio e stacca due classi, due concezioni quanto mai fittizie e artificiali: quella aristocratica e quella piccolo-borghese. Gli urti che ne derivano, i discorsi che &egrave; possibile far fare, le predichette, tutta la cattiva letteratura degli scrittori sociali del basso romanticismo francese come Eugenio Sue o Dumas figlio, si d&agrave;nno accolta e toccano il cuore e strappano l&#39;applauso. Cos&igrave; nell&#39; <em>Aigrette<\/em>, cos&igrave; in questa nuovissima <em>Nemica<\/em>&raquo;. <sup class=\"reference\">[22]<\/sup><\/p>\n<div class=\"thumb tleft\">\n<div class=\"thumbinner\" style=\"width: 143px\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"thumbimage\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/it\/c\/c2\/Luigi_Pirandello2.jpg\" border=\"0\" alt=\"Luigi Pirandello\" width=\"141\" height=\"250\" \/> <\/p>\n<div class=\"thumbcaption\">\n<div class=\"magnify\" style=\"float: right\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"skins-1.5\/common\/images\/magnify-clip.png\" alt=\"\" width=\"15\" height=\"11\" \/><\/div>\n<p>Luigi Pirandello<\/p><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Della commedia di Pirandello <em>Pensaci, Giacomino!<\/em> scrisse <sup class=\"reference\">[23]<\/sup> che &laquo;&egrave; tutto uno sfogo di virtuosismo, di abilit&agrave; letteraria, di luccichii discorsivi. I tre atti corrono su un solo binario. I personaggi sono oggetto di fotografia piuttosto che di approfondimento psicologico: sono ritratti nella loro esteriorit&agrave; pi&ugrave; che in una intima ricreazione del loro essere morale. &Egrave; questa del resto la caratteristica dell&#39;arte di Luigi Pirandello, che coglie della vita la smorfia, pi&ugrave; che il sorriso, il ridicolo, pi&ugrave; che il comico: che osserva la vita con l&#39;occhio fisico del letterato, pi&ugrave; che con l&#39;occhio simpatico dell&#39;uomo artista e la deforma per un&#39;abitudine ironica che &egrave; l&#39;abitudine professionale pi&ugrave; che visione sincera e spontanea&raquo;, memtre consider&ograve; <em>Liol&agrave;<\/em> <sup class=\"reference\">[24]<\/sup> &laquo;il prodotto migliore dell&#39;energia letteraria di Luigi Pirandello. In esso il Pirandello &egrave; riuscito a spogliarsi delle sue abitudini retoriche. Il Pirandello &egrave; un umorista per partito preso [&#8230;.] troppo spesso la prima intuizione dei suoi lavori viene a sommergersi in una palude retorica di una moralit&agrave; inconsciamente predicatoria, e di molta verbosit&agrave; inutile&raquo;.<\/p>\n<p><em>Il fu Mattia Pascal<\/em>, secondo Gramsci, &egrave; una sorta di prima stesura del <em>Liol&agrave;<\/em> che, liberato dalla zavorra moralistica del romanzo, si &egrave; rinnovato diventando una pura rappresentazione, &laquo;una farsa che si riattacca ai drammi satireschi della Grecia antica, e che ha il suo corrispondente pittorico nell&#39;arte figurativa vascolare [&#8230;.] &egrave; una vita ingenua, rudemente sincera [&#8230;.] una efflorescenza di paganesimo naturalistico, per il quale la vita, tutta la vita &egrave; bella, il lavoro &egrave; un&#39;opera lieta, e la fecondit&agrave; irresistibile prorompe da tutta la materia organica&raquo;.<\/p>\n<p>Severo fu invece il giudizo sul <em>Cos&igrave; &egrave; (se vi par<\/p>\n<p>e)<\/em>: <sup class=\"reference\">[25]<\/sup> dalla tesi &#8211; pseudologistica &#8211; che la verit&agrave; in s&eacute; non esista, Pirandello &laquo;non ha saputo trarre dramma [&#8230;.] e neppure motivo a rappresentazione viva e artistica di caratteri, di persone vive che abbiano un significato fantastico, se non logico. I tre atti di Pirandello sono un semplice fatto di letteratura [&#8230;.] puro e semplice aggregato di parole che non creano n&eacute; una verit&agrave; n&eacute; un&#39;immagine [&#8230;.[ il vero dramma l&#39;autore l&#39;ha solo adombrato, l&#39;ha accennato: &egrave; nei due pseudopazzi che non rappresentano per&ograve; la loro vera vita. l&#39;intima necessit&agrave; dei loro atteggiamenti esteriori, ma sono presentati come pedine della dimostrazione logica&raquo;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li><strong>^<\/strong> Incidentalmente, Gramsci scrisse dal carcere, il 12 ottobre 1931, alla cognata Tatiana Schucht, delle diverse origini dei suoi antenati: per parte paterna, i Gramsci sarebbero giunti in Italia dall&rsquo;Epiro &laquo;durante o dopo il 1821&raquo;, e per parte materna, la nonna &laquo;discendeva da qualche famiglia italo-spagnola dell&rsquo;Italia meridionale&raquo;. Tuttavia, ricerche d&rsquo;archivio hanno dimostrato che il bisnonno Nicola Gramsci nacque a Napoli il 31 dicembre 1769, figlio di Gennaro e di Domenica Blajotta, smentendo o retrodatando di molto l&rsquo;eventuale origine albanese dei Gramsci <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Cos&igrave; Gramsci ricordava con ironia l&#39;episodio, nella lettera dal carcere alla cognata Tatiana, il 7 settembre 1931, aggiungendo che &laquo;una zia sosteneva che ero risuscitato quando lei mi unse i piedini con l&#39;olio di una lampada dedicata a una madonna e perci&ograve;, quando mi rifiutavo di compiere gli atti religiosi, mi rimproverava aspramente, ricordando che alla madonna dovevo la vita&raquo; <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> &laquo;Noi eravamo tutti molto piccoli. Lei dunque doveva anche accudire alla casa. Trovava il tempo per i lavori di cucito rinunziando al sonno&raquo;. Cos&igrave; ricordava quegli anni la sorella Teresina Gramsci, in G. Fiori, <em>Vita di Antonio Gramsci<\/em>, p. 18 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Lettera a Tatiana Schucht, 3 ottobre 1932: cos&igrave; Gramsci scriveva per invitare la cognata a non eccedere nelle sue preoccupazioni sulla sua vita di carcerato. La lettera prosegue infatti: &laquo;Ho conosciuto quasi sempre solo l&rsquo;aspetto pi&ugrave; brutale della vita e me la sono sempre cavata, bene o male&raquo; <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Lettera a Tatiana Schucht, 12 settembre 1932 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Numerose sono le richieste di denaro al padre: il 10 febbraio 1910 gli scrive di essere &laquo;proprio indecente con questa giacca che ha gi&agrave; due anni ed &egrave; spelacchiata e lucida [&#8230;.] oggi non sono andato a scuola perch&eacute; mi son dovuto risuolare le scarpe&raquo; e, il 16 febbraio, che &laquo;per non farvi vergognare non sono uscito di casa per dieci giorni interi&raquo; <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Testimonianza in G. Fiori, cit., p.65 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Testimonianza della sorella Teresina in G. Fiori, cit., p. 66 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> L&rsquo;articolo &egrave; riportato in G. Fiori, cit., p. 69 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Riportato in A. Gramsci, <em>Scritti politici<\/em>, p. 53-55 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> A. Gramsci. <em>Lettere. 1908-1926<\/em>, p. 55 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Progettando, in carcere, uno studio di linguistica comparata, mai realizzato, in una lettera dal carcere del 19 marzo 1927 alla cognata Tatiana, ricorda come &laquo;uno dei maggiori &quot;rimorsi&quot; intellettuali della mia vita &egrave; il dolore profondo che ho procurato al mio buon professor Bartoli dell&#39;Universit&agrave; di Torino, il quale era persuaso essere io l&#39;arcangelo destinato a profligare definitivamente i &quot;neogrammatici&quot;&raquo; della linguistica <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Lettera dal carcere del 23 febbraio 1931: in essa Gramsci ricorda ancora un simpatico e patetico episodio. Dopo la rottura avvenuta ala fine del 1920, a causa di quell&#39;articolo che fece &laquo;piangere come un bambino e stette chiuso in casa [il Cosmo] per alcuni giorni&raquo;, essi s&#39;incontrarono nel 1922 nell&#39;Ambasciata d&#39;Italia a Berlino, dove il professore era segretario: &laquo;il Cosmo mi si precipito addosso, inondandomi di lacrime e di barba e dicendo a ogni momento: <em>Tu capisci perch&eacute;! Tu capisci perch&eacute;!<\/em> Era in preda a una commozione che mi sbalord&igrave;, ma mi fece capire quanto dolore gli avessi procurato nel 1920 e come egli intendesse l&#39;amicizia per i suoi allievi di scuola&raquo; <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Lettera dal carcere a Tatiana Schucht del 17 agosto 1931 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> In G. Fiori, cit., p. 103 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> In G. Fiori, cit., p. 105 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> In G. Fiori, cit., 108-109 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> In G. Fiori, cit., 112 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> In A. Gramsci, <em>Scritti politici<\/em>, I, p. 56-59 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Lettera dal carcere a Tatiana Schucht del 7 settembre 1931 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Lettera dal carcere a Tatiana Schucht del 19 marzo 1927 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Recensione del 9 novembre 1916 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Recensione del 24 marzo 1917 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Recensione del 4 aprile 1917 <\/li>\n<li><strong>^<\/strong> Recensione del 5 ottobre 1917 <\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tratto da <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/\">http:\/\/it.wikipedia.org<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Sardegna Antonio Gramsci nacque ad Ales, presso Oristano, da Francesco (1860 &#8211; 1937) e Giuseppina Marcias (1861 &#8211; 1932).<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4076","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-uncategorized"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4076","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4076"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4076\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4076"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4076"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4076"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}