{"id":17541,"date":"2020-04-30T09:42:52","date_gmt":"2020-04-30T09:42:52","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2020\/04\/30\/alla-ricerca-del-senso-perduto-2\/"},"modified":"2020-04-30T09:42:52","modified_gmt":"2020-04-30T09:42:52","slug":"alla-ricerca-del-senso-perduto-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2020\/04\/30\/alla-ricerca-del-senso-perduto-2\/","title":{"rendered":"Alla ricerca del senso perduto"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49814684698_22d43d156e_n.jpg\" alt=\"SPOSI\" width=\"223\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La dote nuziale, \u201ci p\u00e0nne esp\u00f2ste\u201d e \u201cu\u2019 p\u00e8re\u201d a cui far corrispondere \u201cu\u2019 su\u00e8zze\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di una settimana, siamo felici di poter apprendere l\u2019interesse mostrato dai lettori verso il nostro tentativo di aprire un piccolo spazio di approfondimento dedicato al nostro dialetto, all\u2019analisi etimologica di alcuni termini e all\u2019uso proverbiale di alcune espressioni idiomatiche turesi. Nell\u2019ultimo numero, grazie al contributo di Andrea Lenato e della sua pagina \u201cTuri ai lov\u201d, ci siamo avvicinati ai due sinonimi \u201cstangachi\u00e0zze\u201d e \u201csquagghias\u00f2le\u201d, per poi passare alla distinzione tra coloro che \u201cs\u2019amm\u00e8nene a\u2019 spezz\u00e8\u201d e chi, invece, tende ad \u201cammen\u00e0rse o\u2019 gr\u00e0tte\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PINO SAVINO E LA D\u00ccJE DU\u2019 MERCH\u00c8TE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019oggi, vogliamo partire da un video postato da Pino Savino sulla pagina Facebook \u201cTuri i\u00e8 bell\u201d a proposito del venerd\u00ec, giorno del mercato, del quale sentiamo tutti la mancanza. Il testo in rima declamato dal nostro concittadino \u00e8 approssimativamente il seguente:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cI\u00f2sce, j\u00e8 la d\u00ecje du\u2019 merch\u00e8te e t\u00f9tte i f\u00e8mmene v\u00f2nne a f\u00e0scene la sp\u00e8se: st\u00e8 c&#8217;acc\u00e0tte i papar\u00f9le, ste c&#8217;acc\u00e0tte i maleng\u00e8ne, i caz\u00ecette, i merl\u00ecette e i pat\u00e8ne; se prevv\u00e8de pe\u2019 la settem\u00e8ne. S&#8217;approf\u00ectte de st\u00f9 f\u00e0tte pe\u2019 sap\u00e8je da li \u00e0lde i f\u00e0ttere: c\u00f9dde se n\u00e8 scenn\u00f9te, c\u00f9dde s&#8217;\u00e8 spes\u00e8te, a cudd&#8217;\u00e0lde \u2018ng\u2019av\u00f2nne arrebb\u00e8te tre gadd\u00ecne, nu chen\u00ecgghie e u f\u00ecle d&#8217;\u00f2re de\u2019 la f\u00ecgghie. La f\u00ecgghie de\u2019 Felom\u00e8ne pert\u00e8ve p\u00e0nn\u2019a\u2019i\u00f2tte: ce la v\u00ecde ch\u00e8dda vr\u00e8ttele qu\u00e0nne p\u00e0sse n\u00e0nze a me acc\u00f2me s&#8217;abb\u00f2tte! Buongi\u00f2rne comm\u00e0 Ros\u00ecne, s&#8217;ho pu\u00e8ste i f\u00e8fe o\u2019 fu\u00e8che: ce s&#8217;av\u00e8ssere abbresc\u00e8, da mar\u00ecteme egghi\u00e0 abbescequ\u00e8. Buongi\u00f2rne comm\u00e0 Cresc\u00e8nze: nu n\u00f9dd s\u00ecme d\u00ectte, st\u00e8me app\u00f2st ch\u2019 la cosci\u00e8nze!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA DOTE NUZIALE E I P\u00c0NNE ESP\u00d2STE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver ripreso il mercato con una sorta di \u201cinquadratura dall\u2019alto\u201d, di visione d\u2019insieme, il testo guida la nostra attenzione su Ros\u00ecne e Cresc\u00e8nze, due tipiche comari che si incontrano al mercato per fare la spesa e scambiare qualche confidenza; prima per\u00f2 viene nominata tale Felom\u00e8ne, la cui figlia \u201cpert\u00e8ve pann\u2019a\u2019i\u00f2tte\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa vorr\u00e0 dire quest\u2019espressione? Da Pino Savino siamo passati alla nostra Lina Savino, spesso interpellata per chiarire alcuni concetti sul dialetto turese dall\u2019alto dei suoi 82 anni vissuti a Turi. Ci\u00f2 che innanzitutto va detto \u00e8 che ci troviamo in questioni nuziali. Sin dai primi del Novecento le famiglie delle coppie che decidevano di sposarsi stipulavano in forma scritta i &#8220;capitoli matrimoniali&#8221;, per la &#8220;sicurezza della dote, del dotante, della sposa, e dei figli che da quello saranno per nascere&#8230;&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo antico atto, risalente al diritto longobardo, molto articolata e centrale era la parte che trattava della dote di cui doveva disporre la donna contraente il matrimonio e della \u201ccontrodote\u201d, seppur di minor rilevanza contrattuale, dell\u2019uomo; difatti era quest\u2019ultimo a poter avere la gestione, non il possesso, della dote di sua moglie e non il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso le famiglie si guardavano bene dal permettere ai propri figli matrimoni economicamente svantaggiosi, sia che fossero maschi o femmine; un indizio, un\u2019unit\u00e0 di misura impiegata per inquadrare lo status finanziario di colui o colei con cui si sarebbe convolato a nozze era rappresentato proprio dai panni: quanto pi\u00f9 alto era il numero di panni a propria disposizione, tanto pi\u00f9 logicamente si era lontani dalla povert\u00e0. Uno dei massimi livelli raggiungibili &#8211; se non il massimo \u2013 era \u201cpann\u2019a\u2019d\u00e8sce\u201d: dieci lenzuola, altrettante coperte, venti cuscini, due materassi, due reti per il letto, dieci camicie da notte ecc. fino al \u201ccanar\u00f9le\u201d, una traversa in stoffa grezza disposta al di sopra del primo lenzuolo che copre il materasso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso, al limite tra l\u2019ironia e la schiettezza tagliente, alla domanda \u201cCe (d\u00f2te) p\u00f9erte?\u201d si era soliti rispondere con \u201cpann\u2019a\u2019qu\u00e0tte (o un altro numero) e c\u00f9dde de\u2019n\u00e0nde\u201d, oppure, nel caso in cui fosse una donna a rispondere, \u201cch\u00e8dde de\u2019 n\u00e0nde\u201d: ma difficilmente immaginiamo una donna di quei tempi parimenti esplicita nel suo linguaggio come l\u2019uomo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49814684628_7ebb5d2183_n.jpg\" alt=\"Zappa, rastrello e rattavidd\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"180\" height=\"320\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, \u00e8 davvero degna di nota l\u2019abitudine dell\u2019esporre i panni. Cosa sono \u201ci p\u00e0nne esp\u00f2ste\u201d? Tempo fa era un momento importante di aggregazione e di \u201ctaglio\u201d a livelli astrali, in cui si era invitati ad entrare in casa o per la via ad ammirare la dote nuziale della donna, sistemata e messa in bella mostra. L\u2019esibizionismo di una volta persiste ancora, pur avendo assunto sembianze diverse: magari adesso i tempi vogliono che si esponga altro, piuttosto che la dote nuziale, con la dinamica del \u201ctagliare\u201d globalizzata e resa quotidiana sui social. Per certi versi, per\u00f2, il progresso ha portato con s\u00e9 qualche evoluzione positiva: adesso ad esempio non si \u00e8 tenuti come un tempo all\u2019obbligo, e alla relativa pressione sociale da questi esercitata, di dover dimostrare le proprie capacit\u00e0 sessuali nella prima notte di matrimonio, pena una macchia indelebile nel rapporto matrimoniale tra coniugi e, ancora una volta, tra le loro famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A proposito, invece, della controdote maschile, spesso le famiglie a vocazione agricola davano ai propri figli maschi in occasione del matrimonio \u201cu\u2019 rasti\u00e8dde\u201d, \u201cla z\u00e0ppe\u201d e \u201cu\u2019 rattav\u00ecedde\u201d con cui \u201cse v\u00e8 a\u2019 masc\u00e8\u201d, ovvero a muovere il terreno sotto \u201cu\u2019 cepp\u00f2ne\u201d cos\u00ec che la polvere \u201cv\u00e8 mb\u00e0cce all\u2019\u00f9ve e n\u00e0 \u2018u\u00e0ste\u201d \u2013 ci spiega Lina Savino che, come sempre, ringraziamo per le sue preziose delucidazioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49815223546_671a190ec4_n.jpg\" alt=\"innesto\" style=\"margin: 6px; float: left;\" width=\"320\" height=\"301\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cN\u00e0n pu\u00e8te allem\u00e8 u\u2019 stu\u00e8zze, ci u\u2019 p\u00e8re na\u2019 j\u00e0cchie u\u2019 su\u00e8zze\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa frase ci \u00e8 stata proposta e tradotta da uno dei nostri affezionati lettori, ovvero Francesco Roberto: \u201cPraticamente quando si innesta \u2013 scrive \u2013 serve la marza giusta. Non molto grande e non molto piccola\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiedendo conferma in giro, siamo pervenuti ad una traduzione molto simile, ma diversa in qualche dettaglio fondamentale. In realt\u00e0, infatti, con \u201cp\u00e8re\u201d non s\u2019intende l\u2019albero delle pere, ma un sinonimo di \u201csu\u00e8zze\u201d: insomma pi\u00f9 che \u201cpero\u201d, il significato potrebbe essere \u201cpari\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A dire il vero, parlare di sinonimi non \u00e8 molto corretto, quantomeno in senso assoluto. Relativamente a questa frase, per\u00f2, il senso di \u201csu\u00e8zze\u201d \u00e8 molto simile a quello di \u201cp\u00e8re\u201d, perch\u00e9 ci si vuol riferire a due parti tra loro combacianti, come quando constatiamo che due persone molto simili tra loro si stanno confrontando: \u201cP\u00e8re ch\u2019 p\u00e8re.\u201d \u2013 ovvero \u201cPari con pari\u201d, esclameremmo in senso dispregiativo, a maggior ragione se il livello intellettuale dei due interlocutori non fosse proprio tra i pi\u00f9 elevati. Stando a quanto ci riferisce a Lina Savino, sarebbe pi\u00f9 ironico e figurato dire in tali circostanze: \u201cN\u00e0n pu\u00e8te allem\u00e8 u\u2019 stu\u00e8zze, ci u\u2019 p\u00e8re na\u2019 j\u00e0cchie u\u2019 su\u00e8zze\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra circostanza, un altro uso che ci ha spinti ad un\u2019interpretazione diversa di quel \u201cpero\u201d, inteso qui come \u201cpari\u201d, e di \u201csu\u00e8zze\u201d, in tal caso con \u201caltrettanto pari\u201d, \u00e8 quella in cui \u201cs\u2019addr\u00e8sce n\u00f9 par\u00e8te\u201d: nel tirar su un muretto a secco, bisogna far s\u00ec che la struttura tenga, che i mattoni siano ben incastrati l\u2019uno con l\u2019altro, ovvero che ogni \u201cp\u00e8re\u201d trovi \u201cu\u2019 su\u00e8zze\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terminando con questa analisi a ritroso della frase, arriviamo alla parte iniziale, dove si parla di \u201callem\u00e8 u\u2019 stu\u00e8zze\u201d. Ebbene, combinando quanto detto finora e la traduzione proposta da Francesco Roberto, ne vien fuori che questa particolare espressione fu s\u00ec molto probabilmente formulata a partire dall\u2019idea dell\u2019innesto, ma che il pero sarebbe fuorviante rispetto alla pi\u00f9 generica marza con cui si va a creare l\u2019innesto stesso. La tecnica dell\u2019innesto a spacco prevede infatti che una marza sia tagliata a cuneo (\u201callem\u00e8 u\u2019 stu\u00e8zze\u201d) nella sua parte inferiore e inserita nello spacco del portainnesto: \u00e8 questo il momento in cui \u201cu\u2019 p\u00e8re\u201d (la parte incuneata della marza) trova \u201cu\u2019 su\u00e8zze\u201d (lo spacco del portainnesto). D\u2019altronde quando qualcosa riesce ad entrare perfettamente in un contenitore, si dice che \u00e8 andato \u201csu\u00e8zze su\u00e8zze\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>LEONARDO FLORIO<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49814684698_22d43d156e_n.jpg\" alt=\"SPOSI\" width=\"223\" height=\"320\" \/><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-17541","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17541","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17541"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17541\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17541"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17541"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17541"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}