{"id":18232,"date":"2021-03-16T13:07:43","date_gmt":"2021-03-16T13:07:43","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2021\/03\/16\/altre-madri-didiario-festeggia-l8-marzo\/"},"modified":"2021-03-16T13:07:43","modified_gmt":"2021-03-16T13:07:43","slug":"altre-madri-didiario-festeggia-l8-marzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2021\/03\/16\/altre-madri-didiario-festeggia-l8-marzo\/","title":{"rendered":"\u201cAltre madri\u201d, Didiario festeggia l\u20198 marzo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51030002698_cca2af3612_n.jpg\" alt=\"did3\" width=\"320\" height=\"243\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Estratto del monologo scritto da Michela Murgia ed affidato da Didiario alla voce di Angela Antonacci<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51030730626_bd897e9c25_n.jpg\" alt=\"Michela Murgia\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occasione dell\u2019appena trascorsa Giornata Internazionale dei diritti della donna, \u201cDidiario \u2013 Suggeritori di Libri\u201d ha scelto di condividere con il pubblico di Facebook le splendide parole del monologo \u201cAltre Madri\u201d, scritto da Michela Murgia, affidato alla voce e alla sapiente lettura di Angela Antonacci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cNel mondo in frantumi dei miei vent\u2019anni\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cChiedo perdono, ma a vent\u2019anni, con le scarpe da tennis nuove e l\u2019arroganza di chi sa che in quel punto esatto non passer\u00e0 mai pi\u00f9, ho sognato anche io un figlio maschio. Nel sogno era scuro di capelli, aveva un nome di tre sillabe e lo davo alla luce faticosamente, che a vent\u2019anni i drammi sono tutti desiderabili, il dolore \u00e8 un belletto vitale che regala fascino, e le lacrime lo spalmano sulle guance rendendoti fatale come una Turandot. Nella mia testa quel parto scenografico \u00e8 avvenuto mille volte, e la sofferenza era una forma di eleganza, la sfumatura pi\u00f9 elevata di una maternit\u00e0 verace. Non c\u2019era un uomo a far da padre, non ne serve uno per partorire con dolore. Nel mondo in frantumi dei miei vent\u2019anni l\u2019unico padre pronunciabile era il Padre Nostro, pregato con la fiducia incosciente di chi ancora non si \u00e8 sentito chiedere niente da sacrificare. Nel mondo in frantumi dei miei vent\u2019anni, io credevo di essere nata con una sola cosa intera per le mani: l\u2019istinto materno, la vocazione all\u2019essere ventre, come le brocche d\u2019olio in magazzino, o come le tombe spezzate di Tharros, gravidanze interrotte in attesa di un giudizio universale. Nel mondo in frantumi dei miei vent\u2019anni non dovevo cercare alcun perch\u00e9 all\u2019esistere, mi sarebbe bastato trovare un \u2018per chi\u2019. Sposa di qualcuno, madre di chiunque, io non sapevo cosa fosse la vocazione ad essere me\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cEravamo noi\u201d<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51030833927_a146cf8d8a_n.jpg\" alt=\"Angela Antonacci\" style=\"margin: 6px; float: left;\" width=\"288\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMa quando i vent\u2019anni passano un figlio smette di essere materiale da sogno e diventa un atto sovversivo. [\u2026] A quello stadio, se ancora figlio deve essere, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere maschio. Sar\u00e0 femmina, e non avr\u00e0 occhi facili. Vorr\u00e0 sapere. Seduta sulle mie ginocchia mi chieder\u00e0 chi \u00e8 e chi siamo, e le mie risposte non uccideranno le sue domande. Mia figlia diventer\u00e0 ricordo prima di essere progetto, e accoglier\u00e0 il presente come fosse un seme ricevuto. Non si addormenter\u00e0 con i cartoni animati, no. Io le canter\u00f2 una ninna nanna per stare sveglia, una ninna nanna per non chiudere gli occhi, perch\u00e9 abbiamo gi\u00e0 dormito tanto e troppo, mentre altri plasmavano i nostri sogni in incubi di realt\u00e0. Sar\u00e0 una musica l\u2019identit\u00e0, e ci canter\u00f2 sopra la storia che non abbiamo visto, mentre ci accadeva come cosa straniera, quando la benda divenne bandiera, e dimenticammo di esser state regine. Le dir\u00f2 di quando eravamo noi a scrutare il mare [\u2026]. Noi, a piangere odio decidendo la guerra, quando le torri erano culle di pietra per rifugiarci i figli svezzati troppo in fretta. Eravamo noi ad impugnare la bipenne per tracciare i destini, quando i pozzi sacri erano fiumi di energia nascosta, altri mari nel ventre segreto della terra. Noi, a decidere a quale maschio, uomo o bambino, dare il seno e quel che significa. Noi, a sventrare le bestie e farne cibo per l\u2019inverno intorno al fuoco, perch\u00e9 era nostra anche la vita sacrificata. Noi, a rifare per terra il sole e la luna con cerchi di danze a passi piccoli. Quanti hanno desiderato essere notte, per vedere i nostri capelli fluire al ritmo di un flauto dolce di canna! Eravamo noi nel silenzio degli sguardi a decidere chi doveva pagare per la tragedia del morto ancora caldo in casa, e quando, e come, e per mano di chi. Lo facevamo impastando il pane, con le dita immerse nel destino di un altro, a plasmargli la fine come antiche parche. Eravamo noi, dure e odorose come la crosta del pane che facevamo, a far desiderare agli altri di essere donna per assomigliarci. Eravamo noi a cogliere le erbe per guarire e uccidere, per stordire e placare, per fare l\u2019amore o il minestrone. Noi conoscevamo i segreti dei prati, e i prati conoscevano il nostro. In quel mondo, nessuna era puttana. Eravamo noi, e mia figlia lo sapr\u00e0, quando giocher\u00e0 nel cortile di una casa di tre generazioni, imparando che chiedere scusa \u00e8 il solo modo per dare ordini in tempo di pace\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cMadri d\u2019altro\u2026 Altre madri\u201d<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51030833902_f998cd4a22_n.jpg\" alt=\"did4\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"320\" height=\"232\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMa poi come glielo dir\u00f2 che noi eravamo anche quelle con i piatti di ceramica stampati con le facce dei reali di Savoia in fila sulla mensola del camino? Noi, con le figlie e le strade chiamate Mafalda, Margherita, Maria Jos\u00e8. Eravamo sempre noi a dare le benedizione ai figli in tuta mimetica che partivano per il Kosovo, per l\u2019Iraq, per l\u2019Afghanistan, scambiando il luogo in cui si era nati involontariamente uomini per un qualunque altro luogo dove si potesse essere volontariamente soldati. Eravamo noi, incinte di 0,5 figli a testa, madri a bassa percentuale di maternit\u00e0. Madri d\u2019altro, o solo altre madri, ferite, ostaggio, uccise, precarie, sole e mal accompagnate [\u2026]\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cLa nutrir\u00f2 di parole forti\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c[\u2026] Per una madre ogni silenzio di verit\u00e0 \u00e8 un aborto, ogni sacrificio di memoria \u00e8 una rosolia dell\u2019anima che genera figli deformi dentro, incapaci di ricordo, a basso quoziente di libert\u00e0. La nutrir\u00f2 di parole forti, di quelle parole che esistono per caricarle dei pesi che noi non siamo in grado da soli di portare. Io non tacer\u00f2, e lei mi ascolter\u00e0. E un giorno forse, quando ogni cordone ombelicale sar\u00e0 creduto reciso, lei ritorner\u00e0 a me sul filo di una storia. Quel giorno diremo a voce alta il nostro nome per intero, e raccontare non sar\u00e0 mai pi\u00f9 un gioco da bambini\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>LEONARDO FLORIO<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/51030002698_cca2af3612_n.jpg\" alt=\"did3\" width=\"320\" height=\"243\" \/><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-18232","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18232","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18232"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18232\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}