{"id":17365,"date":"2020-02-25T09:09:09","date_gmt":"2020-02-25T09:09:09","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2020\/02\/25\/i-bambini-raccontano-la-shoa\/"},"modified":"2020-02-25T09:09:09","modified_gmt":"2020-02-25T09:09:09","slug":"i-bambini-raccontano-la-shoa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2020\/02\/25\/i-bambini-raccontano-la-shoa\/","title":{"rendered":"\u201cI bambini raccontano la Shoa\u201d"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49566676228_e5ef491541_n.jpg\" alt=\"Maria Teresa Milano (2)\" width=\"320\" height=\"214\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La mostra \u201cBinario 21\u201d \u00e8 stata aperta da Maria Teresa Milano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proseguono le iniziative culturali dell\u2019associazione Didiario \u2013 Suggeritori di Libri in collaborazione con l\u2019associazione Casa delle Idee. \u00abLo scorso anno, in collaborazione con l\u2019associazione \u201cFigli della Shoah\u201d, abbiamo la mostra \u201cI disegni dei bambini di Terezin\u201d &#8211; esordisce Alina Laruccia, presidente di Didiario. In occasione dell\u2019inaugurazione di una nuova mostra dedicata alla Shoah intitolata \u201cBinario 21\u201d, il binario della Stazione Centrale di Milano dal quale partirono ventitr\u00e9 treni diretti ad Auschwitz e ad altri campi di concentramento, abbiamo invitato Maria Teresa Milano, dottore di ricerca in Ebraistica, formatrice e autrice di molte pubblicazioni tra cui la raccolta di storie \u201cI bambini raccontano la Shoah\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49566676288_beb41677d8_n.jpg\" alt=\"Maria Teresa Milano (1)\" style=\"margin: 6px; float: right;\" width=\"320\" height=\"214\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Presa di coscienza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire da dove deriva il nostro approccio all\u2019insegnamento della Shoah, occorre prima di tutto domandarsi: quando il mondo ha davvero visto quel che era successo nel terzo Reich? Un momento cardine \u00e8 stato sicuramente il 1961 quando, con il processo al militare e funzionario tedesco Adolf Eichmann a Gerusalemme, \u00e8 emersa sugli schermi delle televisioni di tutto il mondo quella che Hannah Arendt avrebbe poi definito la \u201cbanalit\u00e0 del male\u201d, cio\u00e8 quell\u2019uomo, uno dei maggiori responsabili dello sterminio degli ebrei, che sosteneva di non aver nulla contro di loro, ma di aver semplicemente eseguito gli ordini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista mediatico il processo ad Eichmann, che si concluse con la condanna alla pena capitale, costitu\u00ec una presa di coscienza collettiva che non corrispose per\u00f2 automaticamente ad una riflessione collettiva. Bisogner\u00e0 infatti aspettare il \u201868 quando in Germania i giovani chiesero per la prima volta ai loro genitori dove fossero stati quando tutto ci\u00f2 era successo. Per l\u2019Italia bisogner\u00e0 aspettare ancora qualche anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La domanda delle domande<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo libro, che \u00e8 in realt\u00e0 l\u2019ultimo tassello di un percorso iniziato nel 2004, \u00e8 nato dalla domanda: \u201cSi pu\u00f2 raccontare la Shoah ai bambini?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando io ero piccola non esisteva una letteratura tematica dedicata ai ragazzi; al massimo si leggeva qualche pagina di Primo Levi o del Diario di Anne Frank. La scarsit\u00e0 di materiale era per\u00f2 compensata dalla testimonianza orale del proprio nonno, del nonno dell\u2019amica che era stato partigiano. La conoscenza avveniva quindi in una maniera molto naturale e soprattutto filtrata, laddove il nonno aveva il buon senso di raccontare solo quello che riteneva che noi potessimo capire o anche semplicemente ascoltare. Quest\u2019era del testimone va per\u00f2 chiudendosi e a partire dal nuovo millennio si \u00e8 posto il problema di come non dimenticare. Nel 2000, con l\u2019istituzione del Giorno della Memoria, le scuole hanno iniziato a preoccuparsi di cosa fare e come farlo. Tra il 2003 e il 2004, quando cominciai ad occuparmi della Shoah, si gener\u00f2 un gran dibattito: come si parla della Shoah ai ragazzi? E, prima ancora, \u00e8 davvero il caso di parlarne?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca i pareri erano contrastanti e in pochi sostenevamo che fosse possibile lavorare anche con i pi\u00f9 piccoli, scegliendo con cura i materiali. Per l\u2019Italia si trattava di una novit\u00e0, ma altri stati, tra cui proprio Israele, avevano gi\u00e0 avviato dei percorsi adatti a bambini di diverse et\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come la storia diventa fiction<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il passare degli anni si \u00e8 verificato un progressivo sdoganamento del tema, non sempre trattato da figure professionali e preparate, e oggi ci troviamo davanti ad una situazione difficile da gestire. Tutto il lavoro che \u00e8 stato fatto in questi anni sta sorbendo l\u2019effetto contrario, perch\u00e9, sono consapevole di andare controcorrente, \u00e8 stato fatto troppo. Continuo a sentire che i bambini e i ragazzi non sanno abbastanza, che non si fa abbastanza. Non \u00e8 vero, a volte sanno troppo e dunque non riescono pi\u00f9 a gestire tutta la produzione letteraria, filmica, tutti gli studi e le ricerche che abbiamo rovesciato su di loro senza alcuna mediazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanti bambini hanno quindi sviluppati una familiarit\u00e0 con l\u2019orrore che non \u00e8 positiva, perch\u00e9 la narrazione non viene pi\u00f9 percepita come realt\u00e0 storica, ma come fiction, probabilmente anche come forma di autodifesa. In mancanza di una figura di tramite come quella del nonno, risulta loro difficile distinguere cosa \u00e8 finzione e cosa \u00e8 realt\u00e0. Questa storia \u00e8 cos\u00ec complessa e cos\u00ec umana che spesso, nel tentativo di comunicarla, rischiamo di privarla proprio dell\u2019umanit\u00e0, soppiantata da numeri, dati, mucchi di cadaveri, camere a gas, marce della morte. Si sviluppa quasi una curiosit\u00e0 morbosa nei confronti di tutto questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I primi anni, probabilmente proprio a causa del forte dibattito che si era generato, si agiva piuttosto all\u2019insegna della delicatezza, lavorando con i bambini attraverso narrazioni semplici di Lia Levi e Uri Orlev, due autori i cui racconti sono inseriti in questo volume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La resistenza spirituale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti i racconti contenuti nel libro narrano esperienze diverse, spesso sul filo dell\u2019autobiografia, ma sono uniti da un unico filo conduttore che \u00e8 la difesa della vita. Come spesso ripete Liliana Segre la forza della vita \u00e8 straordinaria. \u00c8 questo che dobbiamo trasmettere ai giovani oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, Terezin costituisce uno straordinario esempio di resistenza, che dagli anni Ottanta \u00e8 stata chiamata resistenza spirituale, che consiste nel rispondere all\u2019imbarbarimento mantenendo la propria dignit\u00e0 di esseri umani. Gli internati cantavano, suonavano e ballavano per rispondere attivamente a quello che i nazisti tentavano di fare, cio\u00e8 annullarli come essere umani. Terezin diventa quindi il ghetto delle contraddizioni, perch\u00e9 da un lato \u00e8 per i nazisti lo strumento pi\u00f9 efficace ai fini della propaganda, ma dall\u2019altro \u00e8 la pi\u00f9 grande incarnazione dell\u2019umanit\u00e0 dell\u2019uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur trattandosi di un microcosmo in una realt\u00e0 di prigionia, i numeri sono sorprendenti: seicento rappresentazioni in quattro anni, cento opere scritte in loco, pi\u00f9 di duemila conferenze, migliaia di disegni e poesie, nove giornalini. Proprio agli educatori di Terezin, che i bambini descriveranno in seguito come angeli, dobbiamo rivolgere il nostro sguardo. Quanto \u00e8 difficile in una situazione cos\u00ec compromessa mantenere la lucidit\u00e0 per s\u00e9 stessi e al tempo stesso riuscire anche a trovare la forza di tutelare i pi\u00f9 piccoli. Spesso mi sono chiesta: avrei avuto il coraggio di nascondere qualcuno? Avrei avuto la capacit\u00e0 di capire per tempo quello che stava succedendo? Avrei avuto il coraggio di avere cura di qualcuno che non fossi io? Naturalmente non posso darmi una risposta, perch\u00e9 noi\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non possiamo capire<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piotr Cywi?ski, il direttore del museo di Auschwitz nel suo libro \u201cNon c\u2019\u00e8 una fine\u201d scrive: \u201cTutti i giorni io ho due problemi. Il primo \u00e8 spiegare a mio figlio che lavoro faccio. Il secondo \u00e8 guardarmi attorno e capire che io non capir\u00f2 mai\u201d. Se a dirlo \u00e8 il direttore del museo, come possiamo aspettarci che un quindicenne possa capire? Eppure leggendo la lettera di Ilse Weber al figlio che chiede \u201cGiochi ancora con i soldatini di piombo? [\u2026] Temo che nessuno ti canti ninne nanne\u00bb, qualsiasi donna percepisce e comprende lo strazio di doversi separare dal proprio figlio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho avuto la fortuna di collaborare a lungo con l\u2019autore israeliano Uri Orlev, che ha vissuto l\u2019esperienza del ghetto di Varsavia e del campo di concentramento di Bergen-Belsen; il suo desiderio era quello di raccontare ai ragazzi due cose: la fame e la paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fame non \u00e8 pi\u00f9 comprensibile per un bambino di oggi che mangia almeno cinque volte al giorno. Cos\u00ec assieme agli insegnanti di scienze invita gli studenti a calcolare quali cibi possono fornire la stessa quantit\u00e0 di kcal a cui aveva diritto un ebreo, non pi\u00f9 di 350 al giorno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso ai ragazzi chiedeva: \u201cChi di voi \u00e8 stato dimenticato a scuola?\u201d. Non tutti, ma molti alzavano la mano. \u00abPensate quando all\u2019uscita, siete l\u00ec, tutti compagni vanno via e rimanete da soli. Magari vostra madre arriva dopo soli dieci minuti, ma a voi \u00e8 sembrata un\u2019eternit\u00e0. Ora immaginate cosa possa significare essere lasciati dal proprio pap\u00e0 che ti dice: io devo andare via ma tu mi aspetti, non importa quanto, se una settimana, un mese o un anno\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna lavorare con i bambini su qualcosa che possono comprendere, che fa parte cio\u00e8 della loro quotidianit\u00e0. La camera a gas \u00e8 soltanto il punto di arrivo, un\u2019immagine sicuramente forte, che nei ragazzi nati negli scorsi decenni, fino agli anni \u201880, provocava uno forte choc, smuoveva le loro coscienze. Ma oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Siamo troppo spesso desiderosi di colmare quel vuoto di informazioni che abbiamo vissuto noi, ma che non \u00e8 il loro, che al contrario hanno un surplus di informazioni. In questo modo abbiamo sortito la reazione contraria e i ragazzi si sono assuefatti perch\u00e9 da quando avevano sei anni sentono ripetere sempre le stesse cose, sempre gli stessi slogan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Affinch\u00e9 non succeda mai pi\u00f9<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quante volte abbia sentito dire e abbiamo ripetuto la frase \u201caffinch\u00e9 non succeda mai pi\u00f9\u201d. Ma cosa non deve succedere pi\u00f9? I campi? Certamente, ma voglio sperare che l\u2019Europa di oggi non possa istituire nuovi campi. Non deve succedere pi\u00f9 che quando vedo un male davanti a me giro la testa dell\u2019altra parte. Di nascondermi dietro un dito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso quando i ragazzi guardano le immagini della propaganda nazista e fascista, increduli chiedono: ma come facevano a crederci? Se oggi ci sembra strano \u00e8 perch\u00e9 gli insegnanti e educatori ci hanno offerto le chiavi di lettura per interpretare la realt\u00e0 storica. Ma come facciamo a credere a tutto quello che circola in internet? Non \u00e8 poi cos\u00ec diverso, non siamo mica pi\u00f9 furbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Antisemitismo 2.0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fondazione CDEC, il centro di documentazione ebraica di Milano, raccoglie gli atti di antisemitismo fisici o verbali che avvengono quotidianamente nel nostro paese. Quel che circola in rete \u00e8 per\u00f2 difficilissimo da monitorare, ancor di pi\u00f9 da gestire. Del tutto impossibile \u00e8 invece intercettare tutto quel che viene scambiato attraverso i canali di messaggistica quali WhatsApp, dove spesso circolano meme antisemita, anche tra ragazzi davvero piccoli di soli undici anni. Spesso i genitori non sono a conoscenza di quel che c\u2019\u00e8 sui cellulari dei propri figli e quando lo scoprono spesso tendono a sminuire la gravit\u00e0 dei contenuti e delle intenzioni. In questo modo noi adulti andiamo in conflitto e in contraddizione con noi stessi. A cosa serve istituire una Giornata della Memoria sei tutti gli altri giorni ci disinteressiamo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019epoca del mordi e fuggi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ha testimoniato il recente caso di Mondov\u00ec, la velocit\u00e0 con cui circolano le notizie \u00e8 sempre pi\u00f9 sorprendente; in un batter d\u2019occhio una foto diventa virale, tutti la condividono, ma a chi importa capire cosa \u00e8 successo davvero? Chi, in reazione allo sdegno, ha sentito la necessit\u00e0 di agire, di approfondire? La reazione al caso di Mondov\u00ec \u00e8 stata la fiaccolata davanti alla casa incriminata alla voce di \u201cSiamo tutti Lidia Rolfi\u201d. Prima eravamo tutti Charlie Hebdo, poi eravamo tutti Bataclan, la settimana prossima saremo tutti qualcos\u2019altro. Ma non fraintendetemi, non voglio far polemica sull\u2019espressione di vicinanza del popolo, ma occorre chiedersi qual \u00e8 poi il risvolto. Quante tra quelle seicento persone che hanno manifestato con le candele in mano han poi letto \u201cLe donne di Ravensbr\u00fcck\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E invece sono passati dieci giorni e l\u2019hanno gi\u00e0 dimenticato tutti. Diventa quindi molto difficile lavorare con i ragazzi in un mondo in cui \u00e8 tutto mordi e fuggi, in cui conta solamente la sensazione del momento, la reazione di pancia. L\u2019emotivit\u00e0 \u00e8 certamente fondamentale, ma deve costituire il punto di partenza di una riflessione e non il punto di arrivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando hanno chiesto a Marek Edelman, sopravvissuto della rivolta del ghetto di Varsavia, cosa dobbiamo insegnare ai nostri bambini, lui ha risposto: \u00abUna sola cosa: fin da quando sono piccoli: a distinguere il male, a riconoscerlo quando lo vedono\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019insegnante di etica direbbe che sulle categorie di bene e male c\u2019\u00e8 molto da discutere, ma esistono mali che sono incontrovertibilmente riconoscibili come tali. Tutte queste storie diventano per noi un modello per capire come riconoscere e affrontare il male.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Damiano Barbieri<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/live.staticflickr.com\/65535\/49566676228_e5ef491541_n.jpg\" alt=\"Maria Teresa Milano (2)\" width=\"320\" height=\"214\" \/><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-17365","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17365","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=17365"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17365\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=17365"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=17365"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=17365"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}