{"id":18058,"date":"2020-12-23T07:26:39","date_gmt":"2020-12-23T07:26:39","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2020\/12\/23\/vito-di-palma-cento-anni-un-libro-vivente\/"},"modified":"2020-12-23T07:26:39","modified_gmt":"2020-12-23T07:26:39","slug":"vito-di-palma-cento-anni-un-libro-vivente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2020\/12\/23\/vito-di-palma-cento-anni-un-libro-vivente\/","title":{"rendered":"Vito Di Palma: \u201cCento anni, un libro vivente\u201d"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/50734592806_9911887dab_n.jpg\" alt=\"Vito Di Palma\" width=\"305\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Una lunga vita tra ricordi, deportazione e lavoro raccontata da Stefano De Carolis<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le meraviglie di Turi da oggi possiamo annoverare anche un \u201cmonumento vivente\u201d della Storia, uno degli ultimi testimoni diretti delle atroci vicende del secondo conflitto mondiale. Ci riferiamo a Vito Di Palma, Carabiniere a Cavallo in pensione, che lo scorso 28 ottobre ha compiuto 100 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivelazione di questo prezioso concittadino \u00e8 partita da un servizio televisivo, andato in onda durante il format \u201cL\u2019Ora Solare\u201d trasmesso da \u201cTv 2000\u201d, in cui il signor Vito ha ricostruito con grande lucidit\u00e0 i momenti salienti della sua vita che, inevitabilmente, si \u00e8 sovrapposta alle pagine buie del nazifascismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il servizio non \u00e8 sfuggito allo storico locale Stefano De Carolis, che ha compreso la portata storica e umana di questa testimonianza, che permette di riportare all\u2019attenzione pubblica un capitolo per troppo tempo trascurato: il destino di circa 650 mila militari italiani che, all\u2019indomani dell\u2019armistizio firmato dal Generale Badoglio, rifiutando qualsiasi collaborazione con i tedeschi, vennero catturati e deportati nei lager del Terzo Reich.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMi sono procurato il contatto telefonico di Vito Di Palma \u2013 racconta De Carolis \u2013 e, durante la piacevole chiacchierata, la figlia mi ha confidato che erano ritornati a Turi nel 2018 con l\u2019intenzione di esaudire il desiderio del padre: rivedere i luoghi in cui aveva trascorso la sua infanzia. Purtroppo, non erano riusciti a rintracciare la masseria in cui il signor Vito era nato, concludendo che fosse stata abbattuta\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abRaccolte le informazioni utili a identificare il luogo \u2013 prosegue \u2013 mi sono messo sulle tracce della masseria che, alla fine, ho indentificato nella masseria di Giovanni Cozzolongo, in contrada \u201cParco la Chiesa\u201d, a una decina di chilometri da Turi. Ho inviato alcune fotografie e Vito Di Palma, che custodisce ricordi incredibilmente limpidi, l\u2019ha riconosciuta\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, De Carolis ha interloquito con il sindaco Tina Resta, proponendo di inviare degli auguri speciali al nostro concittadino, proprio dal luogo che gli dette i natali: \u00abL\u2019idea \u00e8 stata sposata subito dall\u2019Amministrazione; cos\u00ec, con la collaborazione di \u201cWebTv Puglia\u201d, nella mattinata di domenica 13 dicembre, abbiamo girato un videomessaggio alla presenza dei familiari turesi (la famiglia Coppi), del Comandante della locale stazione dei Carabinieri, Giovanni Sacchetti, e dei colleghi dell&#8217;Arma dei Carabinieri, del sindaco e della Giunta. Un ringraziamento doveroso va al signor Giotta, proprietario della masseria oggi disabitata, che molto gentilmente si \u00e8 messo a disposizione di questa iniziativa, consentendoci l\u2019accesso\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDopo 80 anni \u2013 chiosa De Carolis \u2013 Vito di Palma ricorda con orgoglio il suo paese natale. Il mio personale auspicio \u00e8 che l\u2019Amministrazione si attivi per conferirgli una benemerenza civica, celebrando la vita di questo concittadino a ragione definito uno degli ultimi \u201clibri viventi\u201d della storia della Seconda Guerra Mondiale\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/50734592696_bdedd7b80a_z.jpg\" alt=\"Il saluto dell'Amministrazione\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" width=\"640\" height=\"311\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La vita in masseria<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parte l\u2019apprezzabile idea della \u201cvideo-cartolina\u201d da Turi, Stefano De Carolis non si \u00e8 lasciato sfuggire l\u2019occasione per ricostruire l\u2019affascinante vicenda biografica di Vito Di Palma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUltimo di 10 figli, frutto dell\u2019unione di Francesco Di Palma e Antonia Cazzetta, Vito nasce il 28 ottobre del 1920 nella masseria di Giovanni Cozzolongo, presa in fitto per circa 15 anni, dal 1913 al 1929. In questo suggestivo podere di 15 ettari \u2013 racconta De Carolis \u2013 vedranno la luce tre fratelli di Vito. Prima di approdare in contrada \u201cParco la Chiesa\u201d, dal 1900 al 1913, la famiglia ha vissuto e lavorato presso la masseria Orlandi, dove nascono i primi quattro figli. Successivamente, intorno al 1930, si trasferiscono presso la masseria di Aurelio Cisternino, su via Sammichele, a 3 chilometri da Turi: questa sar\u00e0 l\u2019ultima tappa della \u201cvita agreste\u201d della famiglia Di Palma: un paio di anni dopo, infatti, pap\u00e0 Francesco decide di trasferirsi in paese, anche per dare la possibilit\u00e0 ai figli di frequentare la scuola\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>1938, la visita di Hitler<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/50734698017_e33c55c860_n.jpg\" alt=\"1940 - Di Palma presso la Scuola Allievi CC di Roma\" style=\"margin: 6px; float: left;\" width=\"235\" height=\"320\" \/>In un primo momento, il giovane Vito, seguendo le orme del padre, intraprende l\u2019attivit\u00e0 agricola, specializzandosi come potatore. Ben presto, tuttavia, un episodio influenzer\u00e0 il futuro del nostro concittadino: il 3 maggio del 1938, Hitler e i vertici del Terzo Reich giungono in Italia in visita ufficiale. Per l\u2019occasione, Mussolini organizza una pomposa parata nel quartiere popolare di Centocelle, cui sono chiamati a sfilare 50 mila giovani fascisti, tra Balilla e avanguardisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abA questo corteo \u2013 ricostruisce De Carolis \u2013 partecipano anche 7 ragazzi turesi, tra cui proprio Vito Di Palma, che coglie l\u2019occasione per visitare Roma senza spese, giacch\u00e9 era previsto il rimborso dei costi del viaggio e della paga giornaliera. I giovani turesi si esercitano due mesi, sfruttando il tempo libero dopo il lavoro, per imparare a marciare a passo romano con il fucile mod-91 in mano. A Roma Vito trascorrer\u00e0 venti giorni ed \u00e8 questo il momento in cui, probabilmente, subisce il fascino dell\u2019ideale della Patria e matura l\u2019idea di arruolarsi nell\u2019Arma dei Carabinieri, seguendo le orme degli altri tre suoi fratelli, anche loro in servizio presso la Benemerita\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>1940, l\u2019inizio della carriera militare<\/strong><\/p>\n<p>La biografia del signor Di Palma prosegue sovrapponendosi, in un fortuito gioco di coincidenze, alle date fulcro della storia italiana.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/50734698112_1b522bc18b_n.jpg\" alt=\"In viaggio verso Durazzo\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"189\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNello stesso giorno in cui Mussolini annuncia l\u2019entrata in guerra al fianco della Germania \u2013 rileva il ricercatore turese \u2013 Vito viene chiamato per effettuare la visita medica propedeutica all\u2019arruolamento nell\u2019Arma dei Carabinieri. \u00c8 il 10 giugno del 1940: valutato idoneo, approda alla Scuola Allievi di Roma, che all\u2019epoca durava 5 mesi. Alla fine del corso, nel novembre del 1940, Vito si \u201claurea\u201d Carabiniere a Cavallo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUna curiosit\u00e0: nel primo periodo romano, Vito partecipa come comparsa a Cinecitt\u00e0 nel film \u201cLa corona di ferro\u201d, pellicola premiata dallo stesso Mussolini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando alla sua carriera, per qualche mese diventa il palafreniere dell\u2019onorevole Achille Starace, successivamente svolge il suo servizio presso gli \u201cSquadroni dei Parioli\u201d; il 15 ottobre del 1941 viene infine dislocato sul fronte greco-albanese, andando a rafforzare lo \u201cSquadrone Autonomo Mobilitato Carabinieri \u2013 Polizia Militare\u201d di stanza in Albania\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>1943, l\u2019armistizio e la deportazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCon l\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943, iniziarono le feroci rappresaglie dei tedeschi contro gli italiani, considerati \u201ctraditori\u201d del patto tra Hitler e Mussolini: circa 650 mila militari, impegnati sui vari fronti del conflitto, furono catturati. Ai prigionieri viene chiesto di continuare a combattere a fianco dei nazisti o con i fascisti della Repubblica di Sal\u00f2; chi rifiuta di collaborare subisce la deportazione nei lager del Terzo Reich, inquadrato come IMI (Internati Militari Italiani). Difatti, attraverso un provvedimento arbitrario, Hitler priva i nostri militari delle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929, destinandoli ai lavori forzati per sostenere l\u2019economia nazista\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuesta \u00e8 la sorte in cui si imbatte anche Vito Di Palma, catturato in Grecia il 9 settembre 1943, stipato in un carro bestiame e deportato nel lager di Trofaiach, in Austria. Durante la prigionia, viene costretto a lavorare nell\u2019Altoforno di Donawitz, una delle fonderie convertite ad uso bellico. La giornata iniziava alle 4 del mattino e finiva alle 9 di sera, un orario di lavoro disumano che, tra l\u2019altro, bisognava affrontare con il sostegno di un pasto ridicolo: pochi grammi di pane nero e insipide brodaglie\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/50734592851_851dea7872_n.jpg\" alt=\"L'altoforno di Donawitz\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"320\" height=\"189\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abStando alle testimonianze di altri Carabinieri deportati, sappiamo che erano previste anche severe punizioni per quanti, stremati dalla fatica, non si presentavano puntuali all\u2019appello mattutino: svegliati a colpi di calcio di fucile, erano trascinati in una vasca di acqua gelida e lasciati l\u00ec per ore. Chi tentava di scappare dal lager, invece, veniva ucciso al momento o, nei casi di fuga meno eclatanti, gli aguzzini nazisti bastonavano il prigioniero per tre giorni, per poi legarlo nudo a un palo posizionato all\u2019interno del campo. Un altro castigo atroce era quello di essere rinchiusi in una nicchia scavata in un muro: il punito veniva \u201ctombato\u201d all\u2019interno, rimanendo per qualche giorno senza cibo, in una posizione innaturale e dolorosa, causata dallo spazio angusto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMigliaia di militari italiani perdono la vita nel corso della prigionia per malattie, fame, stenti ed esecuzioni sommarie. Vito, invece, grazie alla sua straordinaria forza d\u2019animo, riesce a sopravvivere per due anni a questo inferno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Gli eroi della Benemerita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando ai giorni dei rastrellamenti operati tedeschi, all\u2019indomani dell\u2019armistizio firmato dal Generale Badoglio, De Carolis fa una digressione sul ruolo dei Carabinieri che, in una situazione di smarrimento generale, non perdono di vista i valori a cui hanno prestato giuramento, donando la propria vita per difendere i civili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abMi viene in mente la figura del vicebrigadiere dei Carabinieri Salvo D\u2019Acquisto, nato lo stesso anno del nostro Vito Di Palma, che sacrifica la sua vita in cambio della liberazione dei 22 civili rastrellati a Torre Perla di Palidoro (vicino Roma) come rappresaglia per l\u2019esplosione di una bomba a mano che investe quattro militari tedeschi intenti a ispezionare alcune casse di munizioni abbandonate\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abSono tante le figure dei Carabinieri che si sono distinti nell\u2019eroica resistenza al nazifascismo: molti riuscirono a scappare alla cattura, dandosi alla macchia e rafforzando le fila partigiane; i tanti che ebbero la sfortuna di essere deportati non si piegarono all\u2019annichilimento della vita nel lager, nonostante venisse riservato loro un trattamento ancora pi\u00f9 spietato, giacch\u00e9 si erano \u201cmacchiati\u201d della colpa di aver arrestato Mussolini\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>1945, il ritorno a Turi<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/50733864198_011143f973_n.jpg\" alt=\"Anni '60  - L'incontro con il Comandante Generale Mino\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"320\" height=\"148\" \/>All\u2019inizio del 1945, le avvisaglie del crollo ormai imminente del folle progetto bellico della Germania sono il preludio alla liberazione dei nostri militari internati, che avviene in momenti differenti, per lo pi\u00f9 tra febbraio e maggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abVito Di Palma \u2013 riferisce De Carolis \u2013 viene liberato dall\u2019esercito russo il 5 maggio del 1945, iniziando il suo viaggio di ritorno insieme al compaesano Salvatore Cozzologno. Partono da Tarvisio e, dopo lunghe traversie, arrivano a Turi il 22 maggio del 1945. L\u2019odissea, durata quasi 20 giorni, \u00e8 scandita da varie tappe intermedie: la prima sosta \u00e8 a Pontebba (provincia di Udine), poi Forl\u00ec e, proseguendo verso Roma, arrivano a Taranto; da qui, utilizzando le Ferrovie Sud-Est, raggiungono Turi\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/50733917953_a5142665e6_n.jpg\" alt=\"Cozzolongo prigionia Di Palma\" style=\"margin: 6px; float: left;\" width=\"228\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornato a casa, Vito Di Palma sceglie di continuare a servire l\u2019Arma: \u00abSi apre un\u2019altra affascinante parentesi della sua vita: il 23 luglio del 1943 viene inviato a Taranto, nel \u201946 \u00e8 assegnato alla Stazione di Martina Franca e l\u2019anno successivo lo troviamo in prima in prima linea in Sicilia, all\u2019interno del Battaglione istituito per la lotta al banditismo e alla cattura del famigerato bandito Giuliano. Nel 1948 viene assegnato al Battaglione mobile di Bari, prosegue il suo servizio in varie citt\u00e0 del Gargano fino al 2 giugno del 1951 quando viene trasferito alla Stazione di San Vigilio di Marebbe (Bolzano). \u00c8 qui che, nel settembre del \u201853, sposer\u00e0 Maria Dezi. Infine, all\u2019inizio anni \u201960 viene inviato a Roma, presso il Comando della II Divisione Carabinieri Podgara, dove concluder\u00e0 la sua carriera nel 1975, dopo 35 anni di servizio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ultima nota di questa affascinante storia viene scritta nel 2011: \u00abVito Di Palma viene insignito della Medaglia d\u2019Onore, consegnata dal Presidente della Repubblica a tutti gli italiani che erano stati deportati nei lager nazisti tra il 1943 e il 1945. Un riconoscimento che vale \u201cdoppio\u201d: oltre a riconoscere il coraggio e l\u2019abnegazione dimostrato verso la patria, aiuta a diradare l\u2019oblio che ha avvolto la storia degli IMI (Internati Militari Italiani) che, con il loro sacrificio, hanno contribuito a portare la libert\u00e0 e la democrazia nel nostro paese\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Fabio D\u2019Aprile<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/50734592806_9911887dab_n.jpg\" alt=\"Vito Di Palma\" width=\"305\" height=\"320\" \/><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-18058","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18058","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18058"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18058\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18058"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18058"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18058"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}