{"id":15787,"date":"2018-08-24T08:40:34","date_gmt":"2018-08-24T08:40:34","guid":{"rendered":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2018\/08\/24\/a-proposito-della-reliquia-di-santoronzo\/"},"modified":"2018-08-24T08:40:34","modified_gmt":"2018-08-24T08:40:34","slug":"a-proposito-della-reliquia-di-santoronzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/2018\/08\/24\/a-proposito-della-reliquia-di-santoronzo\/","title":{"rendered":"A proposito della reliquia di Sant&#8217;Oronzo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/farm9.staticflickr.com\/8383\/8512220625_d54017e0ea_n.jpg\" alt=\"Antologia del Premio Turi 2013\" width=\"320\" height=\"212\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b>La ricostruzione storica del prof. Buonaccino avvalora l&#8217;ipotesi che anche <br \/>la &#8216;reliquia di Zara&#8217; sarebbe riconducibile al nostro Patrono<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b><br \/><\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arrivo delle reliquia di Sant\u2019Oronzo a Turi, l\u201911 agosto scorso, \u00e8 stato preceduto da una serie di articoli e servizi televisivi, apparsi su molti media locali e regionali, tutti incentrati su alcune \u201cnovit\u00e0 clamorose\u201d: per la prima volta \u00e8 stata trovata una cassetta reliquiario a Nin (Nona) contenente una reliquia sicuramente attribuibile al vescovo-martire leccese, mentre quella di Zara si riferisce ad un altro martire. Tuttavia, su quanto affermato mi preme fare alcune osservazioni, nel solco di un confronto che deve avvenire sempre tra appassionati di storia locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In premessa, devo ricordare che quando si procede ad una ricerca storica, non si pu\u00f2 mai affermare di aver raggiunto la verit\u00e0, senza portare solide prove capaci di smontare quanto affermato in precedenza da altri storici; gli stessi studi sulla Sacra Sindone, pur condotti con rigorosi metodi scientifici e di laboratorio e da validi esperti nel settore, non riescono ancora ad approdare alla verit\u00e0. <br \/>Questo principio vale in generale, e ancor di pi\u00f9 per gli studi del Cristianesimo delle origini, periodo privo di documentazioni certe e di fonti anche indirette, a parte le ricostruzioni fatte dagli agiografi che, partendo da labili notizie, spesso finivano per seguire un identico filone narrativo; le <strong>Passio<\/strong>, infatti, si ispiravano ad un vero e proprio genere letterario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2007 il X quaderno <em>Sulletracce<\/em>, edito dal Centro Studi di Storia e Cultura di Turi, accolse un mio saggio dal titolo <strong>Sant\u2019Oronzo, storia di un culto<\/strong>, che per la prima volta aggiornava le conoscenze sul nostro santo patrono, ferme agli studi di don Vito Ingellis; inoltre, esso ospitava anche il primo lavoro serio e rigoroso sulle mattonelle della Grotta, condotto dall\u2019archeologo e concittadino, <strong>Donato Labate<\/strong>. Quel mio saggio, che ebbe l\u2019onore e il privilegio di essere presentato dal prof. Giorgio Otranto, ordinario di Storia del Cristianesimo e Direttore del Dipartimento di Studi Classici e Cristiani presso l\u2019Universit\u00e0 agli Studi di Bari, fu utilizzato dagli studiosi (tra cui Lino Angiulli, Silvia De Vitis, Annalisa Rossi, per citarne alcuni), che aderirono alle <strong>Vie Oronziane<\/strong>, progetto organizzato dal Comune di Turi nel 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, gi\u00e0 in quel primo saggio, a pag. 40, parlavo di due reliquie di un Santo di nome Oronzo, esistenti in Croazia, in due cofanetti: uno a Zara e l\u2019altro a Nin (Nona), quest\u2019ultimo molto diverso dall\u2019altro perch\u00e9 integro, non modificato nel suo rivestimento esterno n\u00e9 adattato nei secoli successivi. <br \/>Quindi, l\u2019esistenza di un\u2019altra reliquia era gi\u00e0 nota; mancavano le foto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel IX secolo, Nin, che dista appena 15 km da Zara, in seguito alla pace di Aquisgrana fu assegnata al principato di Croazia e divenne sede vescovile, tanto importante dal punto di vista culturale, politico e religioso che nella sua cattedrale avveniva l\u2019incoronazione dei sovrani croati. <br \/>In conseguenza del maggior prestigio acquisito dalla nuova sede vescovile, le reliquie di Sant\u2019Oronzo (la testa e la costola) furono divise tra le due citt\u00e0. <br \/>Naturalmente, questa \u00e8 un\u2019ipotesi che dovrebbe essere avvalorata dal fatto che nel reliquiario di Nin furono messe insieme le reliquie, provenienti da varie chiese del territorio, di San Giacomo, San Crisogono e Sant\u2019Oronzo (ne parla la scheda tecnica di quel museo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I predetti articoli, invece, affermano che le reliquie di Nin sono del vescovo-martire leccese, mentre quelle di Zara no, con il seguente ragionamento: nel Breviario della Chiesa zaratina, risalente alla prima met\u00e0 del 1800, si ricorda che il 22 gennaio a Grado si celebrava la festa di Sant\u2019Oronzo, martirizzato a Valenza assieme a Vincenzo e Vittore, successivamente venerato nella Chiesa di Embrun, in Gallia. Le preghiere, si dice, andavano recitate davanti al reliquiario di Zara, che contiene il caput sancti orontiis martiris. Dalla lettura del Breviario \u00e8 passato inosservato il fatto, non privo di significato, che si parla di un <strong>beato Oronzo martire<\/strong>. <br \/>Questo elemento, e altre considerazioni, mi inducono a fare le seguenti riflessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la Distinta Relazione, scritta nel 1757 da tre nostri preti locali, pu\u00f2 essere facilmente smontabile dal punto di vista storico (lo faccio nel mio saggio), lo stesso pu\u00f2 farsi anche per il Breviario zaratino e per diversi motivi: dovendo attribuire una paternit\u00e0 alla reliquia di Zara, il clero di quella citt\u00e0 ebbe bisogno di cercare notizie nell\u2019antico Martirologio Romano e le trov\u00f2 alla voce Oronzo, martire di Embrun. Invece, in quel martirologio Romano non esistevano notizie sul vescovo e martire della Japigia per le note vicende che travolsero la citt\u00e0 di Lecce, divisa in feroci diatribe tra ordini religiosi, vescovi e capitolo, di cui parlo nel mio saggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, non \u00e8 dimostrabile alcun collegamento storico e geografico tra la Croazia e la Gallia, tale da poter giustificare l\u2019arrivo a Grado, poi a Zara, delle reliquie di uno dei martiri di Embrun. <br \/>Questo collegamento, invece, esiste tra le due sponde dell\u2019Adriatico, \u00e8 storicamente accertato e condiviso dagli storici (Nicola Jaksic compreso) e l\u2019ho ampiamente dimostrato nel mio saggio, avvalendomi di una fonte autorevole e difficilmente contestabile: <strong>papa Gregorio Magno<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per cui, allo stato delle ricerche, \u00e8 assolutamente plausibile il viaggio delle reliquie del santo vescovo e martire leccese verso Siponto (su tutta l\u2019area del Gargano ci sono molti luoghi dedicati al santo), quindi Salona e poi a Zara e Nin, per evitare che potessero cadere nelle mani degli infedeli. <br \/><strong>Mariapia Branchi<\/strong>, medievista dell\u2019Universit\u00e0 di Parma, nel suo prezioso contributo presente nel mio ultimo saggio ancora inedito, avanza l\u2019ipotesi condivisibile che il trasferimento delle reliquie sia avvenuto ad opera di Giraldo, arcivescovo di Siponto, inviato in Dalmazia da papa Gregorio VII, nel 1075, per rinforzare la dipendenza di quella regione oltre Adriatico, dalla santa Sede, attraverso la comunanza del culto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, un\u2019ultima considerazione: tutti gli storici confermano che le due cassette di Zara e di Nin risalgono all\u2019XI secolo (quella di Zara addirittura dovrebbe risalire al IX secolo, secondo lo studio fatto nel 1887 da Jackson). <br \/>Alla luce di ci\u00f2, non si pu\u00f2 affermare, come invece \u00e8 stato fatto, che le reliquie furono portate a Zara per salvarle dalla distruzione di Lecce, operata nel 1150 (quindi nel XII secolo) da Guglielmo il Malo. <br \/>La vera distruzione Lecce la sub\u00ec nel 549 dal feroce Totila, completata nel 570 da Zottone, alla guida dei Longobardi. Le devastazioni furono tali al punto che la citt\u00e0 perse la sede vescovile ed ogni traccia del suo passato e della sua grandezza, che doveva essere stata imponente e significativa, come testimoniato dai resti dell\u2019Anfiteatro romano. Lo stesso Papa Gregorio Magno, nel 595, invano tent\u00f2 di eleggere un nuovo vescovo, ma non ci riusc\u00ec, per l\u2019assenza quasi totale del clero; perci\u00f2 fu costretto a ripiegare sul vescovo di Otranto, nominato anche vescovo di Lecce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si vede, tante le ipotesi, a cui pu\u00f2 arrivare la ricerca storica, anche se fondata su una lettura approfondita e non superficiale. L\u2019unica certezza potrebbe venire dall\u2019analisi scientifica del contenuto dei due reliquiari, mediante il metodo del C 14, o similari; si potrebbe appurare se le reliquie sono di una stessa persona o di uomini diversi, vissuti nel I secolo d.C o in diversi periodi. Sar\u00e0 possibile tutto ci\u00f2? Penso di no, anche per i costi di una simile operazione. Allora, non ci resta che continuare a studiare, in un confronto sano, aperto e costruttivo, utilizzando gli apporti delle varie discipline interessate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, pensando di fare cosa utile al dibattito storico e alla conoscenza delle nostre radici pi\u00f9 profonde e in occasione del Giubileo Oronziano, ho ripubblicato il saggio del 2007, aggiornato con nuove ipotesi e contributi, come quello di Donato Labate, sul pavimento in maiolica della Grotta di Turi; della medievista Mariapia Branchi, sul reliquiario di Zara; e con l\u2019intervento del prof. Giorgio Otranto, fatto in occasione della presentazione del primo saggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella speranza che la lettura possa servire per conoscere meglio la nostra storia pi\u00f9 antica, spesso ignorata o dimenticata, ricordo che tutte le ipotesi da me elaborate non vanno intese come punto di arrivo, ma come semplici spunti di riflessione (come detto in premessa di questo mio articolo): se saranno capaci di provocare successivi approfondimenti e confronti tra gli appassionati di storia locale e non, se ne giover\u00e0 la ricostruzione delle nostre pi\u00f9 antiche origini.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Osvaldo Buonaccino d\u2019Addiego<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/farm2.staticflickr.com\/1837\/44040874132_b55818634f_c.jpg\" alt=\"Buonaccino Libro Sant'Oronzo\" style=\"display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;\" width=\"508\" height=\"800\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/farm9.staticflickr.com\/8383\/8512220625_d54017e0ea_n.jpg\" alt=\"Antologia del Premio Turi 2013\" width=\"320\" height=\"212\" \/><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-15787","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15787","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15787"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15787\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivioturi.lavocedelpaese.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}