{"id":18528,"date":"2021-11-28T07:34:27","date_gmt":"2021-11-28T07:34:27","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2021\/11\/28\/una-nuova-varieta-di-uva\/"},"modified":"2021-11-28T07:34:27","modified_gmt":"2021-11-28T07:34:27","slug":"una-nuova-varieta-di-uva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2021\/11\/28\/una-nuova-varieta-di-uva\/","title":{"rendered":"Una nuova variet\u00e0 di uva"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51710358150_acae39a6ca_n.jpg\" alt=\"Il ceppo di vite presente in C.da San Donato\" width=\"320\" height=\"240\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>I ricercatori del CREA hanno determinato il profilo molecolare dell\u2019antico tralcio di vite, individuato da Stefano de Carolis in C.da San Donato, attestando che \u201csiamo in presenza di una variet\u00e0 mai descritta in precedenza\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abA settembre, mi sono recato in un terreno in Contrada San Donato, a poca distanza dal centro abitato di Turi, per osservare un antico tralcio che, per le sue peculiari caratteristiche, aveva attirato l\u2019attenzione di alcuni concittadini, che hanno pensato bene di segnalarmi l\u2019insolito esemplare di vite\u00bb. A parlare \u00e8 Stefano de Carolis, giornalista e cultore di storia locale, che grazie alla sua disinteressata passione per il territorio, ha concretizzato un altro importante ritrovamento: \u00abIn un muretto di cemento \u2013 prosegue \u2013 ho potuto ammirare un\u2019antica pianta di vite autoctona, costellata da meravigliosi grappoli dal colore dorato, il cui tralcio principale si sviluppa orizzontalmente, formando un cordone lungo ben 32 metri\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attratto da questa \u201cmirabilia\u201d naturale, de Carolis si \u00e8 interfacciato con il proprietario: \u00abL\u2019agricoltore \u2013 afferma \u2013 mi ha raccontato che, tanti anni fa, suo nonno paterno rinvenne la pianta proprio all\u2019interno dell\u2019antico muro di pietra, posto a confine del podere, e decise di non innestarla. Se ne prese cura amorevolmente ed il tralcio, cresciuto senza mai essere innaffiato n\u00e9 sottoposto a trattamenti antiparassitari, dopo qualche anno dette i primi frutti. Tuttavia, lo scopo di tanta perizia e pazienza non fu di certo \u201ccommerciale\u201d: l\u2019intento, fin dall\u2019inizio, fu quello di consegnare al proprio figlio un \u201cpezzo unico\u201d, un \u201ccapolavoro della natura\u201d capace di resistere alle ingiurie del tempo. Il prezioso lascito \u00e8 stato raccolto: la vite di famiglia ha continuato ad essere coltivata con tutti gli accorgimenti necessari, diventando un gioiello destinato a tramandarsi di generazione in generazione\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla curiosit\u00e0 storiografica \u00e8 subentrato poi l\u2019interesse scientifico: \u00abNon avendo notizie certe sulla variet\u00e0 dell\u2019antica vite di San Donato \u2013 spiega de Carolis \u2013 ho contattato il dott. Angelo Raffaele Caputo, Responsabile della sede di Turi del Centro di ricerca \u201cCREA Viticoltura ed Enologia\u201d. Dopo una prima valutazione, il dott. Caputo ha ritenuto interessante approfondire il ritrovamento, e con la collaborazione del dott. Carlo Bergamini, ricercatore ed esperto di analisi molecolare, si \u00e8 proceduto al prelevamento di campioni utili a ricostruire la sequenza genetica della pianta ed accertare se si trattasse di una nuova variet\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51709476201_e8c68157a8_n.jpg\" alt=\"Il dott. Carlo Berganimi, ricercatore del CREA Turi, esegue il prelievo dei campioni da analizzare\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"320\" height=\"240\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Registrata la testimonianza di Stefano de Carolis, abbiamo deciso di seguire gli sviluppi della vicenda, ascoltando il dott. Caputo, ampelografo di comprovata esperienza, che ha accettato di rispondere alle nostre domande, guidandoci con la giusta dose di chiarezza nel labirintico universo della viticoltura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quali esami avete eseguito per identificare la variet\u00e0 della vite?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCi siamo concentrati sull\u2019analisi molecolare dei campioni di foglie prelevati dal tralcio, utilizzando 9 marcatori (definiti microsatelliti) che costituiscono una sorta di impronta digitale univoca della pianta. Successivamente, abbiamo confrontato il profilo molecolare ottenuto con quelli delle variet\u00e0 archiviate nel database del \u201cCREA Viticoltura ed Enologia\u201d, nel \u201cRegistro nazionale delle variet\u00e0 di vite\u201d (che contiene circa 800 cultivar ed \u00e8 vigilato dal Ministero delle Politiche Agricole), nell\u2019Italian Vitis Database (gestito dall\u2019Universit\u00e0 di Pisa) e nel catalogo europeo VIVC (Vitis International Variety Catalogue). Per completezza, abbiamo ulteriormente approfondito la ricerca, estrapolando dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale altri profili molecolari di variet\u00e0 conosciute ma non ancora inserite in questi quattro database. Alla fine del confronto incrociato, si \u00e8 potuto verificare che siamo in presenza di una variet\u00e0 mai descritta in precedenza, il cui profilo molecolare non \u00e8 sovrapponibile a nessun\u2019altro noto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le prospettive di questa nuova variet\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAl momento pu\u00f2 essere interessante per arricchire la nostra collezione di germoplasma viticolo, indispensabile nell\u2019ottica del recupero della biodiversit\u00e0. Non a caso, ho inserito questo ritrovamento nel programma \u201cRGV\u201d (Risorse Genetiche Vegetali) sovrinteso dalla FAO: si tratta di un progetto cui aderiamo da 17 anni e che si sostanzia nell\u2019attivit\u00e0 di ricerca volta, per l\u2019appunto, alla raccolta, conservazione e valorizzazione dell\u2019agro-biodiversit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Qual \u00e8, invece, l\u2019iter per un\u2019ipotetica commercializzazione?<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51710358125_089a5ecbf8_n.jpg\" alt=\"La nuova variet\u00e0 si presterebbe sia alla trasformazione in vno che alla destinazione ad uva da tavola\" style=\"margin: 6px; float: left;\" width=\"175\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAffinch\u00e9 una variet\u00e0 possa essere riconosciuta dal punto di vista tecnico-giuridico, ossia sfruttata commercialmente, ci sono alcuni passaggi obbligatori che variano a seconda della destinazione finale della cultivar. <br \/>Nel caso dell\u2019uva da tavola, occorre che la variet\u00e0 venga iscritta nel registro nazionale, seguendo rigorosi protocolli: si devono coltivare in due campi differenti almeno 24 piante, messe a confronto con un\u2019altra variet\u00e0 simile gi\u00e0 nota; in parallelo, si eseguono tre anni di osservazioni e studi che confluiscono nel cosiddetto \u201cfascicolo tecnico\u201d, trasmesso al Ministero cui spettano le valutazioni conclusive. <br \/>Nel caso dell\u2019uva da vino, oltre alla procedura finora descritta, si aggiunge l\u2019inserimento nella classificazione regionale, che prevede la coltivazione e lo studio in campo di un numero di piante sufficiente a produrre almeno 300 litri di vino\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In base ai dati parziali finora raccolti, quale potrebbe essere la destinazione dell\u2019uva di Contrada San Donato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abStando alle caratteristiche morfologiche del grappolo, che si caratterizza per una certa spargolicit\u00e0 (ovvero gli acini non sono pressati, condizione che faciliterebbe i trattamenti fitosanitari antiparassitari), quest\u2019uva si presterebbe ad essere trasformata in vino. Non escluderei, tuttavia, anche la destinazione ad uva da tavola, poich\u00e9 abbiamo rilevato un buon tenore zuccherino, una bassa acidit\u00e0, un ph moderato e una dimensione del grappolo notevole. Difatti, il peso medio dei grappoli prelevati \u00e8 di circa 800 grammi, mentre il peso medio della bacca (acino) \u00e8 di quasi 4 grammi. Ad ogni modo, attualmente abbiamo solo svolto analisi sui metaboliti principali; per avere un quadro accurato sugli altri metaboliti (come, ad esempio, le componenti aromatiche) della variet\u00e0, occorreranno accertamenti pi\u00f9 approfonditi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come avviene la scelta del nome della \u201cnuova uva\u201d?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn primis, viene intervistato il proprietario di quello che, nel nostro caso, \u00e8 un ceppo storico, dal momento che dovrebbe avere pi\u00f9 di 50 anni e che \u00e8 presumibilmente germogliato da un vinacciolo. In particolare, si indaga se il viticoltore abbia gi\u00e0 attribuito un nome o se qualcuno ne abbia tramandato una particolare denominazione. In assenza di un nome \u201ctradizionale\u201d (cosiddetto \u201cin vernacolo\u201d), si procede con una ricerca bibliografica, consultando i vari bollettini ampelografici e altri testi storici di settore, per capire quali variet\u00e0 si coltivavano a Turi 50-60 anni fa e quali denominazioni si utilizzavano. Infine, se gli esiti delle prime due opzioni non sono soddisfacenti, si pu\u00f2 procedere per una terza via: definire l\u2019origine e le relazioni parentali di questa pianta (prassi complessa che comporta lo studio su almeno 50 marcatori molecolari) e, qualora si scopra che \u00e8 frutto di un incrocio, attribuire un nome di fantasia\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><br \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>COS\u2019\u00c8 IL CREA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l&#8217;analisi dell&#8217;economia agraria (CREA) \u00e8 un ente nazionale di ricerca con sede a Roma, vigilato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. \u00c8 stato istituito nel 2015 dall&#8217;unione del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA) e dell&#8217;Istituto nazionale di economia agraria (INEA).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il CREA si compone di 12 Centri di Ricerca: 6 trasversali e 6 di filiera. I Centri di ricerca trasversali studiano le discipline che intersecano l\u2019agricoltura e si integrano con i nuovi scenari della bioeconomia delle aree rurali: il settore agroalimentare e agroindustriale, l\u2019alimentazione e la nutrizione, le politiche agricole europee e nazionali. Ai Centri di filiera sono attribuite le mission specifiche per la valorizzazione delle produzioni tipiche di qualit\u00e0 del \u2018made in Italy\u2019. In questa seconda categoria si iscrive il centro di ricerca turese, che si occupa di viticoltura con riferimento all&#8217;uva da tavola e da vino, inclusa la trasformazione enologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[Fonte: crea.gov.it]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51710358150_acae39a6ca_n.jpg\" alt=\"Il ceppo di vite presente in C.da San Donato\" width=\"320\" height=\"240\" \/><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[7],"tags":[],"class_list":["post-18528","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-attualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18528","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18528"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18528\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18528"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18528"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18528"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}