{"id":17659,"date":"2020-06-11T06:59:00","date_gmt":"2020-06-11T06:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2020\/06\/11\/vito-domenico-zita-medaglia-al-valore-turese-nellesercito-usa\/"},"modified":"2020-06-11T06:59:00","modified_gmt":"2020-06-11T06:59:00","slug":"vito-domenico-zita-medaglia-al-valore-turese-nellesercito-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2020\/06\/11\/vito-domenico-zita-medaglia-al-valore-turese-nellesercito-usa\/","title":{"rendered":"Vito Domenico Zita, medaglia al valore turese nell\u2019Esercito Usa"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49975257586_ee212c806d_n.jpg\" alt=\"I fratelli Zita in America. Domenico a sinistra, mentre Vito Domenico probabilmente a destra\" width=\"207\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Salv\u00f2 numerosi commilitoni feriti prima di morire ventiseienne nella battaglia di Fismes e Fismettes (1918); suo nipote Fabio Zita vorrebbe una via a lui intitolata<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo l\u2019incursione nelle pagine del romanzo di Domingo Rossi, ci soffermiamo sul volume scritto da Fabio Zita. \u201cUn eroe italo-americano \u2013 Soldato Vito Domenico Zita, Distinguished Service Cross al valore\u201d salda la passione per la storia moderna con la ricerca delle proprie radici familiari, la cui identit\u00e0 spesso si intreccia con la storia dell\u2019America di inizio Novecento, \u201cterra promessa\u201d per tanti italiani in cerca di fortuna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49974737583_3da3b4a7cb_n.jpg\" alt=\"ft\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"210\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl libro \u2013 spiega Fabio Zita \u2013 essenzialmente ad uso privato e familiare, si propone di presentare la vita di mio zio Vito Domenico Zita, fratello di mio nonno paterno, e le vicende che lo hanno portato, lontano dalla nativa Turi, a meritarsi da eroe una medaglia al valore combattendo con l\u2019esercito degli Stati Uniti durante la Prima Guerra Mondiale. Le poche copie che ho fatto stampare, una decina, sono state distribuite tra noi familiari in Italia e negli Stati Uniti. Dello zio sapevo solo che era deceduto nel primo conflitto bellico ed il suo nome compare, assieme ad altri tre turesi caduti con l\u2019esercito americano, su una lapide del nostro Monumento ai Caduti. Non riesco nemmeno a identificarlo correttamente in quanto l\u2019unica foto in mio possesso lo ritrae con il fratello, che riconosco, ed un amico negli Stati Uniti. Anche l\u2019attestato e la medaglia ricevuti sono scomparsi. La memoria familiare era svanita con il trascorrere del tempo e ho preso a cuore questa storia, l\u2019ho portata avanti con alcune difficolt\u00e0 ma con grande entusiasmo restituendo cos\u00ec una identit\u00e0 a zio Vito Domenico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAffrontare la vita di zio Vito Domenico \u2013 prosegue \u2013 \u00e8 stato come intraprendere un viaggio alla sua scoperta, ripetere lo stesso percorso che egli ha compiuto pi\u00f9 di un secolo fa, un passo dopo l\u2019altro, una pagina dopo l\u2019altra frutto di un lungo e capillare lavoro di ricerca, di traduzione, di verifica sull\u2019attendibilit\u00e0 delle informazioni cercando aiuti e conferme sulle notizie trovate: emigrante italiano, soldato americano, eroe di guerra. Questo lavoro, che dedico a mia figlia Chiara, affinch\u00e9 possa perpetuare il ricordo familiare con lo stesso amore e la stessa passione, \u00e8 iniziato in occasione delle cerimonie di commemorazione del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, ed \u00e8 giunto a termine il 2 marzo 2020, e mi fa piacere sottolinearlo, nella ricorrenza del 110\u00b0 anniversario del giorno di arrivo di mio zio negli Stati Uniti, sua nuova patria. Una coincidenza che rende ancora pi\u00f9 toccante e profondo il suo ricordo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IN VIAGGIO VERSO LA SPERANZA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziamo ad esplorare l\u2019affascinante storia di Vito Domenico Zita con una sua breve biografia: \u00abNacque a Turi il 1\u00b0 gennaio 1892 in via Forno D\u2019Addante, 45. Secondo di cinque figli di una famiglia di umili origini, il padre era piccolo agricoltore e posatore di pietre per muretti a secco e piccole abitazioni di campagna. Egli era il fratello di mio nonno paterno. Il mio bisnonno Giuseppangelo Zita (1862 &#8211; 1946) spos\u00f2 Vita Giovanna Di Bari (1860 \u2013 1938) ed ebbero cinque figli: Domenico (1888 \u2013 1963), Vito Domenico, il protagonista del libro, (1892 \u2013 1918), Angela Caterina (1895 \u2013 1907), Francesco (1898 \u2013 1983) e Vito, mio nonno (1901 \u2013 1965)\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come mai si trovava in America?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abFurono molte centinaia i turesi che soprattutto nella prima parte del XX secolo lasciarono il proprio paese per recarsi negli Stati Uniti. Gran parte della popolazione viveva nella miseria, senza alcuna possibilit\u00e0 di migliorare la propria condizione sociale e, per la maggior parte, non avendo sufficienti possibilit\u00e0 economiche. Chi emigrava aveva come unica speranza quella di migliorare la propria condizione economica e quella dei familiari. Si lasciava l&#8217;Italia per cercare un&#8217;esistenza migliore, abbandonando il proprio paese, la famiglia, la casa, il lavoro dei campi e conservando nei ricordi le proprie tradizioni, la propria cultura e la propria lingua. Mio zio Vito Domenico emigr\u00f2 appena diciottenne nel 1910. Suo fratello primogenito Domenico era emigrato, sempre negli Stati Uniti, tre anni prima. Vito Domenico si imbarc\u00f2 a Napoli sul piroscafo \u201cSannio\u201d il 13 febbraio 1910 in direzione Boston (e non verso la pi\u00f9 conosciuta Ellis Island, New York) e qui vi giunse il 2 marzo dopo un viaggio, come avveniva in quel periodo, vissuto in condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza precarie. Una prima serie di controlli veniva effettuata prima dell\u2019imbarco. Quelli all\u2019arrivo, invece, un lungo e severissimo ciclo di visite mediche e ispezioni, avevano lo scopo di esaminare il passeggero ed il rispetto di tutte le condizioni richieste per il suo accesso negli Stati Uniti e duravano dalle 3 alle 5 ore per concludersi con i famosi Registri di sbarco e le relative 29 voci da compilare\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Che lavoro faceva?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abVito Domenico si trasfer\u00ec presto a New York, non restando a New Britain, nel Connecticut, dove risiedeva il fratello maggiore. Egli si stabil\u00ec al 153 di Harbor\u2019s Road nel quartiere di Mariners Harbor a Staten Island, presso una boarding house (pensione a conduzione familiare) insieme a diversi altri italiani che, come lui, trovarono impiego come operai presso la Procter &amp; Gamble, colosso dei beni di largo consumo di Cincinnati che aveva uno stabilimento a Port Ivory, nel distretto di Staten Island, specializzato nella produzione di saponette. Vito Domenico, al momento dell\u2019arruolamento, non era sposato mentre suo fratello Domenico, nel Connecticut, si era sposato con la connazionale Rosa Coppola, dalla quale ebbe cinque figli maschi ed i cui discendenti sono oggi sparsi in tutti gli Stati Uniti e anche in Canada\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA CHIAMATA ALLE ARMI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come mai entr\u00f2 a far parte dell\u2019esercito? \u201cDominick Zito\u201d, perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuando nell\u2019aprile del 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra, il Congresso istitu\u00ec il Selective Service Act, il servizio militare obbligatorio per far fronte alle nuove esigenze belliche. La coscrizione obbligatoria nelle liste di leva coinvolgeva tutti gli uomini, cittadini e non, di et\u00e0 compresa tra i ventuno e i trent\u2019anni (in seguito estesi alla fascia 18-45 anni), ben 2.800.000 uomini. L\u2019attuazione del decreto che istituiva l\u2019American Expeditionary Forces coinvolse anche Vito Domenico. Egli si present\u00f2 presso uno dei quattro uffici allestiti a Staten Island, al 187 di Port Richmond, e dopo poche settimane seppe di essere stato ritenuto idoneo. Di conseguenza venne arruolato con il nome americanizzato di Dominick Zito (in seguito alla sua firma autografa posta sul documento di iscrizione nelle liste di leva) e con il numero di matricola (Army Serial Number) 1708792. Vito Domenico prese servizio il 23 settembre 1917, inquadrato inizialmente nella compagnia F del 308\u00b0 Reggimento di Fanteria assegnata alla 77\u00aa Divisione (chiamata anche \u201cMetropolitan Division\u201d o \u201cLiberty Division\u201d per sottolineare la provenienza newyorchese) il cui lungo e impegnativo addestramento fu organizzato a Camp Upton, presso la cittadina di Yaphank, contea di Suffolk, Long Island, New York. Alla fine del successivo mese di marzo 1918 la truppa lasci\u00f2 il suo Quartier Generale e salp\u00f2 dal porto di New York alla volta dell\u2019Europa per essere utilizzata nelle operazioni belliche sul suolo francese\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49975520737_e7cc12c81a_n.jpg\" alt=\"La lapide su cui \u00e8 inciso il nome Zito Dominick\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"320\" height=\"218\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019IRON DIVISION<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abVito Domenico non segu\u00ec la sua Divisione in Europa ma rimase a Camp Upton, con mansioni presso la 9\u00aa, la 16\u00aa e la 40\u00aa compagnia della Depot Brigade, che aveva il compito di accogliere, equipaggiare e formare le reclute da inviare al fronte. Il 3 maggio venne, infine, assegnato al Quartier Generale del 111\u00b0 Reggimento di Fanteria, che faceva parte della 28\u00aa Divisione (definita in seguito \u201cIron Division\u201d per il valoroso ardimento mostrato sui campi di battaglia). Il 5 maggio 1918 il 111\u00b0 raggiunse il porto di New York dove era in attesa il transatlantico R.M.S. \u201cOlympic\u201d, la nave gemella del famoso \u201cTitanic\u201d, adibito al trasporto delle truppe americane al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico. Dopo una settimana di navigazione tranquilla, la mattina del 12 maggio, nel canale della Manica, l\u2019Olympic incroci\u00f2 il sottomarino tedesco U-103. Approfittando del fatto che, per un guasto, il sottomarino non era riuscito a lanciare i siluri per primo, l\u2019Olympic riusc\u00ec nella incredibile impresa, pi\u00f9 unica che rara, di speronare il sommergibile tedesco facendolo colare a picco. Scampato il pericolo l\u2019Olympic arriv\u00f2 a Southampton in Inghilterra e il suo equipaggio fu successivamente trasferito sul territorio francese per un ulteriore addestramento, affiancato dagli inglesi. L\u2019imponente controffensiva messa in atto dai tedeschi acceler\u00f2 l\u2019utilizzo anche del 111\u00b0 di Fanteria, di cui faceva parte Vito Domenico, inquadrato nella Compagnia M. Egli prese parte alle battaglie di Ess\u00f4mes e di \u00c9pieds nei pressi di Ch\u00e2teau-Thierry che segnarono il punto di svolta del conflitto e portarono ad un imponente ripiegamento tedesco. La linea del fronte si spost\u00f2 cos\u00ec via via fino ai dintorni di Fismes e Fismette, lungo la Vesle\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA MORTE IN BATTAGLIA A FISMES E FISMETTES<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49974737643_7f45845f86_n.jpg\" alt=\"Cimitero americano Fere-en-Tardenois\" style=\"margin: 6px; float: left;\" width=\"320\" height=\"213\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abLa vita di Vito Domenico Zita si interruppe il pomeriggio di domenica 11 agosto 1918, durante gli scontri nelle vicinanze del villaggio diroccato di Fismette. La battaglia nei dintorni delle localit\u00e0 di Fismes e Fismette \u00e8 nota per la sua estrema violenza nei combattimenti strada per strada, per la presenza di truppe di assalto e per l\u2019uso dei lanciafiamme. Per ben cinque volte i paesi vennero persi e riconquistati dagli Alleati, prima di prenderne definitivamente possesso. Qui si distinse Vito Domenico Zita: il giorno 10 agosto 1918 il soldato Zita per tre volte, volontariamente e in solitaria, trasport\u00f2 numerosi commilitoni feriti all\u2019ospedale da campo. Ogni escursione era eseguita sotto un intenso fuoco nemico e tuttavia egli, senza esitare, compiva la sua azione e ritornava alla propria postazione. L\u201911 di agosto, mentre aiutava altri tre uomini nel trasportare un commilitone seriamente ferito presso l\u2019ospedale da campo, uno di essi rimase colpito a morte e gli altri costretti a ripararsi da un intenso fuoco di mitragliatrice ma il soldato Zita da solo trasport\u00f2 il ferito in zona di rifugio dal quale venne poi evacuato la stessa notte. Egli venne colpito a morte nel pomeriggio mentre si trovava nella prima linea del fronte di attacco. Sulla base di questa motivazione gli fu riconosciuta l\u2019assegnazione della Distinguished Service Cross\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando gli \u00e8 stata riconosciuta questa medaglia al valore?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abVito Domenico venne decorato postumo, con conferimento N. 46 del 1919 del ministero della Guerra, con la Distinguished Service Cross, seconda alta onorificenza dell\u2019esercito americano dopo la Medaglia d\u2019Onore e assegnata alla persona che, in servizio, si \u00e8 distinta per ardimento, straordinario eroismo ed estremo rischio della vita in combattimento contro forze armate nemiche. Il suo triste e doloroso atto di morte fu trascritto presso l\u2019anagrafe della Casa comunale di Turi il 30 marzo 1921 da parte della mia bisnonna ed alla presenza di un testimone, in seguito alla comunicazione del certificato di morte inviato dall\u2019Ufficio dell\u2019Aiutante Generale del Segretario al Dipartimento di Guerra di Washington tradotto dalla lingua inglese il 21 febbraio precedente\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49974737558_fdb1f81490_n.jpg\" alt=\"La consegna dell'attestato in occasione del Giubileo Forze Armate\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"320\" height=\"226\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 \u00e8 stato seppellito in Francia? La tua famiglia si \u00e8 mai recata l\u00ec per andare ad omaggiare la tomba?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIl suo corpo venne recuperato dopo la battaglia e tumulato in loco, fino all\u2019istituzione dei cimiteri militari americani negli anni Trenta quando la sua salma venne riesumata e collocata con il nome americanizzato di Zito Dominick, nel cimitero americano della Oise-Aisne a F\u00e8re-en-Tardenois. \u00c8 tumulato tra i soldati non identificati, talmente era irriconoscibile. Ora che ho da poco scoperto la sua esatta sepoltura, il mio desiderio pi\u00f9 grande \u00e8, appunto, quello di recarmi in Francia per rendergli un doveroso e compassionevole omaggio. Ad ottobre 2018, in occasione del Giubileo oronziano delle Forze Armate, il comitato organizzatore del centenario della Prima Guerra Mondiale ha consegnato a noi familiari un attestato in sua memoria. Il 5 marzo scorso inoltre, a nome della famiglia, ho presentato al Sindaco e alla Giunta Comunale la proposta di intitolazione di una nuova strada, piazza o altro luogo pubblico a mio zio Vito Domenico con la motivazione, la documentazione e tutte le informazioni necessarie nella speranza che prima o poi venga accolta favorevolmente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>LEONARDO FLORIO<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49975257586_ee212c806d_n.jpg\" alt=\"I fratelli Zita in America. 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